Venerdì, 28 Febbraio 2020
Sabato 26 Giugno 2004 09:54

Dare un nome alla spiritualità (Jesus Castellano Cervera ocd)

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Spiritualità è oggi uno dei concetti più fluidi e ricorrenti nell'ambito della teologia e della prassi della Chiesa, con propaggini varie nella cultura contemporanea.


DARE UN NOME ALLA SPIRITUALITA

di Jesus Castellano Cervera

Da alcuni il concetto è avversato come troppo incline ad essere dissolto nella nostra cultura da uno spiritualismo disincarnato, in dubbie e nebbiose tendenze della "new age", in sincretismi di vario genere o in forme deteriori di cristianesimo devozionale, di spiritualismo sorpassato, quasi lontano dalla forza pregnante della concretezza del Verbo fatto carne e della vita ecclesiale comunitaria ed impegnata.

Da altri il concetto è esaltato in quanto la spiritualità, intesa rettamente come "vita dello Spirito" o secondo lo Spirito, o "vita in Cristo" richiama l'esperienza battesimale ed eucaristica qualificata, aperta al dinamismo della comunione e della missione, all'impegno mondano del cristiano e alla stessa liberazione sociale, ma a partire dal personalismo e dall'interiorità. Anzi oggi la spiritualità sembra una risposta adeguata ad un cristianesimo troppo moralista, pratico, borghese, devozionale oppure esageratamente votato al sociale, senza risonanze interiori di esperienza viva e qualificata che è quella che lo Spirito suscita nel cristiano che è appunto "pneumatikòs", guidato dallo Spirito Santo.

La spiritualità, spesso imparentata con la mistica, l'esperienza di Dio sembra l'ultima frontiera del pensiero teologico attuale, della necessaria prassi ecclesiale, di una pastorale "spirituale" nelle sue motivazioni e nelle sue metodologie, che non deve cadere nella perversione di azioni e programmi che non suppongono e non raggiungono il contatto vivo delle persone con Cristo.

SPIRITUALITÀ CRISTIANA E ALTRE SPIRITUALITÀ

In senso prettamente cristiano, nell'ambito normale delle scienze teologiche, per spiritualità intendiamo la vita cristiana come esperienza consapevole e qualificata, con tutte le risonanze evangeliche e sacramentali, con tutti i connotati della presenza, del dinamismo e dell'azione dello Spirito Santo nella persona umana e nella sua azione nella storia. Si tratta di un'esperienza interiore che coinvolge ogni persona umana nella parte più nobile del suo essere, quando risponde alla coscienza e alla legge interiore del Creatore. Una vita spirituale che non esclude ma presuppone la partecipazione della pienezza della persona, con la sua psiche e la sua corporeità, quanto guidate e informate dallo spirito umano e dallo Spirito divino.

Da questa nozione molto generica si irradia tutta una serie di significati della spiritualità prima di tutto come esperienza, come nucleo di valori interiori ed esteriori, ma anche come sintesi di principi e di orientamenti di vita, connotata appunto da una certa freschezza del vissuto, da un'autentica vitalità. Ma anche come scienza, come "teologia spirituale"; scienza teologica che apre a ventaglio un vasto settore di applicazioni concrete a settori, aspetti, progetti... a partire dalla riflessione teologica e della prassi, dato che la teologia spirituale è connotata dalla risposta alla rivelazione, dall'assimilazione del mistero e dall'impegno personale e sociale.

La teologia spirituale non rimane nello studio dell'essenza delle cose ma è tipicamente esistenziale e riguarda il vissuto concreto del mistero.

La spiritualità, nella sua stupenda connotazione di valori e di sintesi, anche nella sua specificità cristiana, alla quale qui ci riferiamo, può essere declinata insieme ad altri, innumerevoli concetti affini. Non stupisce che alle volte ci possa essere una specie di inflazione del termine, che incomincia ad avere tante varianti quanti sono i possibili aggettivi e genitivi (spiritualità biblica, liturgica, del lavoro, della famiglia...). Ci troviamo davanti ad una "babele di nomi" riferiti alla spiritualità fino al punto che il concetto stesso ha bisogno di molte precisazioni, purificazioni e dilatazioni.

