Venerdì, 28 Febbraio 2020
Sabato 26 Giugno 2004 09:45

Inquietudine. La via per i nostri passi

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L'uomo inizia il cammino della sua vita nel desiderio di trovare quel luogo in cui l'inquietudine del cuore non lo possa più tormentare.

Inquietudine
La via per i nostri passi

L'uomo inizia il cammino della sua vita nel desiderio di trovare quel luogo in cui l'inquietudine del cuore non lo possa più tormentare. Un desiderio che mira ad una realtà così lontana non dipende dall'uomo; se ne dipendesse, egli riuscirebbe ad appagarlo. Il cammino dell'uomo, allora, dall'inizio alla Fine è tracciato dall'Altro e l'uomo, vivendo secondo il desiderio del suo cuore, è in comunicazione con Lui. Il compito affidato all'uomo consiste nell'imparare ad unire l'inizio e la Fine nel proprio essere così che l'uno riveli la sua pienezza nell'altro. Infatti, la verità della nascita raggiunge la sua pienezza nella morte e viceversa. E così il giorno della morte dell'uomo diventa dies natalis L'unità tra l'inizio e la Fine, unità desiderata dall'uomo nel profondo di tutti i suoi desideri, orienta i suoi passi sulle vie dei mondo.

Vivendo nella dimenticanza di questa unità, l'uomo può anche costruire una molteplicità di cose e lo può fare con successo. Ma il progresso del saper fare, proprio delle scienze, rende solo più comoda (ma sempre meno vivibile) la vita. In realtà l'uomo non progredisce, perché nella dimenticanza dell'inizio e della Fine non sapendo da dove viene, non ha dove andare e il suo desiderio di essere viene dissipato nei bisogni dell'avere. Così, invece di camminare verso i principi della vita, che lo rendono divinamente perfetto, l'uomo erra per il mondo come un senza tetto Convinto di poter costruire tutto, perfino se stesso, si trasforma in un "immobile" che si lascia spostare da un luogo all'altro, il che nega il cammino stesso. Il cammino che unisce l'Inizio e la Fine costituisce la vita spirituale dell'uomo e gli atti del volere e del pensare qualsiasi cosa emergono, in fondo, dal volere e dal pensare l'Infinito e in esso finiscono. in altri termini, l'uomo cammina nella Memoria dell'infinito. Il suo amore è una estasi che lo conduce a quell'Amore che per primo lo ha scelto e amato. "In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima...". Essendo amati così 'dobbiamo amarci gli unì gli altri" (1 Gv 4,10-11). Colui che ama cammina. Nel camminare verso l'altro si apre per noi un varco... in cui inizia il cammino a Dio. E un cammino comunionale. A Dio si va almeno in due, mai da soli. Il dialogo fra Dio e l'uomo, cioè la sua vita spirituale, matura negli uomini solo quando essi vivono nel dialogo fra loro. Nei dialogo fra uomini avviene l'epifania del divino che li libera dalle strettoie materialiste, dove il desiderio di essere degenerava nei bisogni dell'avere. Ciascuno di loro scopre di essere un "pellegrin d'amore" nel proprio intimo. Camminiamo, se posso dire così, nei nostro essere, ricevendo dagli altri e donandoci ad essi. E in questo cammino, fatto nell'intimo del nostro essere, che cerchiamo e troviamo quel luogo in cui si adora un unico e vero Dio, l'Inizio che non differisce dalla Fine. In questa adorazione, il tempo della dimenticanza dell'Inizio e della Fine e della loro unità che è il senso della vita - tempo dunque della corruzione - viene trasfigurato nel tempo del divenire e del compimento dell'uomo, perché è in questa adorazione che "la dritta via" smarrita "nel mezzo del cammin di nostra vita" viene ritrovata.

In questa adorazione l'uomo, seguendo il cammino disegnato dall'Adorato prima che egli stesso potesse tracciarlo, crea un'opera d'arte: la sua stessa vita. infatti, ogni opera riflette l'infinito. Proprio per questo ogni opera d'arte è un cammino...

(da Fêtes et Saisons)

Ultima modifica Lunedì 14 Novembre 2011 17:49
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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