Giovedì, 17 Agosto 2017
Domenica 18 Aprile 2010 23:04

Africa centrale e orientale: liberazione al centro

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Teologie e cristologie che si confrontano con le piaghe politiche  e sociali che attraversano il continente.

Originario del Camerun, Victor Wan-Tatah, ministro presbiteriano e professore al dipartimento di Filosofia e Studi religiosi della Youngstown State University dell'Ohio (Usa), in Emancipation in African Theology - An inquiry on the Relevance of Latin American Liberation Theology to Africa (1989), elabora una cristologia nero-africana della liberazione, focalizzandosi sulle realtà storiche, culturali, religiose, politiche ed economiche del Camerun. La sua metodologia consiste nel trarre categorie teologiche ed epistemologiche dalle teologie latino-americane della liberazione, con l'intento di costruire una cristologia africana della liberazione pertinente alla chiesa del Camerun in particolare e alle chiese africane in generale.

Partendo dalla sconcertante rivelazione di Dio nella morte e risurrezione di Gesù Cristo, Wan-Tatah inscrive la necessità di una cristologia nero-africana della liberazione nella kénosis (svuotamento, annientamento) di Dio in Gesù di Nazaret, servo sofferente di Yahvè. I patimenti e le miserie degli africani devono spingere le chiese, i cristiani e i teologi del continente a varare concrete strategie per uscire dall' eterna crisi in cui versa 1'Africa subsahariana. Il disprezzo dei diritti elementari dell'uomo che s'istituzionalizza e si normalizza quasi senza eccezione in tutta 1'Africa provoca l'erosione del tessuto sociale e familiare e fa crescere sensibilmente il numero di rifugiati africani in tutto il mondo.
Prete e teologo cattolico tanzaniano, Laurenti Magesa è uno dei più dinamici pensatori dell’Africa dell' est. Dopo essere stato a lungo professore di teologia morale all'università cattolica dell'Africa Orientale di Nairobi (Kenya), è stato" dimissionato" dalle autorità religiose del suo paese. Da allora, è confinato in un piccolo villaggio del nord della Tanzania. Autore prolifico, sta tuttora lavorando, e con convinzione, a una vera teologia africana della liberazione, basata sull'impegno profetico dei cristiani e delle chiese africane post-coloniali per una maggiore democrazia anche all'interno delle stesse chiese. Magesa è un collaboratore di Nigrizia.

Tuttora fondamentale è la sua voluminosa tesi di dottorato, Ujamaa Socalism in Tanzania. A Theological Assessment, in cui presenta un'interpretazione teologica del socialismo africano così come fu teorizzato e tradotto nella pratica dall' ex presidente tanzaniano Julius Nyerere. Per Magesa, l'ujamaa (kiswahili per "solidarietà familiare") è una risposta alle sfide politiche, sociali, culturali ed economiche dell'Africa indipendente, impegnata a cercare vie autoctone di umanizzazione dopo le catastrofi della tratta schiavista e della dominazione colonialista e post-colonialista causate dalle potenze imperialiste europee.

Il suo parlar chiaro è arrivato sino in Europa per ricordare a una chiesa cattolica, fortemente impregnata di valori occidentali, che esiste un' Africa che ha una storia e una cultura, tradizioni e valori, che pensa e crea, e che, a dispetto della secolarizzazione dilagante, vanta un patrimonio religioso di tutto rispetto che, dentro e per mezzo della comunità, concorre alla promozione dell'individuo e all' armonia dell'universo. Concetti, questi, che Magesa ha ribadito in African Religion. The Moral Traditions of Abundant Life (1997), dove presenta e approfondisce la spiritualità africana come possibile fondamento di una ortodossia e di una ortoprassi di liberazione.

RICOSTRUZIONE
Il paradigma teologico della ricostruzione rappresenta un tentativo di superamento e d'integrazione delle differenze di prospettive, di metodi, di accenti e di obiettivi esistenti tra le varie teologie africane. La teologia della ricostruzione amplia la visione delle teologie dell'inculturazione e della liberazione, focalizzando i propri sforzi mentali e le proprie preoccupazioni pratiche sull'imperativo etico della trasformazione socio-politica e della ricostruzione delle società disintegrate dell' Africa post -coloniale.

Il più noto esponente di questa corrente è il pastore protestante, di origine congolese, Kii Mana, la cui produzione teologica mira a tracciare le strade di un'inculturazione del Vangelo nel contesto della crisi che colpisce le società africane ormai da troppi anni. (Francofono, è stato presentato nel precedente dossier sulle teologie subsahariane francofone - Nigrizia 2006/2).

Nel mondo anglofono, questa scuola è un' emanazione delle riflessioni teologiche e delle strategie pratiche e pastorali fiorite in seno alla Conferenza delle chiese di tutta l'Africa (Ceta/ Aacc). Nel corso della 6a Assemblea generale della Ceta nel 1987 (a Lomé, Togo), il teologo kenyano Jesse N. K. Mugambi dichiarò che «la ricostruzione globale del continente africano è la maggior sfida teologica, politica e socio-economica che le chiese cristiane devono oggi accogliere, e con tutta urgenza, perché oggi è il kairos, il momento decisivo». Si riferiva, in particolare, al regime «razzista, schiavista e diabolico» dell' apartheid in Sudafrica, che era sul punto di sgretolarsi sotto gli assalti delle forze sociali locali e le sanzioni della comunità internazionale. Una prima bibliografia al riguardo potrebbe essere la seguente: A. Karamaga, J, Belo Chipenda, J,N.K. Mugambi, C. K.Omari, "L’ Église d'Afrique. Pour une théologie de la reconstruction (1991); J.N.K. Mugambi, From Liberation to Reconstruction. African Christian Theology after the Cold War (1995); J.N.K. Mugambi, The Church and Reconstruction of Africa. Theological Considerations (1997).

di Benoît Awazi Mbambi Kungua
Dossier Nigrizia

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Stefano Blasi

Stefano Blasi

Esperto di Comunicazione
Responsabile Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

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