Lunedì, 21 Agosto 2017
Martedì 22 Febbraio 2011 23:08

Stranieri e migranti Profezia di una nuova umanità

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Il rancore inacidisce sempre di più le relazioni sociali,il sospetto diventa obbligo di legge, la delazione persecutrice un vanto di appartenenza al ceto e al gruppo giusto. La voglia di trionfo e privilegi ci obbliga a stilare una scala delle dignità: non tutti gli uomini e le donne della terra sono abilitati a godere dello stesso grado di dignità e di riconoscimento.

Il coraggio della parola

Mai come oggi la mobilità umana ha raggiunto dimensioni travolgenti: interi continenti in movimento, decine di milioni di esseri umani in permanente ricerca di soluzioni ai propri problemi di sicurezza fisica, di spazi di libertà, di opportunità lavorative e ai disastri ambientali. E tale processo pare in continua accelerazione, nonostante le micidiali bolle finanziarie, anche perché proprio a causa di queste, che abbassano la qualità dell'agire economico, una manodopera sindacalmente debole, flessibile ed altamente ricattabile diventa funzionale ad un processo di ristrutturazione economica in cui il lavoro passa in seconda linea, a beneficio del capitale. Negli ultimi tre anni una media di 180 milioni di persone si sono messe in movimento sulle strade del pianeta e di questi solo una minima parte, il 5% circa, raggiunge i cosiddetti paesi a sviluppo avanzato. Questo enorme esodo segna definitivamente la storia dell'umanità e rappresenta un motivo di riflessione e di adeguamento delle categorie utili a prevedere opportunità e conflitti nel futuro. Per chi crede, tale evento rappresenta un "segno dei tempi" che non può essere ignorato, ma assunto a paradigma delle grandi sfide che tutte le religioni, in concomitanza a tutte le società civili, devono e dovranno affrontare nel futuro. Lo straniero rappresenta oggi l'alterità per eccellenza, e i nuovi immaginari che fanno ribollire le comunità locali rischiano di essere forieri di guerre, violenze e progrom discriminatori. Le terminologie sull'altro nascono da una differenza che viene percepita a partire da un punto di riferimento, da un'origine. Lo straniero può rappresentare una scala di differenze: dall'appartenenza etnica, dalla provenienza clanica, dal suo statuto di permanenza in un determinato luogo, in mezzo ad un determinato popolo. Per quanto riguarda il popolo di Israele è da sottolineare che i termini coniati vengono esperimentati da una comunità essa stessa paradigma di emigrazione e di "estraneità". Il popolo biblico ha una lunga storia di mobilità, da Ur a Canaan, dall'Egitto a Babilonia, di diverse "uscite" e "entrate" da e in Palestina. Inoltre la permanenza stessa nella Terra Promessa è segnata da una convivenza o contiguità di popoli cananei preesistenti all'occupazione da parte del popolo eletto.
Ora proprio questa esperienza di erranza pone Israele nella condizione di dover rileggere la propria storia alla luce del lungo peregrinare e alla luce degli interventi divini per garantire la giustizia e la sicurezza in una condizione, esperimentata a lungo, di fragilità e di debolezza. Da questo dato di fatto nascono diverse modalità bibliche nel definire lo status dello straniero residente o del forestiero di passaggio.

