Domenica, 26 Maggio 2019
Martedì 29 Giugno 2010 21:11

Solo nel silenzio si può ascoltare la parola (Antonio Gentili)

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Tacere deve significare radicarsi in quel nulla che consente all’uomo di essere ri-creato

di Antonio Gentili

Se l’uomo esprime nell’ascolto la propria fondamentale dimensione religiosa, quest’attitudine si radica e si sviluppa nel silenzio. Secondo il buddhismo la «prima nobile verità» è il silenzio, che Bossuet definisce «il guardiano dell’anima». Le consente infatti di radicarsi nel mistero, da cui attinge vita e vitalità.

Scriveva Soren Kierkegaard, geniale interprete dello spiritualismo cristiano: «L’odierno stato del mondo, la vita intera è malata. Se fossi medico e uno mi domandasse consiglio, risponderei: crea il silenzio! porta l’uomo al silenzio!». Émile M. Cioran, solitario pensatore dei nostri tempi, sostiene che «la scomparsa del silenzio deve essere annoverata fra gli indizi annunciatori della fine». La nostra è diventata a tal punto la civiltà del rumore e dell’agitazione, che sembra aver raggiunto tutta la sua verità un pensiero di Gregorio Palamas, il teologo bizantino della prima metà del sec. XIV, il quale ci ha lasciato la formulazione classica della pratica contemplativa: «Ogni parola non può sperare altro che la propria disfatta».

È necessario dunque restituirci al silenzio, rieducarci al silenzio, tornare a frequentare il silenzio. «Il silenzio consente all’essere di dire ciò che è», di parlarci di sé nella totale trasparenza (Alberto di Giovanni). Nel silenzio avviene l’incontro con l’intimo e il sommo, con il Sé e l’Altro. Nel silenzio si ha la beatificante fruizione del Mistero, secondo le ultime parole di Antonio Rosmini morente: «Adorare, tacere, godere».

Un abate medievale del sec. XIII, Adam de Perseigne ci ha lasciato una bellissima lettera sul silenzio. Egli ci presenta la Trinità come «amica del silenzio» ed esemplifica: «Considera quanto la Trinità approvi la disciplina del silenzio». Il Padre ama il silenzio perché, generando l’ineffabile Verbo, chiede che l’orecchio del cuore sia intento a comprenderne l’arcano linguaggio, per cui continuo deve essere il silenzio della creatura per comprendere l’eterna parola di Dio.

Anche il Verbo esige logicamente che si pratichi il silenzio, avendo fatto della nostra umanità il proprio linguaggio - linguaggio che non ci è ignoto, poiché è il nostro! -, allo scopo di trasmettere i tesori della sua sapienza e della sua scienza.

Lo Spirito Santo ha rivelato il Verbo attraverso lingue di fuoco, come se avesse voluto manifestare l’impenetrabile mistero racchiuso nell’uomo-Dio, per mezzo di opportune dilucidazioni. Adam de Perseigne gioca sul termine “glossa” che fa riferimento alle lingue (“glossae”) di fuoco che si posarono sui discepoli il giorno di Pentecoste, non meno che alle chiose o chiarificazioni bibliche care agli esegeti medievali che in tal modo illustravano le pagine della Scrittura. Lo Spirito Santo è quindi il divino glossatore, colui che conferisce senso agli eventi, spirito alla lettera. Nella moltiplicazione pentecostale delle lingue, il Perseigne ravvisa una specie di esposizione articolata e intellegibile del fino allora “taciuto” (Romani 16, 25) mistero del Verbo incarnato, immolato, sceso agl’inferi e risorto. Inoltre i sette doni dello Spirito Santo sono da lui interpretati come “sette silenzi” che mettono a tacere ed estirpano dall’anima l’insieme dei vizi corrispondenti e abilitano gli orecchi del cuore a discernere e ad amare parole e azioni del Verbo fatto uomo. Già Gregorio Magno sosteneva che «lo Spirito Santo dona la sapienza contro la stoltezza, l’intelletto contro la cortezza mentale, il consiglio contro la precipitazione, la fortezza contro la paura, la scienza contro l’ignoranza, la pietà contro la durezza del cuore, il timore contro la superbia”.

Negli arcani silenzi della Trinità, conclude l’antico abate cistercense, l’onnipotente Parola divina scende dalle proprie sedi regali e si consegna all’anima credente. Il silenzio quindi ci immerge nell’esperienza trinitaria. Tacere significa anzitutto radicarsi in quel nulla che consente di essere ricreati. Afferma Eckhart, il filosofo-mistico renano: «Dio crea dal nulla e non può rigenerarti se non torni nel nulla».

Solo nel silenzio può esser ascoltato il Verbo, così che anche noi diventiamo parola pronunciata dalle labbra di Dio e rivestita di carne nel grembo dell’umanità resa feconda dallo Spirito. Nel silenzio riviviamo il mistero pasquale di Cristo, che tacque da quando «emise il suo Spirito» (Giovanni 19,30) a quando lo accolse di nuovo con la risurrezione. E in questa abissale assenza di ogni parola - in questa “kenosi” della Parola - che avviene il più strepitoso degli eventi dopo la creazione: il passaggio dalla morte alla vita. Ed è nel silenzio di tutto il nostro essere che possiamo “comprendere” la discesa agl’inferi da parte di Cristo e accettare i nostri inabissamenti nel non-senso, nella prova, nel dolore e nella morte.

La scansione silenzio-parola si presenta infine come frutto dello Spirito Santo. Attraverso il suo soffio la Parola prende corpo in noi. Le parole che pronunciamo sotto il suo influsso sono «spirito e vita», apportatrici di «vita eterna» (Giovanni 6,63.68), poiché costituiscono il rifrangersi all’infinito della Parola primordiale e originaria: l’eterno Verbo di Dio. Sono dunque parole feconde, efficaci, penetranti. Paolo rivendica a sé questo linguaggio, quando afferma di «parlare con parole suggerite dallo Spirito di Dio» (1 Corinzi 2,13) e definisce la parola di Dio «spada dello Spirito» (Efesini 6,17).

Dal silenzio dell’ascolto passiamo all’incarnazione della Parola: sta qui racchiusa tutta la storia dell’anima. Essa deve affrontare «il duro pellegrinaggio della ricerca della Parola perduta», così come le donne del Vangelo, attente uditrici della Parola («...si ricordarono delle sue parole», Luca 23,8) andarono al sepolcro la mattina di Pasqua. Infatti «la ricerca della Parola perduta ci farà comprendere che l’esperienza cristiana è la nascita in noi di Cristo, e la nascita di noi stessi nel nostro vero Io» (Giovanni Vannucci).

(da Jesus)

Ultima modifica Domenica 31 Ottobre 2010 20:22
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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