Giovedì, 24 Agosto 2017
Sabato 29 Maggio 2010 16:19

Italia: il problema è solo politico?

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di Giuseppe Savagnone
Vita Pastorale n. 3/2010

 

E’ sempre più evidente, ormai, che il problema del nostro Paese oggi non è innanzi tutto politico, ma culturale.

Non a caso lo scontro frontale, che da anni vede contrapposte l'attuale maggioranza e l'opposizione, ha il suo epicentro non tanto in una radicale diversità di programmi, quanto nella valutazione di una persona - il nostro presidente del consiglio - che non si è mai identificato con un'ideologia politica, ma ha puntato su uno stile e un'immagine su cui si proiettano in fondo i sogni e le aspirazioni della maggioranza degli italiani.

E della visione della vita sottesa a queste aspirazioni che si dovrebbe discutere. In realtà, proprio gli accaniti oppositori di Berlusconi tendono a oscurare questa elementare considerazione. Essi si ostinano a mantenere la propria ostilità a un livello emotivo e viscerale - lo stesso di molti suoi altrettanto accaniti sostenitori -, appigliandosi a una serie quasi infinita di elementi superficiali, rilevanti se mai sul piano estetico del buon gusto, ma non tali da giustificare una critica decisiva. Lo scontro culturale rimane, così, a un livello epidermico, da talk show televisivo.

 Tutto ciò, peraltro, non è casuale. Il punto è che la cosiddetta "Sinistra" - in Italia come e più che altrove -ha da tempo dovuto abbandonare, sotto la pressione dei fatti, la propria originaria ideologia per rifugiarsi in una posizione di ripiego - il cosiddetto "zapaterismo" -, di stampo liberaI-individualista che, nelle sue radici, è sostanzialmente omogenea a quella berlusconiana.

Da qui l'irrimediabile debolezza della sua linea quando contrappone al primato degli interessi privati, a cui si ispira il premier, una dimensione di responsabilità sociale, che essa però nega decisamente in campo bioetico, rivendicando la piena libertà di ciascuno di disporre di sé stesso, se non invade la libertà altrui; o quando, nella stessa sfera privata, denuncia la spregiudicatezza etica di Berlusconi in nome di valori che essa stessa considera relativi alla coscienza individuale.

Da qui la contraddizione in cui cade invocando, contro le "bugie" del suo nemico storico, la verità dei fatti, dimenticando di avere fortemente contribuito, a livello culturale, alla svalutazione del concetto stesso di "verità", riducendolo a una questione di interpretazioni soggettive. Da qui, infine, la fragilità dell'appello alla legalità, in mancanza di una concezione etica del bene comune, davanti al fatto che la maggioranza, in Parlamento, può rendere illegale ciò che non lo era, e viceversa (vedi la legge sulla sicurezza o quella sullo scudo fiscale).

Sono solo degli esempi. Sufficienti, però, a comprendere perché non ci sia da stupirsi se da anni, ormai, Berlusconi abbia sistematicamente la meglio, anche a livello politico, sui suoi oppositori. Essi giocano sul suo stesso terreno culturale, senza neppure mostrare di rendersene conto. Ma, al di là di questa constatazione, che può apparire più o meno rilevante, ce n'è un'altra che si impone: viviamo all'interno di un sistema culturale univoco, di cui subiamo le contraddizioni e le perversioni senza che vi sia un'alternativa credibile. C'è qualcuno, oggi, in grado di offrirne una? Il pensiero corre spontaneamente all'ultima enciclica, profondamente innovativa e alternativa, di Benedetto XVI.

Sì, è la Chiesa l'unica realtà in grado di guardare, dal di fuori questo sottile "totalitarismo culturale" e di contestarlo. E non pensiamo qui alle scelte contingenti del Vaticano o della Cei, ma alla Chiesa nella sua identità profonda, alla sua dottrina sociale ispirata al Vangelo, e a quel popolo di Dio di cui parla il Concilio e di cui fa certamente parte, svolgendovi un ministero fondamentale, la gerarchia, ma che nella sua immensa maggioranza è costituito dal laicato. Sono loro, i laici, che secondo lo stesso Concilio, hanno la competenza specifica della gestione delle cose temporali. Fermo restando il diritto-dovere dei pastori di pronunziarsi con chiarezza sui principi, sono i laici ad avere da Dio la missione di rendere presente il Vangelo nell'ambito culturale, sociale, economico, politico.

Tocca dunque ai cristiani laici di valutare e di rimettere in discussione il clima culturale che oggi domina il nostro Paese. Se, come a noi sembra, non è conforme né al Vangelo né alla dottrina della Chiesa, esso va cambiato. Su questo non importa essere politicamente di destra o di sinistra. Ci sono verità e valori di fondo di cui noi credenti siamo fermamente convinti e che oggi sono sistematicamente traditi - da destra e da sinistra. E’ urgente, dunque, un impegno condiviso, trasversale a tutti gli schieramenti Bisogna solo prenderne coscienza e avere il coraggio di porre mano all'opera. Forse, sotto questo profilo, davvero è l'ora di svegliarci dal sonno. Per aiutare gli italiani a svegliarsi anche loro e a uscire finalmente dai loro sogni illusori.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00

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