Martedì, 26 Settembre 2017
Maestri Contemporanei
Maestri Contemporanei

Maestri Contemporanei (114)

Lunedì 11 Ottobre 2004 21:49

L'eremita "custode della luce"

Pubblicato da Fausto Ferrari

di Massimo Orlandi

Il luogo del pellegrino è la strada. Quella che porta alle Stinche è poco più di un sentiero che si apre a fatica nel cuore del Chianti fiorentino. Quando i vigneti lasciano spazio ai misteri del bosco l'eremo sboccia, in una piega nascosta, come un fiore non colto. Anni Settanta. È questa la meta di migliaia di viandanti dello spinto, è qui che salgono, in una processione solitaria, religiosi che vogliono dare aria alla propria vocazione e atei che desiderano parlare di Dio, giovani in fuga dalla droga o semplicemente in cerca di sé stessi. Nel rustico, addossato a una chiesa trecentesca, li accolgono il silenzio della natura e le rare parole di un monaco: Giovanni Vannucci.

Lunedì 11 Ottobre 2004 21:16

Giovanni Vannucci

Pubblicato da Fausto Ferrari

di Alberto Camìci

Nota biografica (1):

Giovanni Maria Vannucci, frate dei Servi di santa Maria, nacque a Pistoia il 26 dicembre 1913. Seguiti gli studi ginnasiali a Firenze e quelli filosofico-teologici a Roma, pronunciò i voti solenni il 13 ottobre 1936 e venne ordinato sacerdote il 22 maggio 1937. Al Pontificio Istituto biblico di Roma ottenne la licenza in Sacra Scrittura nel 1943, sotto la guida del noto biblista e filologo prof. Vaccari, e nel 1948 la licenza in teologia presso l’Ateneo dell’Angelicum.

Mercoledì 08 Settembre 2004 22:03

Progetto di pace e violenze

Pubblicato da Fausto Ferrari

di Marcelo Barros

Un elemento comune a molte religioni è stato denunciato come espressione di una cultura violenta: la teologia del sacrificio. Le persone sacrificano animali e spargono sangue per rendersi graditi a Dio. Il cristianesimo non sacrifica animali, ma ha ereditato dal giudaismo una concezione di culto sacrificale. Le religioni nere e indigene sono pure considerate violente per l'uso di sacrifici animali e per le storie guerriere di alcuni Orixàs.

Domenica 27 Giugno 2004 23:27

Il sacramento della musica

Pubblicato da Administrator

Il sacramento della musica
di Marcelo Barros


 


Stato del Gioas, Brasile centro-occidentale, qualche anno fa. Un'assemblea di capi indigeni venuti da tutto il paese. In un intervallo dell'incontro, noto un indio solitario e triste. Mi avvicino e gli domando perché se ne sta così mesto.


L’uomo mi risponde d’impeto: "Perché non sto cantando". Gli dico che, se vuole, può senz’altro cantare. Mi guarda attonito e replica: "Ma io posso cantare solo se posso danzare".


Io a insistere che può cantare e danzare. E lui mi guarda ancor più sbalordito: "Io posso cantare e danzare soltanto nel villaggio, con la mia comunità".


Imparai così che per molti popoli indigeni la musica è un modo di mantenere l'equilibrio personale, un importante strumento di integrazione comunitaria e un vero sacramento dell’intimità con il divino.


Fra i vari segni ed elementi di una spiritualità cosmica che sto presentando lungo questo anno, vorrei invitarvi a riflettere sul senso spirituale della musica, e sul suo contributo per un ulteriore approfondimento della relazione con Dio, in comunione con le culture oppresse.


Business o preghiera


Chi vive in uno stile di vita occidentale si trova immerso in una coltura visiva, ma anche in una atmosfera riempita di suoni. Siamo costantemente esposti al rumore di apparecchi elettronici: computer, radio tivù e amplificatori. I mezzi di trasporto hanno clacson e suoni propri.


Ascoltiamo musica nello studio del dentista, in aereo e, in alcuni paesi, perfino nella stazione dei pullman. Ma questa musica elettronica non sempre riesce a condurci alla melodia profonda del cuore.


