Venerdì, 18 Agosto 2017
Domenica 18 Aprile 2010 21:44

Il "prestito della speranza"

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Lo hanno chiamato "prestito della speranza". Aiuterà almeno 30.000 famiglie in difficoltà per la crisi, che potranno contare su un prestito di 500 euro al mese a condizioni molto vantaggiose. Nessuna ombra di usura. E l'obiettivo del "Fondo di garanzia" lanciato dai vescovi e che il 6 maggio 2009 è diventato operativo con la firma tra Associazione bancaria italiana e la Cei.

 

L'accordo istituisce un fondo nazionale di 180 milioni di euro per sostenere le famiglie più povere, con almeno tre figli a carico o con un disabile, rimaste senza reddito a causa della perdita del posto di lavoro del capofamiglia. Uno dei criteri è l'''integrità morale", come spiega Corrado Faissola, presidente dell' Abi. Nessuna discriminazione tra matrimoni cattolici, civili o di altre religioni, e nessuna esclusione per i coniugi separati con figli a carico, ma niente aiuti alle "coppie di fatto". E’ una discriminazione? Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, precisa che le famiglie destinatarie del prestito sono «quelle previste dalla Costituzione italiana. Per altre povertà subentrano le forme di sostegno che già esistono» e che vengono già da anni date indistintamente a tutti, "coppie di fatto" comprese. 


Trentamila nuclei familiari nei prossimi anni accederanno a un prestito mensile di 500 euro per un massimo di 6 mila; potrà essere prorogato per un secondo anno con lo stesso importo. Il prestito sarà rimborsabile quando il capofamiglia avrà ritrovato un lavoro stabile a un tasso massimo del 4,5%, cioè la metà di quello in genere pagato alle banche e alle finanziarie. 


Il primo "mattone" di questa nuova "strategia della solidarietà" sono i 30 milioni della colletta straordinaria che si tiene in tutte le parrocchie della Penisola il 31 maggio, Pentecoste. Una "base" che, grazie all’accordo con l'Abi, genererà prestiti per 180 milioni nel triennio. Bagnasco ricorda che «la crisi è pagata in Italia da quella parte della popolazione che non ha mai scialacquato e che già prima della grande crisi era in sofferenza per una cronica ristrettezza economica. 


La scelta delle famiglie non è casuale, ma corrisponde alla convinzione profonda che vede in esse non solo l'ammortizzatore sociale più efficiente ma anche la trama relazionale più necessaria per un armonico sviluppo delle persone e della società». 


E le banche? Risponde Faissola: «Hanno aderito con entusiasmo». Ed è possibile che i tassi di rimborso siano inferiori a quelli previsti. E vero, le banche non sono un' opera pia, tuttavia questa operazione per l'Abi «è fuori mercato, anche perché il sistema bancario ritiene che l'iniziativa non debba avere aspetti di mercato. C'è un tasso d'interesse di tipo sociale e le singole banche, se lo riterranno opportuno, potranno dare un segnale praticando condizioni ancora più vantaggiose», cioè la restituzione potrebbe avvenire a un tasso inferiore al 4,5%. 


Sarà Banca Prossima di Intesa Sanpaolo a gestire il "Fondo" - spiegano alla Cei - «per la vicinanza etica al nostro mondo e alle nostre iniziative». Le domande passano attraverso le Caritas diocesane che mettono le famiglie che ne hanno diritto in contatto con le banche. 


Per Bagnasco il "Fondo" si colloca «nella crisi economica che attraversa il Paese come effetto di una più ampia recessione internazionale». Nel complesso fenomeno della globalizzazione merita ricordare che questo scenario, per quanto improvviso, «esige una revisione profonda del modello di sviluppo dominante per correggerlo in modo concertato e illuminante», come suggerì Benedetto XVI nella Giornata mondiale della pace 2009. 


Spiega il presidente Cei: «A noi pastori preme mostrare del fenomeno finanziario ed economico, accanto alle cause strutturali, anche le conseguenze per la vita personale e sociale, in particolare il rischio dell'involuzione antropologica ed etica. La crisi tocca i singoli, le famiglie, le comunità e il lavoro, già prima precario, ora lo è di più: quando si interrompe lascia senza garanzie. Non poche famiglie sono già in una fase critica con ripercussioni gravi sul fronte affitti, mutui, debiti contratti. Come pastori diamo voce alla gente e alle preoccupazioni che non sono poche né piccole, ma sarebbe un guaio seminare il panico e uccidere la speranza». 


Il "Fondo di garanzia", in assoluto, è la prima iniziativa di respiro nazionale di questo genere. L'idea è stata lanciata nel Consiglio permanente della Cei del 26-28 gennaio e in poco più di tre mesi è stata realizzata: un record. Per Bagnasco «è un segno e uno strumento di speranza per attraversare la crisi e non soccombere». Fondamentale, per la riuscita dell'iniziativa, è la "colletta nazionale" del 31 maggio perché costituisce l'avvio del Fondo che, per essere efficace e rispondere agli obiettivi, richiede un investimento di 30 milioni. Ma sono possibili anche offerte su conti correnti postali e bancari, elargizioni e contributi di fondazioni, aziende, diocesi e istituti religiosi. Come esempio è stato assunto san Paolo che organizzò «la colletta per i poveri di Gerusalemme».


di Pier Giuseppe Accornero
Vita Pastorale N. 6-2009

Ultima modifica Lunedì 19 Aprile 2010 10:46
Stefano Blasi

Stefano Blasi

Esperto di Comunicazione
Responsabile Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

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