Giovedì, 17 Agosto 2017
Martedì 06 Febbraio 2007 16:18

ELOGIO DELLA «LAICITÀ RISPETTOSA»

Valuta questo articolo
(0 voti)

ELOGIO DELLA «LAICITÀ RISPETTOSA»

Benedetto XVI ha cambiato idea sui rapporti tra Turchia e Europa? Si sa che nel 2004 aveva emesso forte riserve sull’adesione della Turchia all’Unione Europea. Ora, il primo ministro Tayyip Erdogan ha affermato che «il Papa è favorevole all’ingresso della Turchia in Europa». Padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, ha precisato: «La Santa Sede vede con favore questo cammino di riavvicinamento tra Europa e Turchia»; tuttavia, non essendo una entità politica, «non entra nel merito della questione delle trattative per l’adesione all’UE». E mons. Mamberti ha aggiunto: «La Turchia deve rispondere a tutti i criteri politici e alle condizioni di libertà religiosa richiesti dall’Europa».
La libertà religiosa è stata la parola chiave del discorso del Papa al Corpo diplomatico: «La Costituzione turca riconosce ad ogni cittadino i diritti alla libertà di culto e alla libertà di coscienza», che è «l’espressione fondamentale della libertà umana». Questa libertà è frutto della laicità. La Turchia ha fatto «la scelta di un regime di laicità, distinguendo chiaramente la società civile e la religione, così da permettere a ciascuna di essere autonoma nel proprio ambito, sempre rispettando la sfera dell’altra». Le religioni (si pensi all’islam) non devono cercare di esercitare direttamente un potere politico: questa non è la loro vocazione. Devono soprattutto rinunciare assolutamente a «giustificare il ricorso alla violenza come espressione della pratica religiosa».

Unico Paese musulmano ad aver scelto la laicità, la Turchia «si trova in una situazione di ponte fra l’Oriente e l’Occidente, fra il continente asiatico e quello europeo, di incrocio di culture e religioni». Il Papa non è però ingenuo: sa bene che questa laicità è fortemente contestata da una larga porzione della società turca di tendenza islamista, e perciò insiste sulla libertà religiosa.

D’altra parte, come per i suoi predecessori, la pace mondiale è la sua preoccupazione maggiore. Benedetto XVI ripete che non può essere garantita che col «rispetto delle decisioni delle istituzioni internazionali», cioè dell’Onu. «La vera pace ha bisogno della giustizia, per correggere le disuguaglianze economiche e i disordini politici che sono sempre dei fattori di tensioni e minacce in tutta la società». Raggiunge così il pensiero di molti intellettuali del mondo islamico, che vedono nelle disuguaglianze economiche e la prepotenza politica le cause maggiore dei disordini mondiali e, in parte, anche del terrorismo.

Nel suo incontro con il ministro per gli Affari religiosi, Ali Bardakoglu, il pontefice ha insistito su ciò che accomuna cristiani e musulmani: «Appartengono alla famiglia di quanti credono nell’unico Dio e che fanno riferimento ad Abramo, secondo le rispettive tradizioni». Quindi abbiamo una comune missione: «Siamo chiamati ad operare insieme, così da aiutare la società ad aprirsi al trascendente», per «offrire una risposta credibile alla società odierna riguardante il significato e lo scopo della vita». Questa testimonianza «ci sospinge a cercare un comune itinerario», alla «ricerca di valori fondamentali»: giustizia, solidarietà, libertà, pace, difesa dell’ambiente e delle risorse della terra.

Per raggiungere questo scopo, ci vuole «un dialogo autentico, basato sulla verità, rispettando le differenze e riconoscendo quanto abbiamo in comune», un dialogo che è «una necessità vitale da cui dipende in gran parte il nostro futuro». Riprendendo una sua idea chiave, il Papa non separa dialogo interreligioso e interculturale. Il dialogo racchiude tutte le dimensioni della vita. Proprio per questo il pontefice ha unificato in un solo dicastero vaticano i due gruppi che si occupano di dialogo (il Pontificio consiglio per il dialogo inter-religioso è stato accorpato a quello per la cultura, ndr). Ecco il fondamento religioso comune, riaffermato da Benedetto XVI: un dialogo in verità, basato sulla dignità della persona umana, sulla conoscenza reciproca, l’affetto mutuo e la fiducia.

Tale è il triplice messaggio del Papa in Turchia: progetto di società laica rispettosa della società civile come dei credenti; impegno per la pace basata sulla giustizia e la legalità internazionale; solidarietà tra credenti per testimoniare i valori della trascendenza in un mondo secolarizzato.

di Samir Khalil Samir
Gesuita e islamologo

Mondo e Missione/Gennaio 2007

Ultima modifica Lunedì 09 Aprile 2007 10:30
Fabrizio Foti

Fabrizio Foti

Architetto
Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito