Giovedì, 24 Agosto 2017
Venerdì 02 Luglio 2010 10:54

Promotori di pace

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Le conferenze episcopali del Sudan, della Nigeria e della Costa d’Avorio, ascoltando l’invito del Sinodo, si sono espresse sulla situazione socio-politica dei loro paesi.

L’11 marzo scorso, il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, relatore generale al 2° Sinodo africano a Roma (4-25 ottobre scorso), intervenendo a Firenze a un convegno promosso dalla Facoltà teologica dell'Italia centrale, dal centro missionario dell'arcidiocesi toscana e dai missionari comboniani, sul tema "La profezia che viene dall'Africa - Sfide, risorse e ricadute del recente Sinodo", ha ricordato che l'Africa è in movimento, così come cambia l'immagine che il resto del mondo si fa del continente.

Si è preso coscienza che l'Africa non è un'entità monolitica, «tutta conflitti, malattie e fame», ma una realtà molto complessa e differenziata. La chiesa in Africa, come "famiglia-di-Dio", «è un'entità storica, che diventa la forma del regno di Dio sulla terra. Quindi, ha bisogno di un programma che ha a che fare con la vita terrena degli uomini». Questa è esattamente la missione che il recente sinodo ha affidato alla chiesa del continente, cioè «di servire la riconciliazione, cercando di ripristinare la giustizia laddove essa non esiste più e di promuovere la pace nei rapporti umani e nelle società in cui vive».

Gli episcopati africani stanno prendendo seriamente le indicazioni offerte dal sinodo, non temendo d'intervenire in questioni sociali e politiche che toccano l'intera società. Ecco gli interventi di alcuni di essi.

Al termine della loro assemblea plenaria (Torit, 5-15 dicembre), i vescovi del Sudan hanno pubblicato un documento rivolto a tutti, intitolato "Per una pace giusta e duratura". «La situazione politica nel nostro paese ha raggiunto una fase cruciale e decisiva», scrivono i vescovi, sottolineando l'urgenza di dare attuazione ad alcuni punti-chiave previsti dall'Accordo globale di pace (Agp). Riguardo alle elezioni nazionali e al ruolo della società civile, ricordano che «l'Agp rimane una mappa di percorso valida e rilevante per una pace giusta e durevole», e ribadiscono l'espressione del voto come «un fondamentale diritto dei cittadini sudanesi», da esercitare nella libertà e nella trasparenza. Agli elettori si raccomanda «di essere vigilanti e di esercitare il loro diritto costituzionale al voto».

Riguardo al referendum per l'autodeterminazione del Sud Sudan, fissato per il 2011, i vescovi lamentano che il ritardo nella promulgazione delle norme referendarie e nell'insediamento della Commissione referendaria «è motivo di grande preoccupazione per tutti». Esortano, quindi, l'assemblea legislativa nazionale ad accelerare il processo e tutti i sudanesi a «essere vigilanti e a non lasciare spazio a quanti possono trascinare il paese nella guerra». I tragici periodi di guerra già conosciuti (1955-1972, con 1,6 milioni di morti, e 1983-2005, con 2 milioni e mezzo di vittime e 4 milioni di sfollati) devono indurre tutti a ribadire «che la guerra è un male e un ritorno ad essa è inaccettabile».

Forte l'invito dei vescovi rivolto al governo dell'Uganda e ai ribelli dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra) perche riprendano i colloqui di pace, dopo le aggressioni verificatesi negli stati dell'Equatoria Occidentale e del Bahr el-Ghazal Occidentale. Alla comunità internazionale i vescovi chiedono di intervenire affinché il governo di Khartoum risolva pacificamente la situazione del Darfur e realizzi quanto previsto dal Cpa.

ANALISI SENZA SCONTI
I 50 anni dell'indipendenza e i 60 anni della costituzione della chiesa locale sono, invece, al centro del messaggio dei vescovi della Nigeria alla nazione. I vescovi sottolineano questa coincidenza. «II 18 aprile 1950 Pio XII eresse la gerarchia cattolica in Nigeria. Oggi, la chiesa locale è costituita da 9 sedi metropolitane, 41 diocesi e 2 vicariati apostolici. Nel 1950 non vi era un solo vescovo nigeriano. Oggi, solo due dei 64 vescovi non sono nigeriani». Un risultato ottenuto «grazie agli indefessi sforzi dei missionari che ci hanno portato la fede e alla generosa risposta del nostro popolo. (... ) La Nigeria è benedetta dai molti preti che servono in patria e all'estero. Eravamo abituati a ricevere missionari. Oggi inviamo missionari in altri paesi».

Sul piano politico e sociale, il messaggio sottolinea che «50 anni dopo l'indipendenza, il nostro paese deve far fronte a diverse sfide. Abbiamo urgente bisogno di un buon governo a livello federale, statale e locale. Dobbiamo avere la volontà politica e la capacità di combattere la corruzione. La sfida di fornire delle infrastrutture è esemplificata dalle croniche crisi energetiche e dalla pericolosa rete stradale. Come nazione, abbiamo l'obbligo di affrontare i problemi strettamente legati che sono la disoccupazione e la povertà, che spiegano in gran parte l'alto livello d'insicurezza nel paese».
Facendo riferimento agli scontri a sfondo sociale, etnico e religioso che sconvolgono il paese, i vescovi si offrono come «agenti di riconciliazione», ma richiamano i politici alle loro responsabilità: «Come possiamo vivere nella contraddizione di fornire contingenti di forze per il mantenimento della pace nei punti caldi dell'Africa, mentre nel nostro stesso paese l'ostilità tra comunità etniche e religiose e periodica? Com'è possibile che i nigeriani diventino rifugiati nel loro stesso paese?».

Facendo riferimento alle ultime vicende politiche del paese (scioglimento del governo e della commissione elettorale da parte del presidente Laurent Gbagbo, a febbraio), i vescovi della Costa d'Avorio, in un messaggio rivolto alla nazione condannano le violenze seguite alla decisione del capo di stato: «Siamo preoccupati per la situazione che da settimane attraversa il paese. (...) La chiesa non ha una finalità politica. Ma quando le condizioni per la realizzazione di una comunità politica serena sono minacciate, la chiesa, in quanto madre ed educatrice, si sente in dovere di ricordare ai cattolici e agli uomini di buona volontà la necessità di orientarsi verso i valori trascendenti, capaci di fondare una vera fratellanza tra gli uomini». Pressante l'appello ai leader politici: «Abbiate senso di responsabilità, di abnegazione e di amore per il popolo nel vostro desiderio di servire il paese. Non è attaccandovi ai vostri interessi particolari che contribuirete a far uscire la nazione dal sottosviluppo e dalla miseria. Non avete il diritto, quale che sia il pretesto, di prendere in ostaggio il popolo del paese e il suo avvenire».


Nigrizia Aprile 2010

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Stefano Blasi

Stefano Blasi

Esperto di Comunicazione
Responsabile Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

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