Mercoledì, 23 Settembre 2020
Sabato 26 Giugno 2004 09:42

Il profeta è sconvolto (Alex Zanotelli)

Valuta questo articolo
(0 voti)

L’incontro col Dio dei poveri venduti per un paio di sandali dovrebbe turbarci come turbò Amos e deciderci a operare per loro una scelta senza ritorno.

IL PROFETA E' SCONVOLTO

di Alex Zanotelli

 

L’incontro col Dio dei poveri venduti per un paio di sandali dovrebbe turbarci come turbò Amos e deciderci a operare per loro una scelta senza ritorno.

È una voce potente, dura, sferzante quella di Amos, il profeta di Israele. «Il Signore rugge da Sion e da Gerusalemme fa udire la sua voce». Quello di Amos è un ruggito, parola urlata con rabbia che rompe l’incantesimo di prosperità e benessere che regnava in Israele sotto il re Geroboamo II nella seconda metà del secolo VIII a.C.

Amos era un pastore, un coltivatore di sicomori, nato e vissuto in un piccolo villaggio. Fu strappato alla sua terra dal "ruggito" del Signore: un’esperienza fortissima di Jhwh talmente sconvolgente da portarlo, con una lucidità incredibile, a condannare l’ingiustizia imperante e a proclamare l’inevitabile fine di quel suo piccolo mondo, il regno di Israele.

Senza questo sconvolgente incontro con Dio non si può capire Amos.

È quello stesso Dio che aveva affidato a Mosè il suo sogno per l’umanità: un’economia di uguaglianza che richiede una politica di giustizia che ha come garante Jhwh, il Dio non del Sistema ma delle vittime del Sistema!

È questo il Dio che Amos ha incontrato e che lo strappa al suo piccolo mondo per portarlo nelle città di Israele, dove i nuovi ricchi esibiscono la loro ricchezza. Amos vede le bellissime case d’inverno e d’estate, costruite con pietre pregiate, intarsiate con avorio, circondate da stupendi giardini. Osserva i signori sdraiati su letti d’avorio, che mangiano le carni più prelibate e bevono i vini più raffinati al suono delle arpe.

Amos, il pastore, è traumatizzato da questa ostentazione di lusso: è il tradimento del sogno di Dio.

Il profeta infatti aveva intuito la stretta connessione fra la ricchezza ammassata nelle mani di pochi e la miseria dei molti. Particolarmente irritante per Amos era l’accumulazione della terra (latifondo) nelle mani di pochi. Amos giustamente la percepì come il tradimento del sogno di Mosè: l’economia di uguaglianza.

Quando, all’inizio, le dodici tribù si unirono in confederazione, ogni famiglia aveva ricevuto il suo pezzetto di terra. Quel sogno iniziale era basato sul diritto di accesso di tutti alle necessità vitali e sul mutuo soccorso.

Questi due principi fondamentali erano stati spazzati via con l’avvento della monarchia da Salomone a Geroboamo II. Spinta dalla sete di potere e di guadagno e decisa ad imitare lo stile delle corti imperiali; la nobiltà israelitica ha subito dimenticato gli impegni dell’Alleanza (il sogno di Dio) verso i propri fratelli.

«Per tre misfatti di Israele e per quattro non revocherò il mio decreto, perché hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali; essi che calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri»: così ruggisce Amos, che non può accettare un sistema dove pochi ostentano la loro ricchezza in faccia alla miseria di molti. È su questa orgia dei "buontemponi" che cadde, come un fulmine a ciel sereno, la parola "fine". Per Amos, il sogno di Israele è finito perché (Israele) ha tradito radicalmente il sogno di Dio. E il regno finirà, di lì a poco, sotto i colpi dell’impero assiro (nel 722, la capitale Samaria è distrutta). Che direbbe oggi Amos se passasse per le grandi metropoli dell’impero del denaro? Un impero mondiale che permette al 20% di questo mondo di vivere da nababbo consumando l’85% delle risorse mondiali.

Come allora anche adesso: pochi ricchi a spese di molti morti di fame: l’80% che vive sulla linea della povertà, dei quali almeno un miliardo vive nella miseria più bieca.

Fino a quando i nababbi seduti al banchetto riusciranno a tenere sotto il controllo le immense moltitudini di poveri?

Davanti a questo scenario, l’opzione per i poveri non è più un optional, ma l’unica scelta che ci rimane.

"Anche solo per un istinto di sopravvivenza, l’umanità dovrà fare un’opzione preferenziale per i poveri. Se non riuscirà a fare questo, tutto sta ad indicare che saremo condannati a perire allo stesso modo, ricchi e poveri" ( Clodovis Boff).

Giovani, svegliatevi! È ora che apriate gli occhi, che leggiate il Sistema, l’Impero del denaro e vi decidiate (è questa la vocazione!) a costruire un mondo altro da quello che abbiamo far le mani. Fate l’opzione per i poveri come ha fatto Amos. Perché il Dio in cui crediamo è il Dio dei poveri, dei diseredati, degli oppressi, dei rifiutati, dei marginalizzati. L’opzione per i poveri è l’opzione per questo Dio. Non ce n’è un altro!

Ultima modifica Giovedì 24 Giugno 2010 20:57
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito

news

per contattarci: 

info@dimensionesperanza.it