Nelle religioni antiche, la musica nasce dalla preghiera e serve a portare il fedele al più intimo di sè stesso, a unificare il suo cuore e così condurlo alla divinità. In certe tradizioni indù, la meditazione comincia con la melodia monotonica dell'Ommm, che deve regolare la respirazione e pacificare tutto l'essere. Anche nel buddismo, il mantra può mutare gradualmente lo stato di spirito del devoto.


Nel medioevo cristiano, i monaci ritenevano che il canto gregoriano li proteggesse dai pensieri negativi e li reintegrasse nella comunità terapeutica di fede. A quei tempi, le persone avevano coscienza del potere trasformante della musica. Mettevano in musica le parole delle Scritture perché rimanessero incise più a fondo nella memoria dei devoti e perché l'effetto di quelle parole fosse più intenso. Nel secolo XI, il monaco Guido da Arezzo codificò le sette note. La teoria musicale non comprendeva unicamente la composizione e l'esecuzione di musiche, ma le proporzioni architettoniche e la struttura della società. Si supponeva che la musica regolasse persino la salute del corpo e potesse spiegare il funzionamento dell'universo.


La musica è oggi una delle merci più redditizie dello show-business. Ma è necessario andare al di là della cultura dello spettacolo e ricuperare lo spirito della festa. In questo percorso, la comunione con le popolazioni tradizionali ha molto da insegnarci. Un capo indigeno mi ha fatto scoprire che il cantare umano unisce il cuore al Grande Spirito e alla sua melodia divina solo quando si integra nella grande sinfonia della natura. Lì la musica fa di ogni suono della vita un bell'accompagnamento strumentale e obbedisce alla melodia interiore che ogni essere umano custodisce nel più profondo di sé. Questa verità è attestata da sant'Agostino che già nel secolo IV insegnava: "L'uomo nuovo conosce il canto nuovo. Il cantare è segno di letizia e, se consideriamo la cosa più attentamente, anche espressione di amore. Colui dunque che sa amare la vita nuova, sa cantare anche il canto nuovo" (Discorso 34 sul Salmo 149).


(da Nigrizia, novembre 2003)

Sabato 26 Giugno 2004 10:24

La parola procede dal silenzio (Marcelo Barros)

Pubblicato da Administrator

La parola è un respiro che realizza un meraviglioso incontro tra il nostro essere interiore e l'universo che ci circonda. Ma la parola può essere anche suono vuoto. Per riscattarne la dignità occorre il silenzio, non già come assenza di comunicazione, bensì come tempo di ascolto degli echi che la parola suscita dentro di noi.

Sabato 26 Giugno 2004 10:04

Il quinto elemento cosmico

Pubblicato da Administrator

Il quinto elemento cosmico
di Marcelo Barros


La progressiva deforestazione non discende solo da un modello economico predatorio, ma anche dalla carenza di una spiritualità in grado di integrare la natura. Eppure il legno lo troviamo al cuore di culture e religioni.


Per varie culture indigene, l'essere umano fu fatto con il legno. La principale festa degli indios del centro del Brasile si chiama Quarup. In tale occasione le comunità riconoscono gli spiriti degli antenati, presenti in tronchi di palma bunti. Gli uomini li trasportano ritualmente e danzano con essi per ricevere la saggezza degli antenati. Allo stesso modo, nella religione candomblé di tradizione yoruba, uno degli orixàs - gli spiriti - più importanti, è la gameleira ("ficus insipida"), chiamata iroko.


È una visione ecospirituale che non esiste solo in America latina. Nella cultura cinese di ambito taoista, il legno è così importante da essere considerato il quinto elemento fondamentale del cosmo, con terra, fuoco, acqua e aria. I taoisti considerano il legno come un'energia di tipo "giovane yang". La forza del legno è più legata al mattino e all'est. Il suo colore simbolico è il verde.


Il legno, questo quinto elemento dell'universo, starebbe misteriosamente alla base, come energia preponderante, del biotipo di molte persone. Le "persone-legno" sono di umore stabile e solide convinzioni, di intelligenza estremamente pratica, e ricercano l'efficienza in tutto quello che intraprendono. Una chiave per capirle può essere l'albero. Esso affonda le sue radici nella terra quanto i suoi rami si slanciano nel cielo. Attraverso le radici assorbe l'alimento che estrae dall'acqua e dai minerali. È questa la sua salute. Così come alle "persone-legno" si consiglia di nutrirsi nel modo più naturale possibile e di sviluppare una spiritualità di relazione tra cielo e terra.


