Lunedì, 23 Ottobre 2017
Mercoledì 10 Febbraio 2010 21:32

La chiesa va destra

Valuta questo articolo
(2 voti)

di Raniero La Valle
da Carta n. 8 - anno XI

La chiesa ha scelto di ridurre la vita fisica ad un respiro senza spirito, e agisce come se il Concilio Vaticano II non ci fosse stato.

La domanda degli amici di carta è: perché la Chiesa va a destra? La prima risposta è che la Chiesa va a destra perché la società va a destra e, come ha detto l'ultimo Concilio, molto grande è l'influsso, e anche «l'aiuto», che alla Chiesa viene dalla società in cui si trova. Ciò è particolarmente vero per l'Italia.

Giuseppe Dossetti ha sostenuto che la crisi della Chiesa e la crisi della società sono due facce della stessa medaglia: operare sull'una, vuol dire operare anche sull'altra. In Italia dopo il 1947 anche la Chiesa era stata messa in Costituzione, pur mediante la via discussa dell'articolo 7; ed essa, che alla Costituzione aveva offerto molti dei suoi valori, dalla Costituzione ha dovuto assumere tutti i valori costituzionali, a cominciare dal pluralismo delle religioni e delle Chiese [articolo 8]; e poi ha dovuto accettare tutte le sentenze della Corte costituzionale che hanno smantellato pezzi interi di Concordato trovati in contrasto con la Costituzione, tanto che con Craxi la Chiesa ha dovuto farne un altro.

Il rovesciamento della Costituzione del '47 da molti anni perseguito in Italia, comporta anche un grave indebolimento dei valori costituzionali nella Chiesa. In una situazione di catastrofe della sinistra italiana, a causa dell'accettazione unanime del sistema liberal-capitalistico, della Nato, delle guerre dell'Occidente, della governabilità, del leaderismo personalistico, del manicheismo dell'artificio bipolare, sarebbe sovrumano se solo la Chiesa restasse a sinistra. Qui si apre l'altro enorme problema. Come mai la Chiesa non fa proprio questa cosa sovrumana, di prendere in mano la lotta per l'incremento dell'umano, in un mondo di destra che devasta l'umano? Infatti la Chiesa dovrebbe essere lì per questo, per suscitare energie sovrumane a promozione dell'umano [che poi sarebbe il rapporto, cui è dedita la Chiesa, tra il divino e l'umano].

La risposta più tagliente a questa domanda è che la Chiesa non lo fa perché, presa dal suo ardore per la difesa della vita non nata e della cosiddetta morte naturale, ha finito per ridurre l'uomo all'embrione e la vita fisica a un respiro senza spirito. Ma c'è una risposta meno provocatoria e più profonda. La Chiesa «va a destra» perché in realtà è in fuga verso il passato, spintavi da quanti, privi del principio di realtà, vorrebbero fare come se il Concilio Vaticano II non ci fosse stato.

Era stato il Concilio ad attestare la Chiesa cattolica romana sulle frontiere più avanzate dell'umano; e ciò a partire da una rilettura della «storia della salvezza» che rivalutava l'uomo nella sua integrità di divina creatura, sdrammatizzando la tragedia del peccato originale, che in nessun punto della storia aveva comportato un abbandono [o peggio una «cacciata»] dell'uomo da parte di Dio, e ricostruendo quindi un'antropologia positiva, che permetteva alla Chiesa un rapporto nuovo e accogliente con la storia, con gli Stati, con le altre Chiese, con le religioni e con le culture e la concezione di un mondo non dominato dal male.

Il Concilio ha avuto però una ricezione contrastata. Alcune delle sue conquiste sono esplose nella società, secolarizzandosi, e cambiando la vita di molte persone. Ciò è avvenuto per esempio per quanto riguarda la sessualità, riconosciuta come finalizzata all'amore e non solo alla procreazione, ciò che ha fatto perdere alla Chiesa - nonostante l'estremo tentativo dell'enciclica «Humanae vitae» - il controllo della sessualità soprattutto giovanile. Il riconoscimento della libertà religiosa ha tolto all'esperienza di fede ogni ipoteca di coazione [«Nessuno sia costretto, nessuno sia impedito»], e così è avvenuto per la restituzione a ogni essere umano della responsabilità etica, in forza della inabitazione di Dio in ogni coscienza personale.

Ma nella Chiesa stessa molte di queste cose sono state vissute come un trauma, e sofferte - quali poi erano in realtà - come perdita o rinuncia a un potere non più solo temporale, ma anche spirituale; ed è subito partita - del resto a Concilio ancora aperto ­ un'azione di boicottaggio e di riassorbimento del Concilio, che ha trovato la sua avanguardia nella fazione del vescovo Lefebvre. Quasi a darle ragione, si è poi manifestata nella Chiesa postconciliare una tendenza razionalista o «gnostica» che soprattutto in tema di cristologia è apparsa riduttiva del mistero umano-divino della redenzione.

 

Benedetto XVI ha sostenuto che questo trambusto è normale, anzi che è avvenuto dopo ogni Concilio, citando a prova di ciò la guerra di tutti contro tutti scatenatasi nella Chiesa del IV secolo dopo il Concilio di Nicea, che pur fu decisivo per la formulazione della fede cristiana. Ma a questo trambusto la Chiesa di oggi era impreparata. Essa, che nel Vaticano II aveva ripensato se stessa aprendo nuovi spazi nella stessa percezione della fede, non si era attrezzata per difenderli, avendo il Concilio mancato la riforma della Chiesa e delle Curie che pure avrebbe voluto fare. Nella Chiesa, rimasta non «aggiornata» pur in mezzo a tanti «aggiornamenti», e indebolita dal venir meno del progettato sviluppo collegiale, si è diffuso il virus lefebvriano, fino a quando con l'attuale pontificato si è giunti al ripristino della liturgia già abbandonata 40 fa come non più rappresentativa del culto pubblico della Chiesa, a un nuovo antagonismo con musulmani ed ebrei, e alla riammissione nella Chiesa della setta scismatica che proprio della ricusazione del concilio aveva fatto la sua bandiera.

Ciò ha introdotto nella Chiesa romana un tremendo relativismo: non c'è alcuna ritrattazione o scomunica del Concilio, però si può fare come se il Concilio non ci fosse stato o fosse stato una sciagura. L'annuncio di salvezza, di felicità e di pace della Chiesa al mondo ne ha profondamente risentito, nella vita ecclesiale si è insinuato un principio di rancore, e quella che compare nella vita pubblica è ormai una Chiesa amara, stressata, che suscita sentimenti di avversione e a molti fedeli cade dal cuore.

Quindi c'è ben altro che «andare a destra»; la crisi viene almeno dal Sillabo, dalla questione romana e dalla lotta antimodernista e da cui il Concilio sembrava averla fatta uscire; se ora ne tornano i fantasmi, è perché si cerca di ripristinare la teologia, l'ecclesiologia e l'antropologia che erano alla base di quei tormenti, e su cui si era fondata l'identità della Chiesa del Novecento fino a Pio XII e al Concilio. La restaurazione non è però destinata a riprodurre la Chiesa di ieri, che è comunque finita, ma può intercettare e impedire il fiorire della Chiesa di domani.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito

news