Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Domenica 14 Febbraio 2010 20:09

Raddoppio e aggiramento, è l'università arcobaleno

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di Ginevra Demaio
da Italia Caritas giugno 2009

La presenza di studenti stranieri nei nostri atenei è cresciuta del doppio in un decennio. Ma siamo ancora lontani dalla media Ocse. E i difficili canali d’ingresso nel nostro paese fanno ipotizzare per molti uno "status a metà".

L’interconnessione e i molteplici scambi tra continenti, paesi, persone e culture su scala mondiale rendono sempre meno agevole distinguere tra migrazioni economiche, migrazioni forzate, migrazioni intellettuali, migrazioni temporanee o definitive, migrazioni circolari. La presenza nelle università di studenti e ricercatori di cittadinanza estera è un chiaro esempio di questa commistione di dinamiche; in Italia coinvolge adulti arrivati per motivi di studio, ma che possono al contempo essere anche lavoratori (entro il limite delle 20 ore settimanali) e dei quali non conosciamo se siano stranieri giunti per studiare, per lavorare, per ricongiungersi a familiari, se siano arrivati con i genitori o se siano nati in Italia da genitori stranieri. Gli archivi del ministero dell'università e della ricerca registrano 51.790 studenti esteri iscritti nelle università italiane (nell'anno accademico 2007-2008), più del doppio rispetto al 1998-1999, quando l'incidenza degli stranieri sul totale degli studenti era dell'1,3% e il loro numero 23.088. Oggi la loro incidenza sul totale degli iscritti è ancora bassa, se confrontata con la media dei paesi Ocse (7%), ma è comunque salita al 2,9%.

 Iscritti, non tutti laureati

Un primo nesso tra migrazioni e internazionalizzazione dell'università e della ricerca è quindi palesato dai dati: popolazione straniera regolarmente soggiornante e universitari stranieri sono entrambi raddoppiati in Italia nel corso di dieci anni. I più numerosi tra gli iscritti sono gli albanesi (11.396 iscritti, il 22% degli stranieri), seguiti da greci (7,8%), romeni (5,5%) e cinesi (5,3%). Romeni e cinesi, inoltre, sono al terzo e al secondo posto tra gli immatricolati (gli iscritti per la prima volta in un'università italiana), così come i romeni sono ormai il secondo gruppo tra gli iscritti in una città universitaria rappresentativa dell'intero paese, qual è Roma. Il caso dei romeni e della loro visibilità anche nei luoghi della formazione può considerarsi un secondo esempio del legame che unisce il fenomeno migratorio nel suo complesso a quello della mobilità di studenti e ricercatori universitari: la netta prevalenza di cittadini romeni è in questo periodo una costante della presenza immigrata in Italia, sia che si guardi ai residenti sul territorio nazionale, sia che si considerino gli iscritti a corsi universitari e post -laurea. Osservando i dati sui laureati, si nota invece il secondo posto degli albanesi. primi tra gli iscritti. Non sappiamo quanto la maggiore difficoltà a concludere gli studi da parte degli albanesi vada ricondotta a ostacoli nello studio o nella permanenza in Italia o, piuttosto, a una sorta di status a metà, quello di studente, dietro il quale si maschera una migrazione economica. Questa seconda ipotesi rappresenta anche il terzo nesso tra migrazioni e mobilità intellettuale: laddove le politiche di controllo dei flussi di ingresso si fanno più rigide - come avvenuto con gli accordi tra Italia e Albania -, gli aspiranti migranti provano ad attivare strategie di aggiramento, tra le quali è plausibile possa rientrare anche l'ingresso in Italia per motivi di studio o di ricerca; anche quando questo non accade, frequentemente gli studenti devono però lavorare per poter sostenere le famiglie nei paesi di origine. La previsione, quindi, di canali di ingresso più ampi, flessibili e diversificati, tanto per l'accesso al mercato del lavoro quanto per la formazione universitaria, si delinea come la risposta prioritaria da cui partire per dare spazio e valore alle storie personali di ciascuno.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00

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