Alcuni decenni or sono, due pionieri del rinnovamento della spiritualità, come L. Bouyer e G. Thils, autori di due manuali rinnovati di teologia spirituale, scritti prima del Vaticano II, ma in qualche modo già presaghi di rinnovamenti conciliari hanno espresso il loro malessere non solo ad un certo abuso del concetto di spiritualità, ma anche rispetto ad un'eccessiva molteplicità e sottodivisioni delle diverse spiritualità. In realtà, per questi autori era urgente recuperare l'unica spiritualità cristiana, fondata sulla parola di Dio e sulla grazia dei sacramenti, aperta all'apostolato e all'impegno nella storia, secondo la grazia specifica di ogni vocazione. Ma proprio nel momento in cui questi autori chiedevano una certa sobrietà nell'uso della parola e della definizione dell'unica spiritualità, sia per le sorgenti (spiritualità biblica, liturgica, apostolica, sacramentale), sia per le diverse esperienze storiche (patristica, monastica, medievale, moderna, contemporanea), sia per il riferimento alle grandi sintesi di autori o di scuole o di carismi (agostiniana, francescana, domenicana, carmelitana, ignaziana...), sia per il rapporto con le vocazioni ecclesiali (sacerdotale, religiosa, laicale, matrimoniale, coniugale, familiare). Partendo da altre sintesi, e forse con una certa esagerazione, si è parlato anche della spiritualità di certe esperienze: la spiritualità del quotidiano, del lavoro, dello sport...

Non c'è dubbio che davanti a tanti e tanti svariati concetti di spiritualità, il monito di Buoyer e Thils ritorni salutare anche oggi. Almeno per una certa sobrietà concettuale e per una necessaria riconduzione delle molte spiritualità, con tratti più o meno specifici, con sintesi più o meno felici, all'unica spiritualità cristiana fondamentale. In realtà, tale spiritualità "generica" valida per tutti, ma in realtà più ricca di quelle specifiche, rimanda al Vangelo e al mistero di Cristo nella sua pienezza e dei quali le altre spiritualità sono aspetti, accentuazioni, sintesi carismatiche, che ovviamente devono essere sempre ricondotte alle pure sorgenti dell'unica fondamentale spiritualità cristiana.

VALORI E CONNOTAZIONI DELLA SPIRITUALITÀ

La connotazione della spiritualità cristiana e della diversa spiritualità richiede una serie di precisazioni. Essa comprende i valori teologici, che sono i grandi principi, temo o elementi che la costituiscono in una sintesi armonica e coerente, le linee di forza che la rendono vitale, concreta, attuale. Valori e temi che nella personalizzazione del fatto cristiano, o della vita cristiana, rispondono alla verità di Dio e alla vita di Dio, il quale si rivela e si dona in Cristo nello Spirito.

Superato il cosiddetto divorzio tra teologia e santità, aperti alla giusta critica di quanti hanno rimproverato alla spiritualità una certa sconnessione con i dati oggettivi della rivelazione, oggi una spiritualità che si rispetti deve essere ancorata ai grandi valori della teologia dogmatica vissuta. Tali valori sono correlati, nell'ambito specifico della spiritualità, all'esperienza spirituale e cioè alla concreta dimensione di vita.

È in questo contesto che la spiritualità dice rapporto con esperienza, vitalità, assimilazione e quindi anche cammino, itinerario, guida, processo, fino al punto di scoprire come una delle leggi della spiritualità sia appunto la personalizzazione, il vissuto comunitario ed ecclesiale, il dinamismo dello Spirito, la coerenza degli aspetti la forte dimensione mistica e la generosa estroversione apostolica.

