Lunedì, 23 Ottobre 2017
Lunedì 06 Giugno 2011 15:44

Chiesa che vivi in Italia fa' sentire alta la tua voce!

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Cara Settimana,
da un punto di vista cristiano è semplicemente sconcertante assistere a ciò che sta avvenendo in Italia in questo tempo. Un paese civile non avrebbe alcuna remora nel prendere atto e nel denunciare con forza lo squallore politico, sociale ed etico che sta avvilendo il nostro paese. Sembra, invece, che questo squallore sia diventato un vortice che ha risucchiato la coscienza di tanti italiani che, nonostante l'evidenza, continuano a dichiararsi fiduciosi nei confronti di uomini e donne che, se fossero vicini di casa, susciterebbero indignazione e condanna per i loro comportamenti.

 

Ma ciò che provoca maggiore sofferenza è il comportamento di tanti che si dicono cristiani e cattolici e, purtroppo, anche preti, vescovi e cardinali. Neppure il fatto che i soggetti attivi di questo degrado impressionante e dell'imbarbarimento dei costumi osino appropriarsi del nome cristiano, scuote la coscienza e suscita una reazione indignata e corale all'interno del cosiddetto mondo cattolico.
Ho sentito gente che si dichiara cristiana convinta sostenere questa teoria: al cattolico impegnato in politica non si chiede la coerenza, ma la difesa della verità oggettiva. Vedere poi un esercito di cattolici schierarsi a difesa di una situazione, questa sì oggettivamente insostenibile, fa piangere il cuore e spegne la speranza di poter finalmente vedere la realizzazione di una chiesa di cristiani adulti nella fede, autenticamente evangelizzati e responsabili nel servizio della carità nei confronti dell'umanità intera.
Un giorno Gesù disse ai suoi discepoli: "Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode" (Mc 8,15). La mia impressione è che troppo pane viene sfornato dalla chiesa fermentato da un lievito che non è certo quello del vangelo. Mi preme a questo punto sottolineare che il politico italiano, come ogni altro politico, risponde alla sua coscienza e fa le proposte e le battaglie sulla base delle sue legittime convinzioni, che affiderà al gioco democratico e al libero voto dei cittadini. La chiesa non può e non deve obiettare nulla perché il suo terreno di coltura non può essere certamente quello politico. Il problema per lei si pone quando il politico si dichiara pubblicamente cristiano o cattolico. In questo caso non solo può, ma deve pronunciarsi quando e se uno dei sui membri strumentalizzi la sua appartenenza alla chiesa per raggiungere obiettivi che non siano coerenti con il vangelo. Tanto più quando e se quel politico riveste un ruolo di responsabilità. Tanto più quando e se quel politico propone in maniera presuntuosa e ostentata un modello di vita che contrasta con i valori che dichiara a parole di voler sostenere.
La situazione odierna viene da lontano. Troppo spesso, in questi anni, abbiamo assistito, nel silenzio accondiscendente della gerarchia o addirittura con il suo avallo, ad affermazioni e prese di posizione che avrebbero dovuto far gridare sui tetti, senza paura e senza compromessi, la verità di cui la chiesa dovrebbe essere serva. Qualche esempio: il giorno del Family day, da Piazza San Giovanni, si levò la voce del premier che disse: "I veri cattolici oggi sono in questa piazza". Qualche tempo prima l'affermazione di un altro premier, che aveva detto di ritenersi un cristiano adulto capace di fare una scelta responsabile rispetto ad un voto, fu irrisa e condannata da un coro di voci ecclesiali che evidentemente ignorano, o fanno finta di ignorare, che l'obiettivo principale, proclamato e ufficializzato nella pastorale del postconcilio, è proprio quello di formare dei cristiani adulti e responsabili nella fede. Dopo la solenne proclamazione di Piazza San Giovanni non abbiamo letto reazioni significative che facessero ricordare a tutti che la patente di cristiano la può dare soltanto Gesù Cristo e il suo vangelo!