Popoli in movimento

L'Europa contando circa 25 milioni di stranieri residenti e, di questi, circa 5 milioni censiti in Italia, non può esimersi, suo malgrado, di essere coinvolta in tale processo epocale e strutturale: la colonizzazione culturale ed economica, propria della volontà egemonica mondiale espressa, in condivisione con il Nord America, non può sottrarsi all'innesco di un effetto di attrazione fatale. Un desiderio di ricolonizzazione culturale, e talvolta religiosa, espressa, soprattutto attraverso una regressione culturale universalistica, a discapito dei popoli migranti, trasuda da tutta la normativa sviluppata negli ultimi vent'anni. Non è sfuggito a nessuno il fatto che attualmente in Italia si sia aperto un conflitto di interessi tra alcune forze politiche, guidate da sindromi di demagogia punitiva nei confronti delle minoranze deboli, e la Chiesa italiana. Le derive etnicistiche degli ultimi anni, soprattutto espresse dal partito localista della Lega Nord, sta mettendo in mostra tutta la sua debolezza nel creare radici profonde, intinte di sacralità, nel tessuto sociale. E probabilmente l'adesione di larghi settori della popolazione italiana e lombardo-veneta in particolare non riesce a prendere coscienza di tale intento. Nel catalogo rinnovato delle iniziative politiche, è ricomparsa in modo pesante la volontà di scippare alla Chiesa, soprattutto a causa dell'opera di contrasto svolta sul terreno dalle esperienze di comunità fedeli all'insegnamento sociale della Chiesa, i simboli visibili della fede, non tanto per estendere la volontà salvifica della Parola di Dio, ma per condannare prostitute, pubblicani e forestieri, in quanto impossibilitati, proprio per la loro condizione "naturalmente" subordinata di cultura debole, ad essere integrati. Coloro che nel Vangelo: gli ignudi, gli affamati, gli stranieri, rappresentano il sacramento visibile della presenza e dell'amore di Dio nel mondo, vengono semplicemente esondati fuori dalla cornice della convivenza civile e democratica, senza rendersi conto di aver consegnato di fatto un foglio di via nei confronti di Dio stesso. La pervicacia con cui tali istanze pericolosamente banali trovano terreno fertile nelle coscienze disorientate dai repentini cambiamenti di senso, propri del nostro tempo, sempre più legato all'effimero, alla liquidità baumaniana, ad una prospettiva nichilista del mondo e dell'esperienza umana, impone una scelta di campo: i cittadini sono invitati o a scegliere di appartenere ad una forma di religione civile politicamente connotata ad excludendum, o a riaffermare la propria adesione ad una Chiesa che cerca quotidianamente di essere il segno della presenza dell'amore di Dio, che è venuto ad abitare in mezzo a noi.
Il tentativo di indebolire l'autorevolezza dei pastori del gregge è un espediente utilizzato sovente da parte di regimi autoritari, sia blandendo la Chiesa con proposte allettevoli, economicamente vantaggiose, sia perseguitandola nel modo più abietto e violento.
La radicalizzazione delle differenze ha bisogno di un sigillo culturale "religioso" forte, non bastano le iniziative discriminatorie inanellate in questo tempo, sia contro gli immigrati che le popolazioni nomadi, c'è la necessità di catturare e plasmare le coscienze per fidelizzare nel tempo l'adesione culturale e politica.
Non bastano più i grotteschi riti celtici inventati per darsi un'aureola di tutori delle origini del mondo e di una umanità scelta dal destino. Ormai le corna sugli elmi di plastica, i priapici manganelli delle ronde, il richiamo tribale al sangue. la pretesa sacralità del ventre della terra calpestata e sfregiata, nella sua naturale bellezza preesistente all'apparizione dei suoi persecutori, non sono più in grado di rassicurare le selle del potere. e quindi occorre scender in guerra con chi oggi è ancora in grado di parlare al cuore, alla coscienza di chi ha orecchie e cuore circoncisi. Gli scarponi chiodati non sono efficaci contro un tal nemico. Allora è necessario penetrare, come un virus, nelle sacrestie e far man bassa di crocifissi, di carte gloria e di reliquie, ovviamente di santi e venerabili locali.

Urgenza profetica

Le cetre appese ai salici hanno bisogno di riempire con il loro suono di vita gli spazi di relazione delle donne e degli uomini di oggi appesantiti da infinite solitudini e da un mortificante anonimato. Il rancore inacidisce sempre di più le relazioni sociali, il sospetto diventa un obbligo di legge, la delazione persecutrice un vanto di appartenenza al ceto e al gruppo giusto. La voglia di trionfo e di privilegi ci obbliga a stilare una scala delle dignità: non tutti gli uomini e le donne della terra sono abilitati a godere dello stesso grado di dignità e di riconoscimento. Gli episodi di intolleranza e di violenza, lo sfruttamento degradante del lavoro degli immigrati, le umiliazioni di giovani obbligati a dimostrare giorno per giorno di essere degni del paese in cui i loro padri sono arrivati, chiedono il coraggio della parola, una parola che sappia condannare le ingiustizie e le discriminazioni ma che sappia anche lenire il silenzio degli oppressi, una parola in grado di dare il nome agli avvenimenti, di leggerli, di definirli e possibilmente di trasformarli; abbiamo bisogno di una parola di profezia che sappia uscire dalle labbra "ustionate" dalla Parola di Dio e che non tema il dileggio e le maldicenze, non si vergogni di appartenere ai vinti della terra, ma dimostri tutta la sua forza tutrice-vendicatrice della vedova, dell'orfano e dello straniero. Secondo le proiezioni scientifiche sull'evoluzione della crosta terrestre, tra 50 milioni di anni l'Italia rivestirà un ruolo paragonabile alla dimensione di un filo interdentale collocato tra i Balcani e la sponda sud del Mediterraneo; tra 150 milioni di anni è previsto il completo inglobamento dell'Italia in una sorta di continente afro-asiatico-europeo; certo i tempi sono lontani, e siamo in grado nel frattempo di creare infiniti guai oppure di affrontarli con cognizione di causa, ma tale inebriante pensiero può dare un barlume della nostra pochezza e del poco senso del nostro essere ramponati a identità o appartenenze supposte superiori e inconciliabili con le altre infinite identità ed appartenenze di cui il pianeta terra è ricco.

di Franco Valenti
Missione Oggi
agosto settembre 2010

Franco Valenti,del gruppo redazionale di MO,è direttore scientifico del Consorzio Studi e Servizi per l’immigrazione (Bs) è incaricato dalla CGIL per i corsi di aggiornamento per i delegati sindacali e i quadri immigrati,nella medesima città. E’ anche presidente delle relazioni internazionali della Fondazione Piccini.

