Lunedì, 11 Dicembre 2017
Domenica 20 Novembre 2011 15:38

Meglio insegnare a pescare

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Basta donazioni a pioggia per combattere la fame.

Molte aziende alimentari occidentali hanno deciso di trasferire le loro conoscenze e competenze tecnologiche a imprese africane per progetti di sviluppo locali. L’esempio della General Mills.

Non ti do il pesce, ma la canna da pesca, e ti insegno a usarla, perché tu possa pescare da solo. Nel 2007, Ken Powell, amministratore delegato di General Mills, multinazionale alimentare americana - che ha nel portafoglio marchi come Yoplait, Old EI Paso, Cheerios, Haagen Dazs - chiese ai suoi collaboratori di cercare idee innovative per aiutare a combattere la fame nei paesi africani, idee che non fossero limitate solo alla donazione di cibo.
«Fin ad allora - spiegò Powell, manager della major statunitense - avevamo sempre donato aiuti economici o cibo. Ci sembrava di non incidere. Non volevamo lavarci la coscienza, farcendo qualcosa per l'Africa con aiuti a breve termine, o progetti che finivano chissà dove. Allora abbiamo pensato di sfruttare le nostre conoscenze per aiutare le imprese africane con progetti di sviluppo e di miglioramento tecnologico che . avessero un respiro più a lungo termine».
General Mills cominciò con l'esplorare le possibilità di creare piccoli processi di produzione alimentare nei villaggi rurali. Ma subito si rese conto che c'erano tanti ostacoli da superare, prima ancora di iniziare a pensare alla produzione alimentare, anche se su piccola scala. Mancava l'acqua potabile; l'elettricità non c'era sempre; né vi erano tutte le condizioni necessarie (catena del freddo, magazzini, logistica) per pensare alla produzione alimentare «per aiutare gli africani a realizzare da soli i processi produttivi di una moderna industria alimentare: bisognava prima creare le condizioni per impiantare una moderna industria di cibo», fu la conclusione di Peter Erikson, vice presidente della General Milis, incaricato di seguire il progetto "Dare la canna da pesca agli africani"
Da allora, la fondazione General Mills ha investito 1,5 milioni di dollari per formare tecnici alimentari in Zambia, Tanzania, Kenya, Malawi. Molti di loro sono stati, in questi anni, nel quartiere generale della multinazionale nel Minnesota, per lunghi periodi di training. La Nyrefami Ltd, società di molitura della Tanzania, che produce farina, è riuscita a migliorare la propria produzione, introducendo un processo di controllo qualità all'ingresso delle merci. La farina prodotta fino ad allora era contaminata da rifiuti, escrementi di topo e altri materiali che entravano con la materia prima. È stato introdotto, quindi, un processo di lavaggio e asciugatura del grano, prima della produzione vera e propria della farina attraverso la macina. La farina Nyrefami, usata nell'alimentazione di famiglie e bambini della Tanzania, oggi ha un livello qualitativo migliore, grazie a questo progetto di formazione del tecnico africano. Questa è solo la prima parte della storia ...
Altre multinazionali alimentari si sono unite alla General Mills, tra cui l'americana Cargill e la danese Royal Dsm Nv, accomunate dall'obiettivo di trasferire know how alle aziende africane per sostenere lo sviluppo dei loro processi produttivi alimentari. Assieme hanno dato vita, poche settimane fa, a una organizzazione non governativa. L'ong si chiama Partners in Food Solutions (Pfs: http.//www.partnersinfoodsolutions.com/) e ha come primo punto statutario la missione di aiutare le aziende alimentari a condividere le proprie conoscenze tecnologiche con le aziende africane e di altri paesi in via di sviluppo.
Tutte le aziende alimentari, anche quelle italiane, possono unirsi al progetto della Pfs. È un modo per fare volontariato, per fare business etico, per aiutare in modo concreto le piccole e medie aziende alimentari già esistenti in Africa a sviluppare e a migliorare i propri processi produttivi. Niente più donazioni alimentari che arrivano dall'alto a pioggia. Basta con cose che spesso non servono. Si vuole dare la canna da pesca, più moderna della semplice canna di bambu, con il filo e l'amo, e anche la formazione per usarla nel migliore dei modi.
La Pnf ha già un paniere - termine appropriato in questo caso che parliamo di alimentare - di 15 progetti di sviluppo legati ad altrettante aziende alimentari in Kenya, Zambia, Tanzania e Malawi, che si pensa miglioreranno indirettamente l'attività di circa 60mila piccoli agricoltori. Lo scorso anno, ha raccontato Erickson, un progetto legato alla produzione di latte in polvere ha avuto come conseguenza la necessità di stabilire uno stesso prezzo di acquisto per i produttori di latte: un prezzo minimo garantito per gli agricoltori, anche quelli più piccoli, che hanno meno forza nei confronti dei produttori alimentari africani, "costretti" così, in ragione dell'adozione di procedure standard, a riconoscere anche a loro lo stesso prezzo.


di Riccardo Barlaam
Giornalista, Il Sole 24 Ore
Nigrizia Aprile 2011

Ultima modifica Lunedì 21 Novembre 2011 13:43

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