Oggi questa mistica ecologica è una responsabilità di quanti credono in un Dio Amore. La tradizione giudaico-cristiana non ha dato grande spazio, in forma esplicita, al rapporto spirituale con gli elementi naturali. Il fatto che molti popoli antichi adorassero la natura e praticassero sacrifici umani al sole, alla luna, alla terra e agli alberi, portò la Bibbia a mantenere un atteggiamento sobrio al riguardo di una spiritualità ecologica. Anche così, il collegamento del popolo della Bibbia con gli alberi viene dai tempi più antichi. Il paradiso, secondo le Scritture, è un giardino piantato da Dio. La Legge ordina di piantare ogni specie di albero da frutta (Levitico 19,23). Gli antichi patriarchi adoravano Dio all'ombra di una quercia, albero sacro. E, nonostante tutta la violenza della conquista di Canaan, la legge di Israele ingiunge di non distruggere gli alberi nel corso di un attacco o assedio a una città (Deuteronomio 20,19).


Il giudaismo posteriore alla Bibbia diede vita alla festa dell"'anno nuovo degli alberi": Rosh Hashana Lailanot. La celebrazione coincideva con la fine delle piogge e la prima fioritura dei campi. Ed è la festa della frutta. Si canta il salmo 128 e si offre uva alla donna della casa. Ultimamente in Israele si è ripresa l'usanza di piantare alberi in questa festa.


Narra la tradizione rabbinica che al tempo dell'imperatore Adriano gli ebrei si attaccavano sempre più alla loro terra, come volessero così compensare la perdita dell'indipendenza politica. Quando nasceva un figlio, la famiglia aveva l'usanza di piantare un albero: un cedro se era un maschio, un'acacia se era una bambina. Giunto il momento opportuno, i rami di quell'albero sarebbero serviti per fare il baldacchino per il matrimonio.


Un giorno, mentre attraversava la Giudea, il carro della figlia di Adriano ebbe una panne. Per aggiustarlo, i soldati della guardia pensarono bene di abbattere un cedro. I contadini ebrei presero le armi contro la guardia imperiale a protezione dell'albero. L'incidente divenne così serio che fece da scintilla alla rivolta di Bar Kochba (130 d.C.).


Buddha e Chico Mendes


La relazione spirituale con l'albero e l'identificazione con il legno è minacciata nel nostro mondo che distrugge ogni giorno di più la natura, e specialmente le foreste. Un rapporto delle Nazioni Unite informa che attualmente le foreste coprono appena il 70% delle terre emerse e ospitano più della metà delle specie vegetali e animali del pianeta. La distruzione delle foreste è legata allo sfruttamento dei popoli che in esse vivono. Secondo un altro rapporto, del Consiglio di sicurezza, in Africa c'è un legame diretto tra sfruttamento delle foreste e traffico d'armi (Nigrizia, 4/02, dossier).


In Brasile la distruzione dell'Amazzonia è un'espressione forte della schiavitù del popolo oppresso. Nel 1988 a Xapuri, nello stato dell'Acre, Chico Mendes venne assassinato per la sua difesa dei seringais (l'albero della gomma). È un martire della causa ecologica e della difesa degli alberi. Nella stessa epoca, nel sud del Brasile, tre studenti scelsero di essere messi agli arresti piuttosto che lasciare che la polizia tagliasse un'acacia secolare. A Rio de Janeiro, gli abitanti di una via formarono una barriera viva per impedire che un mango fosse abbattuto.


Greenpeace afferma che «ogni due secondi sparisce dalla faccia della terra un'area di foresta pari a un campo di calcio». Fate i conti e vedrete che la terra perde, un’ora dopo l'altra, una superficie di foreste equivalente a 1.800 campi di calcio.


Questa situazione discende da un modello economico e sociale di predazione, ma anche dalla carenza di una spiritualità che integri la natura. Nel VI secolo prima di Cristo, Buddha, l'illuminato, insegnava: «La foresta è un organismo di illimitata gentilezza e benevolenza. Nulla domanda per la propria sussistenza e moltiplica con generosità i prodotti della sua attività vitale. Dà protezione a tutti gli esseri viventi e offre un'ombra perfino al taglialegna che la distrugge».


(da Nigrizia, maggio 2003)

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