Mercoledì, 22 Novembre 2017
Sabato 04 Novembre 2017 15:21

L'impoverimento della teologia (José María Castillo) In evidenza

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Gli altri ambiti del sapere non smettono di crescere: le scienze, gli studi storici e sociali, soprattutto le più diverse tecnologie ci sorprendono ogni giorno con nuove scoperte. Mentre la teologia continua decisa, instancabile ad interessare ogni giorno di più sempre meno gente...

Per legge di vita, la grande generazione di teologi che hanno reso possibile il rinnovamento teologico portato a termine dal Concilio Vaticano II, sta sul punto di estinguersi del tutto. E nei decenni successivi disgraziatamente non è sorta una generazione nuova che abbia potuto continuare il lavoro che i grandi teologi del sec. XX hanno iniziato. Gli studi biblici, alcuni lavori storici ed anche qualcosa in quello che si riferisce alla spiritualità, sono ambiti del lavoro teologico che hanno retto degnamente. Ma persino movimenti importanti, come è capitato con la teologia della liberazione, danno l’impressione che stiano venendo meno. Spero di sbagliarmi. Cosa è successo nella Chiesa? Cosa ci sta succedendo?

La prima considerazione che dovremmo fare è che è molto grave quello che stiamo vivendo in quest’ordine di cose. Gli altri ambiti del sapere non smettono di crescere: le scienze, gli studi storici e sociali, soprattutto le più diverse tecnologie ci sorprendono ogni giorno con nuove scoperte. Mentre la teologia (parlo nello specifico di quella cattolica) continua decisa, instancabile ad interessare ogni giorno di più sempre meno gente, incapace di dare risposte alle domande che si fanno tante persone e soprattutto impegnata nel conservare, come intoccabili, presunte “verità” che io non so come a questo punto si possano continuare a sostenere.

Per fare alcuni esempi: come possiamo continuare a parlare di Dio con la sicurezza con la quale diciamo quello che pensa e dice, sapendo che Dio è il Trascendente, che – quindi – non sta alla nostra portata? Come è possibile parlare di Dio senza sapere esattamente quello che diciamo? Come si può affermare con certezza che “a causa di un uomo il peccato è entrato nel mondo”? Forse perché stiamo presentando come verità centrali della nostra fede quello che in realtà sono miti, che hanno più di quattromila anni di antichità? Con quali argomenti si può affermare con certezza che il peccato di Adamo e la redenzione di questo peccato sono verità centrali della nostra fede? Come è possibile sostenere che la morte di Cristo è stata un «sacrificio rituale», di cui Dio ha avuto bisogno per perdonarci le nostre malvagità e salvarci per il cielo? Come si può dire alla gente che la sofferenza, la disgrazia, il dolore e la morte sono «benedizioni» che Dio ci manda? Perché continuiamo a conservare rituali liturgici che hanno più di 1500 anni di antichità e che nessuno capisce più, nè sa perché si continuino ad imporre alla gente? Crediamo veramente quello che ci viene detto in alcuni sermoni sulla morte, sul purgatorio, sull’inferno?

Alla fine la lista di domande strane, incredibili, contraddittorie, per noi si farebbe interminabile. E nel frattempo le chiese sono vuote o con alcune persone che vanno a messa per inerzia o per abitudine. Allo stesso tempo i nostri vescovi vanno su tutte le furie per questioni di sesso, mentre tacciono (o fanno affermazioni così generiche che equivalgono a silenzi complici) di fronte alla quantità di abusi su minori commessi da chierici, abusi di potere che fanno coloro che maneggiano questo potere per abusare di alcuni, rubare ad altri ed umiliare quelli che hanno alla loro portata. Insisto sul fatto che, a mio modesto parere, il problema sta nella povera, poverissima teologia che abbiamo. Una teologia che non prende sul serio l’aspetto più importante della teologia cristiana, che è l’«incarnazione» di Dio in Gesù. La chiamata di Gesù a «seguirlo». L’esemplarità della vita e del progetto di vita di Gesù. E la grande domanda che noi credenti dovremmo affrontare: come rendiamo presente il Vangelo di Gesù in questo tempo e in questa società che ci sono toccati di vivere?

Termino insistendo sul fatto che il controllo di Roma sulla teologia è stato molto forte, a partire dalla fine del pontificato di Paolo VI fino alla rinuncia al papato di Benedetto XVI. Il risultato è stato tremendo: nella Chiesa, nei seminari, nei centri di studi teologici c’è paura, molta paura. E sappiamo bene che la paura blocca il pensiero e paralizza la creatività. L’organizzazione della Chiesa, in quest’ordine di cose, non può continuare ad essere come è stata per tanti anni. Papa Francesco vuole una “Chiesa in uscita”, aperta, tollerante, creativa. Ma andremo avanti con questo progetto? Disgraziatamente nella Chiesa ci sono molti uomini, insigniti di potere, che non sono disposti a mollare il potere così come lo esercitano. Ebbene, se è così, andiamo avanti! Che presto avremo liquidato quel poco che ci resta.

José María Castillo

(pubblicato nel Blog dell’Autore in Religión Digital - www.religiondigital.com - Traduzione a cura di Lorenzo Tommaselli)

 

Ultima modifica Sabato 04 Novembre 2017 15:31
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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