Martedì, 22 Agosto 2017
Lunedì 12 Novembre 2007 19:15

LA STRADA È LUNGA - Costa D’Avorio / Il dopo Accordi di Ouagadougou

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LA STRADA È LUNGA
Costa D’Avorio / Il dopo Accordi di Ouagadougou

di Andrea Anselmi
da Nigrizia/Giugno 2007

Il “dialogo diretto” tra il governo di Abidjan e gli ex ribelli sembra offrire dei risultati insperati. Gli accordi di Ouagadougou del 4 marzo hanno messo in moto dinamiche inaspettate, soprattutto alla luce delle difficoltà incontrate, da quasi cinque anni, per trovare una soluzione alla crisi.

Come previsto dalle disposizioni dell’accordo, il 29 marzo Guillaume Soro, già capo delle forze ribelli, è stato nominato primo ministro e ha formato un governo con l’obbiettivo principale di riportare la calma nel paese e organizzare al meglio la tenuta di nuove elezioni.

La formazione governativa comprende, al momento, undici ministri del partito del presidente Laurent Gbagbo, il Fronte Popolare Ivoriano (Fpi), sette delle Forze Nuove, e cinque a testa per i maggiori partiti di opposizione: il Raggruppamento dei Repubblicani (Rdr), di Alassane Ouattara, e il Partito democratico della Costa d’Avorio, di Henri Konan Bédié.

Da metà aprile, inoltre, Gbagbo ha annunciato l’inizio dello smantellamento della “zona di fiducia” (zone de confiance), che divide il nord e il sud del paese dal settembre 2002. Le forze internazionali di interposizione saranno gradualmente sostituite (una riduzione di metà ogni due mesi, fino al completo ritiro) da brigate miste di soldati dell’esercito ivoriano e di forze ribelli, sotto la tutela del Centro di comando integrato (Cci), struttura paritaria composta dagli stati maggiore delle due ex formazioni avversarie.

La fine della zona cuscinetto” dovrebbe permettere la ripresa di scambi regolari tra le due metà della Costa d’Avorio e potrebbe segnare un passo decisivo verso la riunificazione del paese. Inoltre, visti i progressi delle ultime settimane, diverse istituzioni sembrano aver ripreso fiducia nel possibile consolidamento del processo di pace ivoriano. Per esempio, a fine aprile il ministro ivoriano dell’economia e delle finanze, Charles Koffi Diby, è riuscito a trovare un accordo con la Banca mondiale per la ripresa dei prestiti.

Tali progressi erano impensabili fino a qualche mese fa. Dall’autunno scorso, il dialogo e le possibilità di un miglioramento concreto della situazione ivoriana sembravano, infatti, essersi arenati per l’ennesima volta. Le elezioni di ottobre erano state nuovamente posticipate per problemi legati al disarmo dei contendenti, all’identificazione e alla registrazione degli elettori.

A novembre, la risoluzione 1721 delle Nazioni Unite pareva aver definitivamente messo alle corde Gbagbo, al quale era concesso ancora un anno di tempo prima che la legittimità del suo mandato presidenziale venisse revocata.

I mesi seguenti sono stati costellati da una serie di manifestazioni anti-Gbagbo, spesso duramente represse dall’intervento delle forze dell’ordine. Questo clima di tensione sembra, tuttavia, aver cominciato a dissiparsi con l’inizio delle contrattazioni tra il presidente ivoriano e il capo dei ribelli, Soro. Le negoziazioni iniziate nel febbraio scorso - al cospetto del capo di stato burkinabé, Blaise Compaoré - hanno portato alla firma degli accordi di Ouagadougou. Oltre allo smantellamento della zone de confiance, sostituita da una “linea verde” temporanea, questi patti prevedono una semplificazione del processo di identificazione e rilascio dei documenti necessari al voto, un quadro permanente di concertazione tra i quattro leader principali del paese (Gbagbo, Soro, Bédié e Ouattara) e la previsione di giungere a elezioni entro dieci mesi.

L’accordo trovato tra le due parti esclude, di fatto, qualsiasi mediazione internazionale (da parte dell’Onu o della Francia) e appare particolarmente favorevole al capo dello stato. Il presidente ivoriano sembra aver completamente svuotato d’importanza la risoluzione 1721 delle Nazioni Unite. Si è sottratto agli obblighi del Gruppo di lavoro internazionale (che aveva il compito di seguire gli avanzamenti del processo di pace) e non si è ancora precluso nessun margine d’azione rispetto a Soro. La mancanza di compromessi specifici nella ripartizione di ruoli tra presidente e primo ministro si associa, inoltre, alla flessibilità delle scadenze fissate per la messa in pratica delle riforme previste.

Nonostante i concreti avanzamenti e la speranza nel raggiungimento degli obiettivi previsti, numerosi dubbi e preoccupazioni circondano la realtà ivoriana.

Fa discutere, per esempio, l’approvazione, alla quasi unanimità, di una legge di amnistia che copre tutti i delitti «contro la sicurezza dello stato» dal settembre 2000 (elezioni di Gbagbo) a oggi. Inoltre, se da un lato si temono possibili ricadute di violenza con la progressiva partenza dei contingenti internazionali, dall’altra ci si chiede quali possano essere le possibilità concrete di portare a pieno compimento tutti i propositi sviluppati negli accordi di pace.

Per quanto riguarda il primo punto, la scomparsa di una zona tampone di controllo potrebbe aumentare il rischio di eventuali azioni militari da parte di uno dei due schieramenti, eliminazioni mirate e abusi (omicidi, rapimenti, furti, violenze sessuali) nella “zona cuscinetto”, a opera di individui o milizie armate. A questo proposito, Francia e Nazioni Unite hanno confermato la loro intenzione di mantenere una presenza militare in Costa d’Avorio (che ora conta 11mila uomini, di cui circa 3.500 francesi).

Il nodo della questione sarà capire quali sono le vere intenzioni di Gbagbo e di Soro. Se si tratta, in definitiva, di un’ennesima spartizione a tempo indefinito della torta ivoriana o se l’obiettivo è quello di porre definitivamente fine alla crisi del paese. Allontanati, almeno per il momento, gli attori internazionali, la risoluzione della crisi è profondamente dipendente dalla buona volontà di cooperazione delle parti. L’impressione è che, nelle loro attività congiunte, Gbagbo e Soro mescolino rispetto e sfiducia reciproca. Oltre a questi scogli di ordine psicologico, tuttavia, gli impedimenti tecnici rimangono seri: disarmo, censimento della popolazione, registrazione degli elettori e revisione delle liste elettorali restano al centro della questione ivoriana.

Ultima modifica Sabato 05 Gennaio 2008 23:56

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