Lunedì, 23 Ottobre 2017
Mercoledì 07 Marzo 2007 19:29

Opportunità e pericoli per l'«homo technologicus»

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Opportunità e pericoli per l'«homo technologicus»

di Paolo MoviolaDossier MC febbraio 2007

Qualche settimana fa, ho ricevuto dall’Angola, via posta elettronica, un video del dottor Nando Campanella, il medico che a suo tempo vinse il nostro «Premio Carlo Urbani» e che oggi lavora in Africa per l’Organizzazione mondiale della sanità (http://www.afro.who.int/). Nando è un esperto di telemedicina e, ovunque vada a lavorare, cerca di coniugare le sue conoscenze mediche con quelle tecnologiche. L’e-mail è uno strumento che ha rivoluzionato il modo di comunicare, abbattendo le distanze e il tempo (ma quasi sempre anche la poesia). Personalmente, non riesco più a fare a meno, anche perché la posta elettronica è ormai diventata indispensabile per il mio lavoro. Tuttavia, vivo senza telefonino. Una cosa, questa, talmente inusuale che, quando lo confesso, nessuno mi crede.

Verso le nuove tecnologie ho un rapporto di accettazione, ma allo stesso tempo di sospetto. Ad esempio, in quanto ambientalista (convinto), mi infastidisce molto vedere i prodotti tecnologici durare sempre meno, non tanto perché non funzionino più quanto perché vengono superati da altri più aggiornati e di cui - come ci fanno credere pubblicità martellanti ed invadenti - sembra non si possa fare a meno. Purtroppo, computer, telefonini, videoregistratori, televisori, stampanti e quant’altro si trasformano in rifiuti altamente inquinanti e di difficile smaltimento. In media, in Europa ogni cittadino produce 20 (venti!) chilogrammi di spazzatura elettronica all’anno. La direttiva europea (http://europa.eu/) sui «Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche» (Raee), in inglese Waste from electrical and electronic equipment (Weee), non sembra essere adeguata all’entità del problema. Gli europei (con gli italiani nelle primissime posizioni) cambiano il proprio cellulare in media ogni 15 mesi. Quanti di essi sanno che i telefonini contengono cassiterite e tantalio (coltan) e che, per avere questi metalli, nella martoriata Repubblica del Congo si combatte, si sfrutta, si commette ogni genere di violenza?

Quando si viaggia nel Sud del mondo si incontrano sempre più spesso internet cafè. Dunque, la tecnologia arriva veramente ovunque? Lascio la risposta a Geneviève Makaping, antropologa del Camerun, che al Convegno di Mani Tese (http://www.manitese.it) ha tristemente sintetizzato la situazione: «In Africa i miei nipotini hanno il telefonino ma nessuno li chiama. Hanno la parabola satellitare ma la usano per scegliere il paese in cui emigrare. Le ragazze vanno nei tanti internet cafè per contattare uomini che le portino in Europa, dove finiscono sulle strade a prostituirsi». Quella della professoressa Makaping è una provocazione, anche se non troppo lontana dalla realtà. Vale la pena di ricordare che l’analisi svolta da The Economist (http://www.economist.com), la bibbia del capitalismo mondiale, sulle nuove tecnologie informatiche e della comunicazione nei paesi poveri arrivava a questa conclusione: «Un computer non serve se non hai cibo, non hai elettricità e non sai leggere. (...) La telefonia mobile è la tecnologia con il più grande impatto sullo sviluppo» (10 marzo 2005).

Altro problema delle nuove tecnologie è la loro invasività. Oggi si diffondono i microchip polifunzionali che si  impiantano sotto pelle (come il Rfid, Radio frequency identification, che identifica automaticamente e a distanza persone, animali e oggetti). E domani che sarà? Ecco perché sono d’accordo con le preoccupazioni espresse dal professor Umberto Galimberti («Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica», Feltrinelli 2000): «Non c’è più nessuno che sia in grado di controllare la tecnica, ma è la tecnica a divorare gli uomini, compresi quelli che hanno il potere di immettere nel circuito le informazioni. Essi infatti devono tener conto dei gusti degli utenti e questi gusti a loro volta sono indotti dal mezzo. Insomma nel conflitto tra uomo e macchina perde sempre l’uomo».

Un altro filosofo, il francese Jean Baudrillard, non vede affatto bene questa invasione della tecnologia: «La peculiarità dell’essere vivente è di non arrivare al limite delle sue possibilità, mentre l’oggetto tecnico fa il contrario: esaurisce le sue possibilità e le dispiega a dispetto di tutto, anche dell’uomo, determinando più o meno a lungo termine la sua scomparsa. (...) Non c’è analogia più bella, per illustrare questo passaggio all’egemonico, della fotografia diventata digitale, liberata nello stesso tempo dal negativo e dal mondo reale. I due passaggi, naturalmente su scale diverse, hanno conseguenze incalcolabili. Significano la fine di una presenza singolare dell’oggetto, visto che può essere costruito digitalmente. Fine del momento singolare dell’atto fotografico, perché l’immagine può essere immediatamente cancellata o ricomposta. Fine della testimonianza irrefutabile del negativo».

Ogni fine anno Time, il noto settimanale Usa (http://www.time.com), sceglie il personaggio che, a suo dire, più ha segnato l’anno appena concluso.

La copertina dell’ultimo numero del 2006 raffigurava un computer a schermo piatto su cui si riflette l’immagine del lettore, perché «L’uomo dell’anno sei tu. Sì, sei proprio tu. Tu controlli l’era dell’informazione. Benvenuto nel tuo mondo». Insomma, l’anonimo utente di internet sarebbe il cuore della «nuova democrazia digitale». L’enfasi di Time arrivava a tal punto da titolare un articolo: Power To The People, Potere al popolo. Ironia della sorte, proprio nei giorni dell’uscita di questo numero si scopriva che i servizi segreti degli Stati Uniti potranno mettere il naso nelle e-mail e nelle transazioni delle carte di credito dei passeggeri europei che vanno negli Stati Uniti. Ad ulteriore conferma dell’ambiguità delle nuove tecnologie e della pericolosità di una loro adozione acritica.

Non è certo, infine, se la scelta del settimanale Time sia stata completamente autonoma o piuttosto influenzata da interessi commerciali. Questo è forse il punto centrale della questione: dove finisce l’utilità di una nuova tecnologia e dove inizia il consumismo ingiustificabile e insostenibile?

Ultima modifica Domenica 06 Maggio 2007 01:22

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