Abbiamo assistito alla strumentale battaglia della difesa delle radici cristiane dell'Italia e del crocifisso elevato a baluardo di identità nazionale da parte di gente che ne ha fatto la ragione di politiche razziste e offensive della dignità umana (basti pensare alla politica dei respingimenti tra le braccia di Gheddafi di tanti poveri "cristi") senza che si alzasse una voce chiara e netta a ricordare che quel Crocifisso allarga le sue braccia sulla croce per abbattere i muri della divisione. E a ricordare che le radici cristiane sono il vangelo e che un cristiano non può limitarsi ad ascoltare nelle sue liturgie più o meno solenni, perché il vangelo è la vita del discepolo di Cristo e nessuno può limitarsi a dire "Signore, Signore" senza impegnarsi seriamente a fare la volontà del Padre (cf. Mt 7,21).
Oggi, di fronte all'evidenza, si leva dalla chiesa qualche voce scandalizzata. Ho paura che sia ancora troppo cauta e, peggio, che sia troppo tardi. Perciò, spinto da una profonda sofferenza, oso rivolgere alla mia chiesa un appello.
«Chiesa che vivi in Italia, è giunto il momento, per te, di chiedere pubblicamente scusa davanti al popolo italiano, davanti alla storia umana e davanti a Dio per aver dimenticato il tuo compito profetico e per aver contribuito, con i tuoi giochi diplomatici finalizzati ad ottenere qualche vantaggio immediato per te stessa, a far risucchiare la coscienza, anche di tanti tuoi figli, da quel vortice di squallore sociale, politico ed etico che sta avvilendo il nostro paese. Hai alzato la voce imperiosa quando qualcuno, non credente o appartenente ad altre esperienze religiose, ha rivendicato la possibilità e il diritto di gestire la sua vita secondo la sua coscienza e la sua visione filosofica. Hai preteso che appartenesse ai tuoi compiti quello di imporre a tutti, attraverso qualche legge dello stato, la tua morale. Eppure tu sai che la morale che sei chiamata a proporre senza alcuna imposizione è cristiana solo perché il dono dello Spirito la rende possibile a coloro che, liberamente e per convinzione, hanno scelto Cristo e sono diventati in lui, con lui e per lui uomini e donne nuovi. Ma hai taciuto o hai solo balbettato quando qualcuno di quelli che si dichiaravano tuoi figli ha inquinato la vita pubblica e sociale con i suoi comportamenti riprovevoli. Hai dimenticato di gridare a voce alta che i peccati che uccidono l'uomo e che condizionano drammaticamente la sua storia sono il materialismo, la falsa religiosità e la sete di potere, così come narra il vangelo, che tu dovresti annunciare con coraggio e senza alcun compromesso. Hai dato l'impressione troppe volte di essere debole con i forti e forte con i deboli. Questa non è profezia, questa non è la tua missione, questo non è il vangelo!
Chiesa che vivi in Italia, oggi ti viene offerta la possibilità di un riscatto: grida finalmente forte che i cristiani impegnati nella politica o nella vita pubblica sono chiamati, nel rispetto e nel dialogo con tutti, alla coerenza con il vangelo. Grida forte che nessuno può pensare di attribuirsi il nome cristiano se, ignorando questo impegno fondamentale, pensa di poterlo sostituire con qualche favore a te chiesa, alla tua gerarchia o con qualche legge ispirata alla tua dottrina morale. Grida forte che la ricchezza e la sete di potere non solo non possono esimere il cristiano da una vita evangelicamente sobria e moralmente coerente, ma sono palesemente presentate nel vangelo come ostacoli pressoché insormontabili per avere accesso al regno di Dio.
Già: il regno di Dio! Chiesa che vivi in Italia, è giunto il momento che anche tu faccia i conti con questa realtà. Liberati, liberaci e libera l'Italia e il mondo dai tanti reucci che al tuo interno pretendono, dall'alto del loro potere religioso, di raccontarci un altro vangelo. Ridacci Gesù Cristo, ridacci il suo vangelo!».

 

don Lorenzo Blasetti, parroco
Settimana n. 5 anno 2011

Ultima modifica Lunedì 06 Giugno 2011 15:53
Stefano Blasi

Stefano Blasi

Esperto di Comunicazione
Responsabile Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

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