Lunedì, 23 Ottobre 2017
Domenica 18 Aprile 2010 23:02

Confronto necessario: la carne nera del Verbo

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Indispensabile il dialogo tra religioni tradizionali africane e Bibbia (John Mbiti),  se si vuole fondare una cristologia nero-biblica (Justin Ukpong) e inculturata (Charles Nyamiti).

John Mbiti, pastore anglicano di origine kenyana, è uno dei massimi esperti di religioni africane. Tra le sue numerose pubblicazioni (tutte con molte edizioni e traduzioni) spiccano: African Religions and Philosophy (ormai un classico), New Testament Eschatology in African Background e Bible and Theology in African Christianity.

Uno dei suoi principali intenti è quello di mostrare le similitudini culturali e spirituali riscontrabili tra le culture nero-africane e quella ebraica, come pure la presenza massiccia di africani nella storia del popolo ebraico fin dai tempi più antichi. Mosè stesso, il leader scelto da Dio per liberare gli ebrei dalla schiavitù d'Egitto, era cresciuto alla corte del faraone e conosceva bene le pratiche magiche e la filosofia religiosa ed esoterica egizia. Il libro dell'Esodo narra i suoi confronti e scontri pubblici (di natura teologica, quindi vere e proprie teomachie) con i maghi del faraone, sovrano divinizzato.

Nel corso di un congresso su "Africa nera e Bibbia", tenuto a Gerusalemme nell' aprile 1972, il professor Chaim Rabin, docente all'università di Gerusalemme, dopo aver dimostrato come, culturalmente parlando, la Bibbia sia fortemente radicata nelle culture e nelle tradizioni religiose africane, ha dimostrato anche le evidenti relazioni esistenti tra le lingue africane e la Bibbia ebraica. Anche Mbiti non ha mai avuto dubbi: dal punto di vista delle strutture linguistiche, semiotiche, simboliche, antropologiche e religiose, le lingue dell' Africa nera sono più vicine alla lingua ebraica di quanto non lo siano le lingue europee moderne. E mentre si rallegra delle numerose traduzioni del testo sacro nelle lingue africane, Mbiti esorta i biblisti africani a proseguire con determinazione e perseveranza questo importante compito per fa sì che un sempre maggior numero di africani possa nutrirsi della ricchezza teologica, filosofica, culturale e politica contenuta nei testi biblici.

In un corposo studio presentato al colloquio dei teologi del Terzo mondo ad Accra (Ghana) nel 1977 ,John Mbiti distingue tre tipi principali di teologia africana: la teologia scritta, prodotta sotto forma di articoli o di opere di teologi eruditi o letterati, la maggioranza dei quali si è formata nelle università occidentali; la teologia orale, prodotta sul campo dal popolo attraverso il canto, la predicazione, la preghiera o la conversazione quotidiana, e che purtroppo non è mai stata messa per iscritto; e la teologia simbolica, che si esprime nell' arte, nella scultura, nel teatro, nei riti e nella danza.

CRISTOLOGIE NERE INCULTURATE
Poiché, secondo la fede cristiana, al centro della Scrittura c'è il Verbo di Dio fatto carne, è lecito per un africano chiedersi se questa carne del Verbo può essere anche africana.

Nel cuore della ricerca teologica di Justin S. Ukpong, cattolico nigeriano, docente di Nuovo Testamento e teologia africana all'università cattolica dell'Africa Occidentale, a Port Harcourt (Nigeria), figura la questione dell'inculturazione della fede cristiana in terra d'Africa. Un'attenta descrizione storica, esegetica e teologica del cosiddetto "movimento di Gesù", sorto nel contesto religioso, sociale, politico e culturale della Palestina del 1° secolo, mostra forti somiglianze con elementi socio-culturali e religiosi che sono tipici delle culture nero-africane. Questo apre interessanti prospettive sul processo di una inculturazione della fede cristiana in Africa.

La principale riflessione dell'autore verte sull'urgenza che i cristiani africani hanno di scoprire il significato ultimo di Gesù Cristo e di assumere, in tutta responsabilità e lucidità teologica, il senso profondo della loro professione di fede in lui. Come altrove, anche in Africa il compito primo di ogni inculturazione della fede cristiana consiste nel trovare, nelle risorse spirituali, metafisiche e morale di una data cultura, le ragioni profonde che sottendono l'adesione delle persone di oggi alla persona viva di Gesù Cristo quale Signore e Salvatore di tutta la loro vita. Va da sé che ogni vera inculturazione debba svolgersi totalmente secondo una logica cristocentrica e trinitaria, accogliendo in maniera critica e dinamica le testimonianze dei Vangeli sulla vita e sul movimento di Gesù di Nazaret nella Palestina del 1° secolo.

di Benoît Awazi Mbambi Kungua
Dossier Nigrizia

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Stefano Blasi

Stefano Blasi

Esperto di Comunicazione
Responsabile Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

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