Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Mercoledì 06 Gennaio 2010 19:40

Ambiente come madre

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Nigrizia - anno 127 n.9 settembre 2009
Frei Betto (scrittore)

Dobbiamo intrattenere relazioni di complementarietà con habitat naturale e con gli altri esseri umani. Da essi dipendono la nostra vita e la nostra felicità.


Il termine ecologia — dal greco ôikos (casa, abitazione) e -logìa (discorso, studio) — è la scienza che studia l’habitat (la “casa” di tutto ciò che c'è), le sue condizioni naturali, le relazioni che esistono tra gli esseri (animati e inanimati) e, in particolare, gli organismi viventi (piante, animali ed esseri umani) e l’ambiente in cui vivono.

Se non fosse per la stranezza del termine, sarebbe più corretto parlare di ecobionomia. Se la biologia è la scienza che tratta di tutte le manifestazioni della vita, e se l'economia si occupa della corretta conduzione della casa, allora l'ecobionomia sarebbe la scienza dell’adeguata amministrazione dell'habitat naturale in vista del fiorire della vita. Sarebbe anche più esatto parlare di "madre ambiente", perché da esso traiamo origine, in esso viviamo, di esso ci nutriamo e ad esso torniamo.
Questa visione d'interdipendenza tra tutti gli esseri è andata perduta con la modernità. A questa perdita ha contribuito anche un'errata interpretazione del dato biblico, secondo il quale Dio, dopo aver creato la terra, l'avrebbe affidata all’uomo perché la dominasse: «Riempite la terra e soggiogatela» (Genesi 1,28). Ovvio che il verbo "soggiogare" non implica un potere illimitato, ma va inteso come gestione responsabile. Il soggiogamento, però, è diventato sinonimo di sfruttamento, spoliazione e stupro. Si è cercato di trarre dal pianeta il massimo profitto. Cosi facendo, si sono inquinati i fiumi, contaminati i mari e avvelenata l'aria che respiriamo.
Non c’è una separazione tra ambiente naturale ed esseri umani. Per quanto dotati d'intelligenza e di coscienza, siamo in tutto e per tutto esseri naturali. Anche "spirituali", certo, ma solo nel senso di aperti alla comunione d'amore con il prossimo e con Dio.
L’universo ha 14 miliardi di anni; l’essere umano poco più di 2 milioni. Ciò significa che siamo il frutto di una evoluzione dell'universo, che - come diceva il gesuita filosofo, teologo e paleontologo francese Teilhard de Chardin - è guidata dall'energia divina.
Prima della comparsa della specie umana l'universo era bello ma cieco. E’ solo grazie agli esseri umani che esso ha acquisito una "mente e degli "occhi" per guardarsi allo specchio e vedersi molto bello, al punto da meritarsi la qualifica di kósmos ("ordine armonioso").
Oggi la terra è inquinata e tutti soffriamo degli effetti della sua devastazione. Se è vero che tutto ciò che facciamo ha conseguenze sullo stato di salute della terra, è altrettanto vero che tutto ciò che riguarda la terra si riflette su di noi. Gandhi diceva: «La terra ha risorse sufficienti per i bisogni di tutti, ma non per l'ingordigia di tutti». Sono le nazioni ricche del nord del mondo che più inquinano il pianeta. Ne sono responsabili per l'80%, 23% del quale spetta agli Stati Uniti, che guidano la lista dei paesi che si oppongono al Protocollo di Kyoto della Convenzione sui cambiamenti climatici. Una massima dei pellirosse americani recita: «Quando l'ultimo albero sarà abbattuto, l'ultimo fiume prosciugato e l’ultimo animale ucciso, allora capiremo che non si può mangiare il denaro».
Il problema ambientale odierno più grave non è l'aria inquinata o il mare sporco, ma la minaccia di estinzione della specie umana a causa della povertà e della violenza. Salvare la terra vuole dire liberare gli esseri umani da tutte le situazioni di ingiustizia e di oppressione.
L'Amazzonia brasiliana è un esempio della triste aggressione che compiamo contro l’"ambiente-madre". Agli inizi del 20° secolo molte imprese si arricchirono con lo sfruttamento del caucciù, causando desolazione ambientale. Negli anni 1970, il magnate americano Daniel Ludwing recintò uno dei più grandi latifondi del mondo (2 milioni di ettari) per lo sfruttamento della cellulosa e del legname, danneggiando gravemente la foresta, impoverendo il suolo e innescando un inarrestabile processo di desertificazione. Oggi la grande industria agro-alimentare perpetua questo scempio: abbatte la foresta per fare spazio alle piantagioni di soia e all’allevamento del bestiame.
L’ingiustizia sociale produce squilibrio ambientale, e questo, a sua volta, incrementa l'ingiustizia. Quanto profetico era l'invito che Chico Mendes, il "difensore della foresta" assassinato il 22 dicembre 1988, rivolgeva al mondo perché optasse per una economia sostenibile (rispettosa dei diritti delle future generazioni) e per una ecologia incentrata sulla dignità della vita degli abitanti della foresta! Ma chi lo ha ascoltato.
La Bibbia c'invita a guardare al mondo come a un'opera divina. Gesù ci mobilizza nella lotta in favore della vita degli altri, della natura, della terra, dell'universo. Tutto il cosmo è "ambiente divino". Stupende le parole di san Paolo agli ateniesi radunati nell'Areopago: «II Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene è Signore del cielo e della terra... In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo... perché di lui anche noi siamo stirpe» (Atti 17, 24 -28).

Ultima modifica Lunedì 11 Gennaio 2010 19:36

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