Giovedì, 14 Dicembre 2017
Mercoledì 21 Marzo 2007 19:59

Poligamia, questione aperta

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Poligamia, questione aperta

di Mostafa El Ayoubi
Nigrizia marzo 2007


Ogni volta che si parla del diritto alla libertà di culto per i musulmani in Italia, scatta l’allarme poligamia. Ed è quello che è avvenuto, puntualmente, all’inizio di quest’anno, quando la Commissione affari costituzionali ha iniziato una serie di audizioni con esperti ed esponenti delle comunità di fedi, per sentire il loro parere sulla proposta di legge Boato-Spini, sulla libertà religiosa. Gli scettici dicono che questa legge, se venisse approvata, favorirebbe la diffusione della poligamia: i musulmani che vivono nel nostro paese potrebbero, grazie a essa, ricorrere al matrimonio religioso invece che a quello civile. E siccome quello islamico consente la poligamia, un musulmano, anche in Italia, potrebbe avere quattro mogli, cosa assolutamente inammissibile.

I media spesso riportano dichiarazioni di esperti e di uomini politici che affermano che i musulmani rivendicano, in nome della libertà religiosa, il diritto di essere poligami e invitano quindi lo stato alla prudenza e a non dispensare diritti religiosi e a stipulare facili Intese. Tuttavia, bisogna riconoscere, a prescindere dal caso islam, che in Italia ci si basa ancora sulla legge “facciata” del 1929/30, relativa ai “culti ammessi”, per regolamentare le attività culturali delle minoranze religiose. Una legge obsoleta, che non tiene conto del radicale cambiamento dell’assetto culturale e religioso del paese dove convivono comunità di fedi di origine immigrata diverse (induisti, buddhisti, sikh, ortodossi, bahai, etc); una legge quadro, quindi, è diventata indispensabile per i nuovi cittadini, che potranno praticare liberamente le loro fedi, nel rispetto della legge, ovviamente.

In Italia la poligamia è vietata, questo lo sanno molto bene anche i musulmani. Infatti, nelle bozze d’Intesa, presentate in passato da alcune organizzazioni islamiche (Ucoii e Coreis), non vi è alcun accenno a questa prassi.

Ora, al di là dell’uso strumentale che si fa di tale questione, rimane il fatto che il matrimonio poligamico è una realtà che non può essere sottaciuta da chi pratica la fede islamica. Cosa pensano realmente i musulmani che vivono in Italia della poligamia? Quando si dice, «Noi non rivendichiamo il diritto alla poligamia», significa un semplice adeguarsi alla legge oppure si è ormai convinti che si tratti di una prassi che discrimina le donne e come tale vada abolita?

Polemiche ideologiche sterili a parte, il dibattito aperto sulla questione poligamia è comunque salutare per la comunità islamica, che ha il dovere di interrogare la propria tradizione religiosa e reinterpretare le sue fonti per rendere giustizia al mondo femminile, oggi fortemente discriminato.

Lo spirito della norma sulla poligamia, quando fu istituita più di 1.400 anni fa, fu quello di fornire una soluzione etica, pratica e umana per le vedove e gli orfani in seguito a eventi imprevisti che la comunità deve affrontare, come ad esempio la guerra. Ciò spiega perché il versetto che parla della poligamia fu rivelato subito dopo la battaglia di Uhud, scatenata dai potenti della Mecca contro la nascente comunità islamica, durante la quale molti musulmani persero la vita, lasciando nel bisogno moglie e figli.

Il matrimonio poligamico, tuttavia, è vincolato da condizioni chiare: la donna non può essere obbligata a diventare la seconda moglie; la prima moglie che non accetta la poligamia ha il diritto di chiedere il divorzio.

Ciò nonostante, l’approccio letterale agli insegnamenti del Corano, adottato dai teologi in alcune culture islamiche conservatrici (per esempio, il divieto di guidare la macchina per le donne in Arabia Saudita), riflette l’influenza di alcune culture tradizionaliste conservatrici e non corrisponde allo spirito delle norme religiose.

È vero che la religione interviene nei modelli che regolano i rapporti uomini-donne. Ma è altresì vero che essa evolve anche in funzione di questi rapporti. Ovvero, i dogmi religiosi s’interpretano e si vivono in funzione dei rapporti uomo-donna.

I musulmani devono aprire una riflessione seria sul concetto di poligamia e sulla questione femminile nell’islam. Tra di loro c’è ancora chi ritiene che la poligamia sia un dogma immutabile. Nonostante il radicale cambiamento sociale e culturale delle società islamiche, ancora oggi l’uomo, in teoria, può sposare quattro mogli (salvo in alcuni paesi islamici) e può anche ripudiarle a suo piacimento. Ciò avviene, ahimè, anche in Europa, dove si verificano regolarmente casi di matrimoni non conformi alle leggi in vigore ed episodi di ripudio da parte del marito, consentiti paradossalmente dallo stato.

In Francia, ad esempio, sono previste convenzioni con l’Algeria (1964) e il Marocco (1981) in materia di matrimonio, per le quali un matrimonio tra coppie marocchine o algerine, anche se vivono stabilmente in Francia, è regolato da leggi dei loro paesi di origine, cosicché un algerino che vuole divorziare va in Algeria, ripudia la moglie, consegna il certificato di divorzio alle autorità competenti francesi e il gioco è fatto!

Quindi, forse, è anche il caso che l’Europa s’interroghi su tali questioni e dia delle risposte che tengano conto delle pari opportunità e della tutela della donna ed evitare di barattare i loro diritti in cambio di concessioni economiche e geopolitiche.

Ultima modifica Mercoledì 13 Giugno 2007 23:22

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