Mercoledì, 23 Agosto 2017
Lunedì 10 Marzo 2008 15:34

DIFFERENZA RELIGIOSA, UNA SFIDA PER LA NOSTRA FEDE

Valuta questo articolo
(0 voti)

Il panorama multireligioso italiano sembra ormai
avere trovato una propria stabilità: i cristiani sono circa la metà del totale
degli immigrati e i musulmani circa un terzo. Tutto lascia pensare che, se
continueranno a prevalere i flussi migratori dall’Europa dell’est, questa
situazione permarrà per diversi anni. La metodologia di stima del Dossier
statistico immigrazione Caritas-Migrantes
si basa sulle statistiche relative ai gruppi religiosi nei singoli paesi
di origine, che vengono poi applicate alle rispettive comunità presenti in
Italia.

undefined

Gli ultimi dati sono aggiornati a inizio 2006. Su una
presenza di 3.035.000 cittadini stranieri, i cristiani sono 1.491.000:
cattolici (668.048) e ortodossi (659.162) hanno quasi la stessa consistenza
(22% e 21,7%), mentre i protestanti si attestano al 3,9%. Nel 2006 i cristiani,
pur aumentati di 112mila unità in termini assoluti, sono lievemente diminuiti
in percentuale: i protestanti dal 4,7% al 3,9%, i cattolici dal 22,6% al 22%,
mentre gli ortodossi sono aumentati dell’1,4%.

I musulmani sono passati da 912.492(33%) a
1.009.023(33,2%): per capire questo dato, bisogna tenere conto del fatto che il
2005 ha fatto registrare il più elevato numero di ingressi per ricongiungimenti
familiari. di cui si sono avvantaggiati in particolare Albania e Marocco.
Sostanzialmente invariato è invece rimasto il peso di induisti (2,5% e 75.125
persone, con un aumento di 8 mila unità), buddisti (1,9% e 57.688 unità, quasi
5 mila unità in più) e seguaci di religioni tradizionali (1,2% e 36.202, quasi
3 mila in più), mentre gli ebrei (0,2%) sono diminuiti di un decimale e di un
centinaio di unità in termini
assoluti. I restanti 358 mila immigrati sono stati considerati non credenti o
appartenenti ad altri gruppi religiosi.

Ultima istanza di mediazione

Questi sono i numeri della differenza religiosa in
Italia. Da essa bisogna ricavare un messaggio di vita. Per il cristiano è
Cristo il perno (o sacramento) della salvezza universale. Questo è il nucleo
centrale della sua fede, che non pregiudica affatto il rispetto delle diverse
credenze: la coscienza di ogni persona rimane l’ultima definitiva istanza di
mediazione con la realtà divina, pertanto va sempre rispettata, almeno fino a
quando essa non travalichi i diritti altrui.

La chiesa cattolica italiana ha considerato l’immigrazione
un “segno dei tempi” nel quale coinvolgersi per proporre il proprio messaggio
spirituale e promuovere il dialogo interreligioso, oltre che per assicurare un
apporto sul piano culturale e sociale. Senza venir meno a un’apertura
rispettosa agli altri credenti, l’ispirazione all’annuncio di Cristo consente
di non relativizzare la propria fede e dimenticare la propria tradizione, e
neppure minimizzare gli aspetti problematici che possono insorgere, ad esempio nel
caso dei matrimoni misti.

Non bisogna dimenticare poi la presenza di movimenti
religiosi alternativi (il termine “sette” ormai è in disuso), in particolare
tra i sub-sahariani e gli zingari. Questi movimenti sono numerosi, ma
prevalgono quelli che si denominano evangelisti-pentecostali: pur prendendo
atto di tutte le difficoltà, non si vuole rinunciare ai tentativi di dialogo
anche con essi, soprattutto per individuare le istanze profonde di realtà che
spesso sembrano animate da autentici sentimenti religiosi. Ma prima di ogni
altra considerazione, la presenza di tante persone di altre fedi ci deve
interrogare, in quanto cattolici, sui motivi per i quali tanti si sono
disaffezionati alla chiesa in cui sono stati battezzati e hanno trascorso parte
della propria vita.

di Bruno Mioli Fondazione Migrantes 










Ultima modifica Venerdì 04 Aprile 2008 16:42
Stefano Blasi

Stefano Blasi

Esperto di Comunicazione
Responsabile Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito