Martedì, 17 Ottobre 2017
Venerdì 30 Maggio 2008 22:39

Sahara Occidentale, La sfida dei territori liberati - LA CARTA RASD

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Sahara Occidentale, la sfida dei territori liberati - LA CARTA RASD

Luciano Ardesi

Nigrizia maggio 2008

 

      

Nella calma apparente del conflitto del Sahara
Occidentale, pochi si sono accorti del sottile gioco delle parti tra il Fronte
Polisario e il Marocco. La posta in gioca sono i territori liberati, la parte
della Repubblica araba sahrawi democratica (Rasd) dove i sahrawi esercitano la
piena sovranità. Si tratta di un terzo del paese, situato a est del muro di
sabbia che lo spacca in due.

Il Polisario ha capito da tempo che, per contrastare
la politica “del fatto compiuto” – l’occupazione militare marocchina –, bisogna
opporre l’altra verità: il suo pieno controllo su una parte della Rasd. Per
questo motivo, moltiplica i gesti simbolici nei territori liberati:
celebrazione di anniversari e riunioni del parlamento. Da quando, nell’agosto
scorso, sono iniziati i colloqui diretti tra Rabat e il governo sahrawi in
esilio, il Fronte ha messo la Rasd liberata tra le sue priorità.

La scelta è stata ratificata dall’ultimo Congresso
del Polisario, celebrato nel dicembre scorso a Tifariti, nella zona liberata.
La reazione marocchina ha dato ai sahrawi la certezza di aver fatto centro.
Rabat, infatti, ha tentato di organizzare un “contro-congresso”, finito nel
nulla.

Il 27 febbraio, l’anniversario della proclamazione
della Rasd (1976) è stato festeggiato nuovamente nelle zone liberate. Una
fantomatica associazione marocchina ha minacciato di “marciare contro”. La
minaccia si è ripetuta a fine marzo, quando il Polisario ha annunciato le celebrazioni
per il 35° anniversario della propria creazione (maggio 1973), che si terranno,
sempre a Tifariti, il 20 maggio.

Il 22 marzo si è tenuta la più importante
manifestazione di protesta davanti al “muro della vergogna”. Nella Rasd
liberata, ma a poche decine di chilometri dal confine con il Marocco, oltre
2mila persone (per metà provenienti da Spagna, Italia e altri paesi europei)
hanno formato una lunghissima catena umana, che ha fronteggiato il muro sotto
gli occhi impotenti dei militari marocchini e la sorveglianza dei caschi blu
della missione Onu nel Sahara Occidentale (Minurso).

Nel frattempo, stanno partendo i primi progetti per
lo sviluppo della Rasd liberata. È stato istituito un ministero apposito. La
priorità è stata data all’acqua, agli ospedali e alle scuole, servizi
essenziali per la popolazione nomade che vi risiede e che, peraltro, riceve da
sempre aiuto dal Polisario. Oggi, però, si parla di veri e propri investimenti,
che, almeno simbolicamente, facciano da contrappunto a quelli marocchini nei
territori occupati (un miliardo di dollari l’anno solo per mantenere la
presenza militare).

Nell’ultratrentennale crisi del Sahara Occidentale c’è una sorta di tic nervoso che Rabat manifesta
ogniqualvolta è in difficoltà: tirare in ballo Algeri. È puntualmente accaduto
anche di recente. A corto ormai di argomenti, il governo marocchino
s’intestardisce nell’affermare che è necessario negoziare con… l’Algeria. A
metà marzo, nel quarto incontro diretto con il Polisario, non è riuscito a
imporre né ai sahrawi né all’Onu il suo progetto di “autonomia”. Risulta sempre
più evidente che a quel progetto manca qualcosa di essenziale: un pezzo di quel
Sahara di cui il Marocco vuol far credere di avere il controllo totale.

Ultima modifica Sabato 07 Giugno 2008 11:51

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