Venerdì, 15 Dicembre 2017
Mercoledì 20 Marzo 2013 13:17

Lo stile del nuovo Papa (p. Bruno Secondin)

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1. Francesco: nuovo Papa e nuovo stile

   Che emozione stare in piazza, o alla televisione, per vedere la fumata bianca e scoprire che il nuovo Papa è uno latinoamericano, che è gesuita e che ha preso il nome di Francesco! E le sorprese si sono subito moltiplicate, fin dalla prima apparizione: semplicità, cordialità, libertà.

Tutta un'altra cosa rispetto ai tempi recenti nei sacri palazzi. E ogni giorno se ne sente una di nuova per i gesti e le frasi che dice. Raccogliamo qualche cosa perché non si perda la memoria: si noti lo stile totalmente nuovo, diverso, proprio degno del nome che porta...

*  Dalla loggia, il 13 sera: "E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza... E adesso vorrei dare la benedizione, ma prima, prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. [Preghiera silenziosa, impressionante]. Adesso darò la benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà". Una sensazione unica di novità e di stile! Davvero lo Spirito Santo è stato creativo...

*  La prima messa in Cappella Sistina (14 marzo): In queste tre letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella prima lettura il movimento nel cammino; nella seconda lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare... Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza.

   Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: 'Chi non prega il Signore, prega il diavolo'. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio... Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore".

*  Nella celebrazione con tutti i cardinali (15 marzo): "Come ci ha ricordato tante volte nei suoi insegnamenti e, da ultimo, con quel gesto coraggioso e umile, il papa Benedetto XVI, è Cristo che guida la Chiesa per mezzo del suo Spirito. Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa con la sua forza vivificante e unificante: di molti fa un corpo solo, il Corpo mistico di Cristo. Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra (cfr At 1,8)... La metà di noi siamo in età avanzata: la vecchiaia è – mi piace dirlo così – la sede della sapienza della vita. I vecchi hanno la sapienza di avere camminato nella vita, come il vecchio Simeone, la vecchia Anna al Tempio. E proprio quella sapienza ha fatto loro riconoscere Gesù. Doniamo questa sapienza ai giovani: come il buon vino, che con gli anni diventa più buono, doniamo ai giovani la sapienza della vita".

2. Perchè Francesco, questo nome insolito?

*  Incontro con i giornalisti (16 marzo): "Alcuni non sapevano perché il vescovo di Roma ha voluto chiamarsi Francesco. Alcuni pensavano a Francesco Saverio, a Francesco di Sales, anche a Francesco d’Assisi. Io vi racconterò la storia.

   Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico, un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: "Non dimenticarti dei poveri!". E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!".

   Ogni giorno una sorpresa! Il buon giorno si vede dal mattino... Dobbiamo sostenere con la preghiera questo nuovo stile evangelico e profetico.

Webnews in autonomia di p. Bruno Secondin per gli amici – Esce quando ci sono notizie da comunicare
W 1 - n. 221   17 marzo 2013

Ultima modifica Mercoledì 20 Marzo 2013 15:13

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