In questo campo la spiritualità sottolinea il necessario rapporto della teologia come riflessione e come comunicazione del mistero e dei misteri, la concreta risonanza dei valori spirituali nella concretezza della dimensione umana, nella sua irripetibile dimensione antropologica, storica, culturale... La spiritualità cristiana si trova quindi all’incrocio tra la verità e la vita, fra lo studio e l'azione, fra la riflessione e l'esperienza; è proposta fondamentale di valori, dinamismo e assimilazione di crescita; è connessa con la rivelazione e la santificazione, con la parola e con la lingua, con l'azione di Dio e la risposta umana; vive fra il divino e l'umano.

Lo studio e l'iniziazione alla vita spirituale rivendica anche una particolare collocazione all'interno delle scienze teologiche con la grande prospettiva della teologia chiamata spirituale. Ecco perché lo studio della spiritualità chiamata cristiana o la sua organica trattazione si è man mano evoluta fino a costituire una scienza, un tratto teologico con la complessità e la ricchezza che comporta anche la possibilità di elaborare sia piccole ed illuminate sintesi, sia di offrire delle trattazioni sistematiche di ampio respiro, come quella contenuta nei classici dizionari di spiritualità, sia all'organizzazione di uno studio sistematico nell'ambito di una vera e propria specializzazione universitaria, in una università o in una facoltà di teologia spirituale.

DALLA SPIRITUALITÀ ALLA TEOLOGIA SPIRITUALE

Lo studio sistematico della spiritualità che congiunge il metodo deduttivo delle verità con quello induttivo delle esperienze e del vissuto, ha aperto uno spazio specifico nell'ambito delle scienze teologiche.

Questo spazio, coltivato con i metodi più attuali della ricerca teologica e dell’orientamento pastorale, congiunge la teologia speculativa e quella pratica, la dimensione antropologica cristiana (grazia e virtù) e quella psicologica e corporea (dinamismi interiori ed esterni), l'interiorizzazione contemplativa e l'estroversione apostolica, unità e varietà.

Tale scienza ha e ha avuto molti nomi. La si è voluta chiamare teologia ascetica e mistica, teologia della perfezione cristiana, teologia della santità cristiana.

Decisamente gli autori orientano ormai le loro preferenze verso il sostantivo spiritualità (per esempio Manuale di spiritualità) o dell'aggettivo spirituale ma con la qualifica "teologica" che rende questa trattazione seria e degna di rispetto accanto alle altre scienze teologiche: teologia spirituale oppure teologia della vita spirituale. Chi vuol mettere più in luce l'aspetto concreto del vissuto esperienziale non dubiterà nel chiamarla teologia dell'esperienza cristiana.

Non è facile una definizione della teologia spirituale o della spiritualità, intesa come scienza teologica, che possa soddisfare tutti. Partendo dalle certezze più convergenti occorre affermare che si tratta di una scienza teologica che a partire dalle fonti della rivelazione, del magistero della Chiesa e delle esperienze qualificate della vita spirituale (la storia della spiritualità, le esperienze e gli scritti dei santi e dei maestri spirituali) studia la vita cristiana e i suoi dinamismi per orientare i fedeli e la comunità nel cammino della santità cristiana. Come scienza teologica si ispira alle fonti comuni a tutte la discipline teologiche. Come scienza dell'esperienza cristiana è sensibile al contributo di alcune scienze ausiliari che studiano il fenomeno umano (psicologia, sociologia); ma rivendica anche il servizio di scienze proprie e specifiche come agiografia, la storia della spiritualità, lo studio degli autori spirituali e dei loro scritti. Avendo come fine la promozione della vita spirituale fino alla pienezza della santità, orienta in maniera pratica la vita spirituale nelle forme tipiche di una pastorale adeguata, della direzione spirituale, della pedagogia della preghiera e della vita cristiana, personale e comunitaria, dell'impegno apostolico, missionario, sociale.

La teologia spirituale però è obbligata a studiare, per così dire, la realtà più vitale, mutevole e ricca della vita della Chiesa che è la sua esperienza storica. Rimane quindi aperta ai contributi stessi della vita ecclesiale, in un settore così delicato, universale, variabile e ricco come è quello dell’esperienza del popolo di Dio. Così è stato sempre, così sarà anche oggi.

Ultima modifica Lunedì 07 Gennaio 2013 17:09
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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