Sabato, 25 Gennaio 2020
Lunedì 30 Dicembre 2019 10:17

Il mistico passaggio dalla Noosfera alla Cristosfera (Marco Galloni) In evidenza

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L'articolo tratta del passaggio dalla noosfera alla cristosfera, due fasi della spirale evolutiva di Teilhard de Chardin illustrata in figura.

Stando alla spirale evolutiva di Teilhard de Chardin (vedi figura) l’umanità si troverebbe attualmente in piena noosfera, la dimensione del pensiero e della mente (νοῠς), quella fase che ha visto l’emergere e l’affermarsi della vita intelligente. Il passo successivo, sempre secondo la visione di Teilhard, dovrebbe essere la cristosfera o pneumatosfera, vale a dire la dimensione dello spirito. L’attuale fase della noosfera è caratterizzata dagli straordinari progressi compiuti dall’intelligenza umana nei campi più diversi, dalla scienza alla tecnica, dall’arte alla filosofia alla teologia. D’altra parte questa fase tiene l’uomo ancora vincolato alla mente, che per sua natura è divisiva: la funzione della mente è proprio quella di separare, distinguere, classificare, incasellare. La mente tende inoltre ad assolutizzare ciò che assoluto non è: anche questo contribuisce a dividere e opporre, a innalzare recinti e muri, a frammentare la realtà. La maggior parte dei conflitti, delle guerre e dei problemi di relazione che tormentano l’umanità sono dovuti proprio al nostro essere ancora immersi nella mente separatrice, nella dimensione del pensiero. Questi problemi sono, in un certo senso, l’altra faccia dell’intelligenza, il lato oscuro della noosfera.

L’autentica metànoia

Per compiere il passo evolutivo successivo e approdare alla cristosfera occorre necessariamente fare un mistico salto oltre il pensiero, una metànoia intesa nel senso etimologico della parola. Il termine metànoia è infatti di solito tradotto con “conversione, cambiamento di mentalità”, cioè in senso unicamente morale, se non addirittura moralistico: uno vive da seduttore libertino come il Don Giovanni di Kierkegaard, a un certo punto si rende conto che così non va e allora si sforza di diventare l’assessore Guglielmo, marito fedele e funzionario integerrimo. Ma una simile concezione della metànoia è limitante e per certi aspetti anche fuorviante. Cambiare mentalità fa comunque rimanere l’uomo nella sfera della mente, di una mente diversa, magari più virtuosa, ma pur sempre separatrice: si possono forse spiegare così gli eccessi delle diverse forme di fondamentalismo religioso che si sono susseguite nel corso della storia, dal rigorismo di Pascal alle follie di certi “born again” statunitensi o dei terroristi islamici. È necessario invece andare oltre la dimensione del pensiero, superarne la natura divisiva, e il termine metànoia, alla lettera, significa anche questo, forse soprattutto questo: “oltre la mente, oltre il pensiero” (µετἁ- νοἑω).

Una parola di sottile silenzio

Chi compie questo salto entra in quella che Teilhard chiama sfera dello spirito, cristosfera o pneumatosfera, che è la dimensione mistica dell’unione con Dio, del non dualismo, dove tutto è uno, pace, armonia, pienezza d’essere, perfetta relazione con Dio, con se stessi, con gli altri e con la creazione. Quando ci si avvicina all’opera e al pensiero di Teilhard de Chardin è sempre presente la tentazione di considerare il passaggio alla sfera dello spirito come qualcosa di necessario, che avviene automaticamente, a prescindere dall’impegno dell’uomo. Non è così. Teilhard, oltreché scienziato, fu uomo di Chiesa, dunque saldamente inserito nella tradizione biblica. E certo la conversione, nella Bibbia, non avviene mai senza la partecipazione dell’uomo. Una delle vie di conversione presenti nella Sacra Scrittura è proprio la mistica, la via del silenzio. Basti pensare all’esperienza di Elia sull’Oreb narrata in 1 Re 19,12. Elia si rende conto che Dio non è nel vento impetuoso, nel terremoto, nel fuoco. La voce di Dio non è tonante, fragorosa, invadente: al contrario, essa si rivela come «qôl demamah daqqah», che tradotto alla lettera vuol dire «una parola di sottile silenzio»; un’espressione bellissima, altamente poetica, cui la traduzione della Bibbia CEI («un mormorio di vento leggero») non rende piena giustizia. Dio parla non soltanto nel silenzio ma, potremmo dire, con il silenzio. Anche il Nuovo Testamento, per certi aspetti, sembra muoversi in questa direzione: quando il Verbo assume forma umana non si incarna in un grande oratore o in un famoso avvocato, cioè in uno specialista della parola, ma in un infante, termine il cui significato etimologico è “che non parla, non sa o non può parlare”.

Il sopramentale, la dimensione divina

Si comprende così la famosa frase di Karl Rahner (1904 – 1984), confratello di Teilhard de Chardin: «I cristiani del domani o saranno dei mistici o non saranno». I mistici non sono quelli che hanno le visioni, che vedono gli angeli con la spada fiammeggiante. Il mistico è l’uomo del silenzio, colui che – avendo con l’ascesi, la preghiera e la meditazione superato la confusione e i conflitti della mente – vive nella dimensione divina dell’amore. Secondo un grande mistico del secolo scorso, Jiddu Krishnamurti (1895 – 1986), «l’amore può nascere solo quando la mente non è presente». Un altro mistico indiano del ‘900, forse anche più grande di Krishnamurti, è Sri Aurobindo (1872 – 1950): il suo pensiero presenta straordinarie somiglianze con quello di Teilhard. Aurobindo trascorse l’ultimo periodo della sua esistenza, quasi un trentennio (dal 1926 al 1950), da recluso, auto-confinato nella propria stanza a fare quello che lui chiamava «il vero lavoro», cioè far scendere sulla terra il sopramentale, la dimensione divina. Svolgeva questo lavoro praticando lo yoga integrale, meditando, scrivendo poemi e poesie, camminando avanti e indietro incessantemente. In questo modo – raccontano Mirra Alfassa (Mère), la compagna spirituale di Aurobindo, e l’allievo/biografo Satprem – Sri Aurobindo riusciva a condurre la mente al silenzio e alla perfetta immobilità, acquisendo poteri speciali come la capacità di guarire a distanza e di intervenire sugli agenti atmosferici. Se quanto dicono Mère e Satprem è vero, allora il passaggio dalla noosfera alla cristosfera – inaugurato duemila anni fa con l’incarnazione del Verbo («Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo», Mc 1,15) – può essere ancora vissuto da uomini di profonda fede, dai mistici. Può e deve esserlo, perché il regno dei cieli non è un’astronave aliena che scende sulla terra a prescindere da noi. Ha bisogno di tutta la nostra partecipazione per diffondersi. E cambiare così il volto di questo mondo senza pace.

Marco Galloni

Articolo tratto dall’incontro dell’Associazione Italiana Teilhard de Chardin (sezione di Roma) tenutosi il 30 novembre 2019 a Villa Malta, sede de La Civiltà Cattolica. Pubblicato in Adista - Segni Nuovi, n. 45 del 28/12/2019.

 

Ultima modifica Lunedì 30 Dicembre 2019 10:29
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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