La voce della Chiesa

E’un estremo sollievo notare che la Chiesa, nei suoi pastori e nei suoi fedeli, leva sempre con maggior decisione la voce, non solo con la denuncia delle ingiustizie e dei soprusi, espressione della bestialità e del male sempre insito nei nostri istinti, ma richiamando il gregge a vigilare per non farsi sbranare da quei lupi travestiti da agnelli che si aggirano nelle nostre contrade, e , talvolta, nelle nostre navate. Ascoltando il Card. Tettamanzi, che nonostante gli accenti derisori utilizzati sempre più spesso nei suoi confronti da parte di piccoli imprenditori della menzogna, non indietreggia dal richiamare le coscienze vigilanti del suo gregge agli obblighi evangelici dell'amore del prossimo e del servizio alla verità, mi sono fatto l'idea di una persona saggia, che non accetta risse ideologiche e tiene sempre aperta la porta per un dialogo franco e sincero con chiunque. La perseveranza dei pastori rafforza la fede che mantiene il gregge saldo e forte, ed infonde determinazione nel resistere al virus dell'odio, della violenza e della menzogna, dell'ingiustizia e della discriminazione.
Mi viene alla mente la figura del beato Clemens von Galen, cardinale di Munster in Germania durante il periodo nazista. Questa figura importante per la Chiesa tedesca del secolo XX, contrastò con forza l'ideologia nazista improntata alla volontà di potenza, debitrice di antropologie distorte, pur se elaborate in aule universitarie e che hanno gettato le basi ideologiche per la Shoah. L'esaltazione della razza ariana, necessitava una selezione genetica che eliminasse alla radice le debolezze della biologia umana e la manifestazione di ogni potenziale "inquinamento" etnico.
La lotta del cardinale di Münster contro le spinte all'eutanasia perseguite come esaltazione della proprietà della vita, sia propria che di quella altrui, ha rappresentato, per quel tempo, un atto di estremo coraggio e di alta fedeltà alla propria missione di pastore. Di fronte alla reazione rabbiosa delle SS, che gli svuotavano monasteri e seminari, inviando tutti al fronte, e occupando le stesse strutture ecclesiastiche per terrorizzare i tiepidi e i renitenti alle volontà del regime, in una cattedrale già bombardata, rincuorava la sua gente con un esempio che ancora oggi racchiude tutto il suo significato. Riconoscendo all'attività persecutoria subita dalla comunità diocesana la funzione di un martello utilizzato dal fabbro-dittatore per forgiare un attrezzo, egli paragonava il suo gregge all'incudine: il martello dura meno dell'incudine ed è la forza di resistenza dell'incudine a dare l'ultima forma all'oggetto. Per questa sua funzione, l'incudine deve essere ferma e salda. Permettendoci di forzare una valutazione comparativa: è soprattutto l'incudine a permettere la forgiatura. Per questa sua forza Papa Pacelli lo onorerà dell'appellativo di "Leone di Münster". Pur non paragonando i nostri tempi a quelli della prima metà degli anni '40 del secolo scorso, ci troviamo comunque di fronte ad una volontà simile: sgretolare la legittimità e l'autorevolezza di una Chiesa che è di impaccio al raggiungimento dei propri fini politici e di potere. Si vorrebbe la Chiesa complice ed amica, una Chiesa ipocrita e più dedita a rafforzare la propria influenza politica insieme ad una privilegiata posizione finanziaria, piuttosto che al servizio del popolo di Dio. La capacità di guardare oltre, di ricercare un senso di futuro, in grado di alzare lo sguardo oltre l'orizzonte, al di là della pochezza culturale e morale del momento, diventa sempre più necessaria.
Nei momenti di sofferenza e di travaglio, collegati spesso alla fatica del cambiamento, della trasformazione, in cui le relazioni umane rischiano il disfacimento e il tessuto sociale si infeltrisce sempre di più, diventando causa di malessere e disagio, è urgente accettare, anche se a malincuore, una funzione profetica in grado di assumere sia i dubbi che le incertezze del nostro tempo per spiare nella volontà di Dio.

Ultima modifica Mercoledì 23 Febbraio 2011 21:12
Stefano Blasi

Stefano Blasi

Esperto di Comunicazione
Responsabile Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

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