Domenica, 17 Dicembre 2017
Mercoledì 19 Dicembre 2007 22:13

Meditazione sull'Avvento, un tempo dato a tutti, per essere attenti... vigilanti (Maria Rosaria Saccol)

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Con lo sguardo fisso al mistero dell’incarnazione di Cristo Gesù entriamo liturgicamente nel tempo dell’Avvento, tempo di speranza e di attesa, nel quale siamo invitati a preparare la via del Signore che viene nella debolezza della nostra carne, con la mente ed il cuore rivolti al suo ultimo e definitivo avvento.

Dal momento che non aspettiamo uno sconosciuto ma Colui che, in forza del battesimo, siamo chiamati a seguire e, in forza della professione monastica, abbiamo scelto di imitare in modo singolare, vivere il santo tempo dell’Avvento comporta guardare all’incarnazione del Figlio di Dio e, alla luce di questa, esaminare la nostra personale incarnazione, per vedere se questa corrisponde alla sua.

Infatti, è discepolo di Cristo non colui che lo invoca solo con la bocca ma chi porta a compimento, come Lui, la volontà del Padre dopo averla accettata nell’obbedienza e nel silenzio. In quanto discepoli del Signore dobbiamo tendere a riprodurre a tal punto nella nostra esistenza pensieri, parole ed atteggiamenti del Signore da poter affermare, con l’Apostolo, che Cristo vive in ciascuno di noi.

La Parola di Dio ci presenta l’incarnazione di Cristo come un atto di obbedienza amorosa, di umiliazione silenziosa, di sofferenza innocente. Se riscontriamo la presenza di questi tratti, che descrivono l’incarnazione di Cristo, nella nostra incarnazione personale, questo è segno che stiamo camminando con Lui, in quel faticoso cammino di ritorno al Padre, passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo, che è proprio di ogni vocazione cristiana e peculiare di quella monastica.

Se invece i tratti dell’incarnazione di Cristo non sono presenti nel personale cammino di incarnazione, è il segno che stiamo solo illudendo noi stessi, in quanto, o con la nostra incarnazione non imitiamo l’Incarnazione di Cristo, o intendiamo modellarla a nostra immagine e somiglianza, deformandola.

Tale verifica dell’incarnazione è sempre un momento di grazia e di luce, in quanto ci conduce a distinguere tra vera e falsa incarnazione, invitandoci con forza ad eliminare da noi il compromesso, l’ipocrisia, il peccato. Poiché alla vera incarnazione si oppone ogni realtà di fuga, dobbiamo tener presente che fuggiamo l’incarnazione ogni volta che non accogliamo la volontà di Dio nella nostra vita.

I percorsi dell’incarnazione possono essere diversi, come sono diversi i tempi di Dio nel cammino di obbedienza, umiliazione, sofferenza che la vera incarnazione porta con sé: tuttavia non dobbiamo dimenticare che i limiti del percorso di incarnazione sono limiti tracciati da Dio, il quale ci ricorda che la sua grazia ci deve bastare nel cammino di fede dove non sempre tutto ci è chiaro, tranne lo stesso Dio, nel quale crediamo e speriamo, ché e fedele alle sue promesse.

Accettando la volontà del Padre, morendo a se stessi e abbracciando la croce ogni giorno, realizziamo spiritualmente l’invito a colmare le valli, ad abbassare i colli, a raddrizzare i sentieri per prepararci alla venuta, prima ed ultima, del Signore.

Che Dio ci assista con la sua grazia per iniziare con slancio e buona volontà questo avvento dell’anno giubilare, andando incontro con le buone opere a Cristo, nostro Redentore.

Auguro a ciascuno/a un santo e felice Natale: Gesù riempia il cuore di tutti di quella gioia vera, che Egli è venuto a portare all’umanità.

Maria Rosaria Saccol

Monaca Cistercense

 

Ultima modifica Venerdì 29 Novembre 2013 10:07
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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