Sabato, 16 Dicembre 2017
Giovedì 12 Aprile 2012 16:30

Chiese Europa-Africa molte le sfide comuni (Fabrizio Mastrofini)

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Secondo simposio dei vescovi africani ed europei.

In questi ultimi anni «si è verificato un cambiamento di mentalità: non è più come in passato, quando l'Europa era considerata il centro e l'Africa era solo periferia. Oggi la nuova situazione permette di interagire e influenzarsi a vicenda per costruire insieme il futuro».

È il parere di Buti Joseph Tihagale, arcivescovo di Johannesburg (Sudafrica), intervenuto alla conferenza stampa conclusiva del 2° simposio dei vescovi africani ed europei sulla nuova evangelizzazione.

Il simposio si è svolto a metà febbraio ed è stato organizzato congiuntamente dal Consiglio delle conferenze episcopali  Europee (CCEE) e dal Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam). La riunione aveva per tema L'evangelizzazione oggi: comunione e collaborazione pastorale tra l'Africa e l'Europa. L'uomo e Dio: la missione della Chiesa di annunciare la presenza e l'amore di Dio. Vi hanno partecipato una settantina di vescovi e si è svolta a porte chiuse.

Scambio di doni

Nel corso dei lavori sono state messe a fuoco le sfide che vanno affrontate e che sono condivise dai due continenti. Sfide che si chiamano indifferenza religiosa, edonismo e crisi dei valori, dilagare dei fenomeni della pornografia e della prostituzione. Sfide che «non devono scoraggiarvi, ma piuttosto costituire occasione per rinnovare l'impegno e la speranza, la speranza che nasce dalla consapevolezza che la notte è avanzata, il giorno è vicino», come ha sottolineato il papa nel discorso rivolto il 16 febbraio ai vescovi ricevuti in udienza e guidati dal card. Péter Erdö, presidente del CCEE, e dal card. Polycarp Pengo, presidente del Secam.

Benedetto XVI ha esortato i .vescovi a proseguire gli incontri nello «nello stile dello scambio di doni». «Per la Chiesa in Europa l'incontro con la Chiesa in Africa è sempre un momento di grazia a motivo della speranza e della gioia con cui le comunità ecclesiali africane vivono e comunicano la fede, come ho potuto constatare nei miei viaggi apostolici. D'altra parte, è bello vedere come la Chiesa in Africa, pur vivendo in mezzo a tante difficoltà e con il bisogno di pace e di riconciliazione, è disponibile a condividere la sua fede».

Dopo questa premessa, il papa ha elencato le "sfide". «Penso, in primo luogo, all'indifferenza religiosa, che porta molte persone a vivere come se Dio non ci fosse o ad accontentarsi di una religiosità vaga, incapace di misurarsi con la questione della verità e il dovere della coerenza. Oggi, soprattutto in Europa, ma anche in alcune parti dell' Africa, si sente il peso dell'ambiente secolarizzato e spesso ostile alla fede cristiana».

L'altra sfida «per l'annuncio del Vangelo è l'edonismo, che ha contribuito a far penetrare la crisi dei valori nella vita quotidiana, nella struttura della famiglia, nel modo stesso di interpretare il senso dell’esistenza». «Sintomo» di una situazione di «grave malessere sociale» è pure il «dilagare di fenomeni quali la pornografia e la prostituzione».

Da qui l'invito di Benedetto XVI a non perdere la speranza anche perché - ha osservato - «nelle società d'Africa e d'Europa sono presenti non poche forze buone, molte delle quali fanno capo alle parrocchie e si distinguono per l'impegno di santificazione personale e di apostolato. Auspico che, col vostro aiuto, esse possano diventare sempre più cellule vive e vitali della nuova evangelizzazione».

Nel suo discorso il papa ha esortato i vescovi ad avere la famiglia al centro della loro attenzione perché «essa, chiesa domestica, è anche la più solida garanzia per il rinnovamento della società». Alla Chiesa stanno a cuore anche i giovani: «L'Europa e l'Africa hanno bisogno di giovani generosi, che sappiano farsi carico responsabilmente del loro futuro, e tutte le istituzioni devono avere ben presente che in questi giovani è racchiuso l'avvenire e che è importante fare tutto il possibile perché il loro cammino non sia segnato dall'incertezza e dal buio». E pertanto va seguita «con speciale premura la loro crescita umana e spirituale, incoraggiando anche le iniziative di volontariato che possono avere valore educativo».

