Martedì, 22 Agosto 2017
Lunedì 06 Febbraio 2012 18:39

Emergenza gas: ecco perché siamo in difficoltà.

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E come risolvere la crisi

 

Prima il freddo polare che investe l’Italia e da giorni non dà tregua, poi la riduzione fino al 30% di importazioni di gas dalla Russia, infine il rigassificatore di Rovigo che va in tilt a causa del mare mosso che impedisce alle metaniere con gas liquido di attraccare. È questo il preoccupante scenario in cui il ministero dello Sviluppo economico ha deciso di attivare una prima procedura d’emergenza che prevede di far funzionare le centrali elettriche non più a metano ma con olio combustibile, il tutto per garantire le forniture di gas alle famiglie.

Altra misura adottata è quella che prevede un approvvigionamento ridotto per quei clienti detti “interrompibili”, esclusivamente aziende, che hanno stipulato contratti a tariffe agevolate che prevedono però appunto la riduzione delle forniture in casi di emergenza.

Ma il punto è proprio questo, siamo davvero in emergenza? Secondo Antonio Sileo e Federico Pontoni, ricercatori dell’Università Bocconi ed esperti di tematiche energetiche, in realtà siamo ancora lontani da una situazione di reale pericolo. Per capire le ragioni di tanta cautela, però, bisogna partire dal nostro sistema di approvvigionamento.

L’Italia riceve la maggior parte del gas, circa il 90%, da quattro grandi gasdotti: il Transmed dall’Algeria, il Tag dalla Russia, il Transit dalla Svizzera, con gas che arriva da Norvegia e Olanda, e infine il Greenstream dalla Libia, che è stato interrotto il 23 febbraio del 2011 e ripristinato in tempo per l’inverno proprio lo scorso ottobre. “In questa situazione – spiegano i due ricercatori - un calo di forniture dalla Russia può essere tamponato aumentando le richieste sugli altri gasdotti, grazie all’opportuna diversificazione delle fonti di cui godiamo.  Una procedura che d’altronde è già avvenuta in questi giorni con la Svizzera e l’Algeria come ha fatto sapere l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni”.

Per vedere all’opera questo meccanismo  basta consultare ogni giorno il sito di Snam Rete Gas e si scopre ad esempio che ieri, 5 febbraio, in Italia c’è stata una richiesta complessiva di 407 milioni di metri cubi di gas. Di questi circa 91 sono arrivati dal Transmed algerino, 80 dalla Russia, 40 dalla Svizzera e 18 dalla Libia. “Restano fuori – spiegano ancora Sileo e Pontoni - i circa 7 milioni di metri cubi prodotti dai due rigassificatori attivi in Italia, e cioè quello di Rovigo e quello di La Spezia, i circa 22 milioni di metri cubi prodotti nel nostro Paese, e soprattutto, i circa 150 milioni di metri cubi che vengono attinti alle nostri fonti di stoccaggio”.

Ed è proprio quest’ultima un’altra delle garanzie che abbiamo per evitare crisi di approvvigionamento. “Stiamo parlando di riserve – sottolineano i ricercatori della Bocconi – che in casi limite possono arrivare a coprire anche fino a 250 milioni di metri cubi al giorno. Queste strutture di stoccaggio sono sparse un po’ in tutta Italia anche se le più importanti si trovano nel Nord e in particolare in Emilia. Vengono caricate durante l’estate quando i consumi di gas sono inferiori e dall’autunno, quando ce n’è bisogno, cominciano a dare il loro apporto che serve proprio a coprire i consumi invernali e i picchi, come quelli di questi giorni”.

La dimostrazione pratica del meccanismo è data dai dati dell’import stimati per oggi, che a fronte di un ammanco di gas proveniente dalla Russia sceso al 18%, vede l’uso del gas stoccato scendere a quota 140 milioni di metri cubi, con riserve ancora intatte per più di 5 miliardi di metri cubi.

“Per evitare emergenze allora, oltre ad aumentare l’importazione dagli altri gasdotti  - fanno notare Sileo e Pontoni – bisognerebbe in futuro incrementare le nostri basi di stoccaggio, solo così saremmo ancora più sicuri. Se infatti la domanda resta praticamente costante, ma ci sono solo dei picchi di richieste, potrebbe non servire fare nuovi gasdotti, ma basterebbe avere riserve un po’ maggiori. Il resto lo farebbe la legge della domanda e dell’offerta, con gli “interrompibili” che nelle fasi di maggiore richiesta, riceveranno appunto meno gas, come prevedono i loro contratti mentre le centrali elettriche passano all’olio combustibile”.

    giuseppe.cordasco
panorama.it
    Lunedì 6 Febbraio 2012

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00

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