Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Martedì 21 Settembre 2004 21:01

REDEMPTIONIS SACRAMENTUM

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di Riccardo Barile
Da “Settimana” 18/2004



“REDEMPTIONIS SACRAMENTUM”

Cominciamo dagli abusi riconoscendo che ce ne sono: chi non ha mai trasalito per aver dovuto sopportare ad esempio le parole di certi canti (...sull'altare è Gesù che si fa) ai quali accenna con molta discrezione il n. 58?
Agli abusi segue la protesta, cui dà voce la RS. Il positivo è riprendere l'attenzione a celebrare dignitosamente l'eucaristia riconsiderandone le norme rituali, come ad altro livello fu chiesto qualche anno fa alle chiese d'oriente.
Ciò detto, iniziamo le reazioni con i vari "bene bravi / distinguo / ahimè / credo quia absurdum" ai quali diamo la stura.

Denunzie e querele. Il n. 184 che le prevede è l'ultimo rimedio dopo la formazione e la vigilanza dei pastori. In sé non dice nulla di nuovo: la novità è il dirla avviando una prassi. Ma quale? Mentre in positivo va riconosciuto il diritto in oggetto, in negativo sorgono alcuni timori: non suggerendo un primo dialogo con l'autore degli abusi, si rischia di favorire una contrapposizione preti/laici sostenuta dall'alleanza vescovi/laici; si rischia un clima da neomodernismo; si rischia che quanti segnaleranno gli abusi siano in prevalenza cattolici tradizionalisti o persone squilibrate: nessuno denunzierà mai che il salmo responsoriale, "di norma" da cantarsi, è "di fatto" quasi sempre letto…

Dai giornali a l'Osservatore Romano. Stando all'EdE 52, la RS è un atto preannunciato e dovuto. Durante le fasi preparatorie filtrarono indiscrezioni provocando anticipate reazioni, grazie alle quali il documento fu ampiamente ritoccato. Pubblicato il documento, la grande stampa ha prevalentemente parlato di messe/show
Il consiglio è di abbandonare questi media e rivolgersi a L'Osservatore Romano del 24 aprile 2004 pp 4-5, dove si trova la presentazione ufficiale (reperibile anche sul sito vatican.va) di Grinze, Amato e Sorrentino, il nuovo segretario della Congregazione del Culto.

L’onesto e il positivo è il riconoscimento dei valori sottostanti alla normativa: «Le parole e i riti della liturgia sono espressione fedele maturata nei secoli dei sentimenti di Cristo e ci insegnano a sentire come lui»(3). La positività metodologica sta nell'ammettere una graduatoria delle norme (7, 13, 171ss) e nell'indicare come rimedio la formazione (170), unita al monito cha la liturgia cresce non con le continue modifiche ma nell’approfondimento della parola di Dio e del mistero celebrato» (39).
Ma bisognerebbe domandarsi se gli abusi sono solo frutto di cattiva volontà e carenza formativa o se non sono anche il sintomo di una situazione che sta maturando e che esigerebbe più autonomia delle chiese locali, perché a livello centrale è sempre meno governabile. Non so se così sia, ma ritengo onesto domandarselo.

Le regole del gioco. In ogni gruppo ci vuole qualcuno che ogni tanto richiami e ristabilisca le regole del gioco - qui si fa così -, espresse allo stato attuale, senza troppe distinzioni tra ciò che passa e ciò che resta, ciò che è riformabile e ciò che non lo è. Il richiamo, anche se doloroso e non del tutto precisi), è sempre qualcosa che fa crescere. La RS è esattamente questo.
Nella chiesa - soprattutto in quella cattolica - avviene periodicamente un simile atto e non solo per la liturgia. Ciò pone a nudo la verità della realtà. Per ogni (liturgista) cattolico si tratta di continuare ad esserlo perché riconosce certi meccanismi e vede incommensurabili ricchezze oltre al disagio del momento. Per le attività ecumeniche si tratta di essere sinceri e dire a ortodossi e protestanti che se si camminerà insieme verso Cristo ma con la chiesa cattolica e un giorno si farà anche un unità visibile, qualche mese o qualche anno dopo da Roma verrà un documento sgradito. E questo accadrebbe non solo con l’attuale papa e con gli attuali curiali, ma anche con un papa e curiali francesi, tedeschi, inglesi, africani, asiatici, americani e forse anche greci e russi.
Ultima modifica Martedì 12 Ottobre 2004 23:32

Da Giuseppe Lami

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