Giovedì, 19 Ottobre 2017
Dossier Speranza
Dossier Speranza

Dossier Speranza (104)

Martedì 24 Agosto 2004 19:52

Emmanus, quando sperare è una sfida (Abbé Pierre)

Pubblicato da Fausto Ferrari

Ancora oggi le nostre comunità di poveri continuano a mantenersi da sole, senza alcun sussidio né da privati né da enti pubblici. Emmaus fa di più: quello che rimane dal beneficio del proprio lavoro di recupero e riutilizzo del materiale usato, viene investito in azioni di solidarietà in tutto il mondo.

Chi sono? Sono quello che il destino ha fatto di me. Una straniera! Chi è uno straniero? Uno che non fa parte del gruppo, che non è "dei nostri"; è l'altro, il diverso. il diverso per colore, cultura, abitudini, lingua; uno che fa paura perché non è conosciuto.

Martedì 24 Agosto 2004 19:45

Dire la speranza (P. Timothy Radcliffe)

Pubblicato da Fausto Ferrari

Dopo un anno sabbatico trascorso negli Stati Uniti "dove ho potuto vivere senza guardare in ogni momento l’orologio", l’ex Maestro generale dei domenicani, p.Timothy Radcliffe, continua a essere ricercato per conferenze e interviste in tutto il mondo per il suo spirito libero e la sua fedeltà alla Verità.

La speranza è dono di Dio, dono gratuito e accettare questo dono significa guardare sempre in alto, come fa Dio, verso orizzonti che non hanno limiti, guardare al futuro anche quando ci sembra che è tutto inutile. La speranza è fissare gli occhi in Cristo risorto.

Prima di qualsiasi definizione o descrizione della speranza cristiana, è necessario presentare delle figure concrete, dei personaggi che incarnano in qualche modo questa speranza.

Domenica 22 Agosto 2004 14:06

Oltre la crisi e la paura (Faustino Ferrari)

Pubblicato da Fausto Ferrari

Il nostro tempo è tempo di crisi. Crisi: una parola usata ovunque. Basta aprire un giornale od ascoltare una trasmissione televisiva.

a cura di Claudio Caffarena
sociologo

Non so se condivisibile da tutti, ma è certamente di effetto la definizione di globalizzazione delineata da Sandro Baricco quando propone il parallelo fra globalizzazione e conquista del West. "Qual è il propellente della globalizzazione? I soldi ... è una faccenda di soldi. E' un movimento di denaro che cerca un campo di gioco più vasto, perché confinato nel solito terreno non può moltiplicarsi più di tanto e muore d'asfissia" (1).

Se allora "il West era l'allargamento ideale del campo da gioco: chilometri di terra solo da andare a prendere e da riempire di consumatori", e la ferrovia lo strumento per superare il problema della distanza, ora è Internet lo strumento che avvicina il mondo intero. E allora "bisognava rendere il West reale nella testa della gente prima ancora che diventasse qualcosa di vero nella realtà.

a cura di Gianluca Carmosino, giornalista

"L'Algeria sembra chiusa in un circolo vizioso, che non le lascia molta scelta fra le dittature al potere e la minaccia integralista. Una sola regione sembra sfuggire a questa crudele fatalità, o almeno fa del suo meglio per liberarsene: la Cabilia". Karim Metref, algerino, residente in Italia da quattro anni, è da molto tempo militante per i diritti dei popoli berberofoni in Algeria. Karim è l'animatore di Asaka Italia (www.digilander.libero.it/asaka) un'associazione socio-culturale italo-algerina per gli scambi culturali ed economici su basi eque e solidali fra le due rive del Mediterraneo. Asaka infatti, in berbero, significa "guado", cioè "un luogo poco profondo del fiume dove tutti possono attraversare compresi i più deboli".

Domenica 22 Agosto 2004 13:48

Il mio «spero» la visione di un futuro migliore

Pubblicato da Fausto Ferrari

 di Hans Küng

Chi ha dietro di sé sessant'anni si chiede con maggiore curiosità di prima quali delle sue attese possono ancora realizzarsi. E con maggiore serietà di prima egli è altresì interessato a che sopravviva alla propria persona ciò per cui egli ha studiato e lottato, lavorato e sofferto (...). Di fronte alla possibilità di una lenta e improvvisa autodistruzione dell'umanità, conservo, nonostante tutto, il mio «spero», il mio sperare personale, che certo si fonda sul mio credo, sul mio credere di origine giudaico-cristiana. Si tratta di uno spero, che per me si è continuamente dilatato nel corso dei decenni: dalla chiesa alle religioni e, infine, alle nazioni.

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