Il cardinale Péter Erdö ha notato che «i problemi dei nostri due continenti e dei diversi paesi sono molto diversi tra di loro, ma ci sono anche tanti aspetti comuni delle sfide odierne e, soprattutto, è comune l'entusiasmo della fede, quando essa è viva. Riunirci qui in questi giorni ci ha aiutato a conoscere e ad apprezzare meglio l'altro ma anche a riscoprire insieme, con più chiarezza, il Signore che genera e sostiene la comunione tra di noi».

Nonostante le differenze tra le culture di Africa ed Europa, «i valori fondamentali restano identici», ha ribadito il cardinale Pengo. «Per questo vogliamo rinnovare il. nostro impegno missionario di annunciare Gesù Cristo a tutti» cominciando con «il risveglio nell'intimo del cuore umano del desiderio di Dio, tante volte dimenticato». Dal porporato africano l’intenzione di continuare a «stringere i rapporti personali ed ecclesiastici tra i due continenti» ed «essere attenti a quello che lo Spirito Santo in ogni momento ci spinge a fare insieme».

Sfide comuni

La scoperta di avere delle sfide comuni è stata la principale acquisizione del simposio, almeno stando alle affermazioni dei principali partecipanti.

Al primo posto però va sempre la nuova evangelizzazione, seguendo su questo tema la priorità indicata dal papa. Come vescovi europei ed africani, «vogliamo affrontare insieme la sfida della nuova evangelizzazione, vivendo la fratellanza nella missione in modo più intenso», ha ribadito il card. Erdö, intervenendo il 15 febbraio alla conferenza stampa, nella sede della Radio Vaticana, che ha fatto il punto sul simposio. Tante sfide comuni. «Abbiamo scoperto tante preoccupazioni ma ci impegniamo a collaborare nel campo della pastorale, della sanità, dell'educazione, nei problemi sociali». L'Europa, ha concluso, «può ricevere dall'Africa una grande umanità nei rapporti».

Il card. Sarr, arcivescovo di Dakar, si è soffermato sul tema degli immigrati dicendosi convinto che porteranno «fede giovane». «Gli immigrati africani potranno aiutare l'Europa a trovare nuova gioventù e freschezza nella fede». In futuro - ha precisato il card. Sarr – gli scambi tra vescovi riguarderanno sempre più temi come «l'educazione, la lotta alla povertà, la sanità, la formazione dei quadri dirigenti, il dialogo tra le religioni, il commercio di armi, la tratta, il debito estero e lo sfruttamento da parte delle compagnie minerarie».

La collaborazione però potrà funzionare se verrà accompagnata da un cambiamento di mentalità. «Abbiamo bisogno di completarci e lavorare insieme per questa Chiesa. Da questo nuovo partenariato - ha sottolineato Buti J. Tihagale - sarà facile impostare un discorso comune per la difesa dei diritti».

Anche l'arcivescovo polacco Henryk Hoser ha detto che «la globalizzazione è uno strumento da usare con molta intelligenza per l'evangelizzazione dell'uomo nuovo».

Ricordando ai presuli riuniti in sessione plenaria il ruolo dei «promotori del Vangelo» svolto dai testimoni della fede e dai santi, il presidente della Conferenza episcopale polacca mons. Jozef Michalik ha fatto riferimento alle persecuzioni dei cristiani in Africa. Assicurando le preghiere di sostegno per «i fratelli in Sudan, Nigeria, Egitto, Etiopia e altri paesi», ha espresso la ferma convinzione che «anche questa volta il sangue dei martiri perseguitati potrà essere il seme del Vangelo». «Le sofferenze e le esperienze dei popoli africani ci insegnano l'umiltà e il riconoscimento del torto inflitto. L'Europa non sempre è stata per l'Africa una sorella benevola e pronta al sacrificio. Abbiamo bisogno del perdono e di un modo nuovo di guardare insieme il futuro della Chiesa, madre di tutti noi», ha concluso.

 

Fabrizio Mastrofini

Settimana, anno 2012, n. 9, pag. 12

Ultima modifica Giovedì 12 Aprile 2012 20:57

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