Domenica, 05 Aprile 2020
Venerdì 07 Dicembre 2007 00:29

Adorare e dubitare, l’icona veicolo del mistero (Giovanni Nicolini)

Valuta questo articolo
(1 Vota)

di Giovanni Nicolini

La rappresentazione del Natale da parte dei cristiani d’oriente è complessa e ricca di scene. Conta non la schiera, ma la disposizione dei personaggi. C’è posto anche per il dramma e il dubbio, nell’icona che si fa preghiera.

Al centro del Natale d’oriente c’è Lei, la Vergine Maria, semidistesa su un ricco tappeto rosso, rivolta con sguardo intenso verso chi prega davanti all’immagine. Il suo volo è insieme sereno, assorto e forse un po’ triste. La Madonna rappresenta non solo se stessa, ma la Sposa e la Madre, cioè quell’umanità amata, perduta e infine trovata e fatta sposa, e Madre del Figlio. Sul suo volto assorto e compunto è già annunciato delicatamente l’esito finale della croce. Sorprende che Ella non guardi al Figlio, che anzi è posto alle sue spalle. E Lei sembra voler rappresentare e svelare non solo la persona di questo Bambino, ma anche il grande segreto della sua opera di salvezza.

Il piccolo è deposto in una piccola grotta scura, premonizione di un’altra, quella del suo sepolcro! A conferma di ciò, le fasce che coprono e stringono il Bambino: sono le stesse fasce di Lazzaro e sono quelle che Pietro e il discepolo amato vedranno nel sepolcro vuoto la mattina di Pasqua. Dunque in quel piccolo appena nato è già manifestato tutto il cammino che compirà in mezzo a noi. Natale è “verso” la Pasqua. L’incarnazione del Verbo annuncia già il sacrificio della croce.

Un vecchio davanti a Giuseppe

La Madre genera il Figlio, ma Lei stessa, nuova umanità, è da Lui generata, nuova Eva tratta dal sonno della morte d’amore del nuovo Adamo. Le profezie si sono compiute e un uomo che guarda verso l’alto e sta vicino a una piccola pianta dice che dall’albero di Iesse è nato il virgulto che è “Attesa delle genti”.

La nota più drammatica, e forse quella di più problematica interpretazione, è quella manifestata da Giuseppe. Un vecchio curvo gli sta davanti: chi è? Forse è figura del maligno che tiene il giusto d’Israele nel persistente dubbio sul mistero di questo Figlio, di cui l’Angelo del mite sogno gli ha svelato la paternità.

Analogamente, fede e dubbio sono inevitabile intreccio nella vita del credente; nella revisione che i vescovi italiani hanno portato a termine per la Bibbia, si corregge la traduzione della conclusione del vangelo secondo Matteo, dove attualmente si legge che gli apostoli adorarono il Risorto, “ma alcuni dubitarono”, e si propone più correttamente che “adorarono e dubitarono”! Il dubbio non è proprio del non credente, ma giogo e passione di chi osa dirsi credente.

La figura del bimbo accudito dopo la nascita è tributo della devozione cristiana alle memorie di testi apocrifi. L’icona non rappresenta le figure, ma il Mistero che le avvolge e che esse esprimono. L’icona non è solo visibilità: è anche preghiera.

(da Italia Caritas)

Ultima modifica Sabato 23 Ottobre 2010 22:16
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito

news

per contattarci: 

info@dimensionesperanza.it