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Sabato 26 Giugno 2004 10:24

La parola procede dal silenzio (Marcelo Barros)

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La parola procede dal silenzio (Marcelo Barros)

La parola è un respiro che realizza un meraviglioso incontro tra il nostro essere interiore e l'universo che ci circonda. Ma la parola può essere anche suono vuoto. Per riscattarne la dignità occorre il silenzio, non già come assenza di comunicazione, bensì come tempo di ascolto degli echi che la parola suscita dentro di noi.

Durante quest'anno, abbiamo dialogato su diversi elementi della natura in funzione di una spiritualità cosmica. Di mese in mese, abbiamo riflettuto su sostanze quali terra, acqua, aria, fuoco, vento e altre ancora. Partendo dalla tradizione spirituale dei poveri del sud del mondo e filtrandola attraverso la fede biblica, abbiamo cercato il modo di integrare ciascuno di questi elementi in una spiritualità di solidarietà con gli esclusi del mondo e di intimità con Dio.

Vorrei chiudere questa serie di riflessioni meditando sulla parola. Non si tratta propriamente di un "elemento naturale", ma sono molte le culture che considerano la parola strettamente connessa con il cosmo.

Il dono di parlare è proprio dell'essere umano. Nessun altro animale parla. Attribuendo a Dio la facoltà di parlare, le religioni altro non fanno che ricorrere ad un antropomorfismo. La fede cristiana ci invita a celebrare il Natale non solo come memoria della nascita di Gesù, ma anche come azione di grazie a Dio per averci creati e salvati attraverso la sua parola amorosa personificata in Gesù.

Sono molte le tradizioni religiose che considerano l'auto-comunicazione di Dio attraverso la parola come l’origine dell'universo. Splendido l'incipit del vangelo di Giovanni: «In principio era la Parola, e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio... Tutto è stato fatto per mezzo di Lei» (1, 1.3).

Il mito della creazione del popolo guarani gli fa eco: «Nandè Ru Vusu.... Il nostro Padre disse dapprima una parola e dalla sua voce nacquero gli uccelli. Attraverso gli uccelli, il nostro Padre inviò la luce sulla terra. La parola echeggiò sulle acque e dalle acque sorsero l'uomo e la donna. Questi risposero alla parola e dalla parola nacquero i primi popoli». Anche secondo alcune tradizioni afro-brasiliane, la prima parola risuonò come una primordiale chiamata divina alla vita.

Tutte le società tradizionali hanno una cultura orale. Sono le parole degli anziani a trasmettere la verità. I giuramenti pronunciati hanno un grande valore. Dare la propria parola significa impegnarsi a mantenerla. Le persone di parola fanno qualsiasi cosa pur di onorare la parola data. Anche le società moderne conoscono la forza della parola: i padroni dei mezzi di comunicazione e i potenti di turno sono pienamente coscienti di ciò. La pubblicità consiste nel ripetere parole e parole per vendere di più. Oggi siamo bombardati da parole. Come è possibile coltivare nel cuore una mistica della parola che genera vita?

Credo che uno dei modi migliori di riscattare la dignità della parola sia il silenzio. Un silenzio inteso non come assenza di comunicazione, ma come momento di ascolto di ciò che la parola suscita nel nostro cuore. Una parola non ascoltata è mero suono. Mi diceva il mio vecchio padre spirituale: «È del tutto inutile che la parola risuoni, se non c'è chi l'ascolti e l'accolga dentro di sé. E questo ascolto non sarà completo, se ciò che la parola dice non è tradotto nella pratica».

Grazie alla parola, noi comunichiamo con gli altri, accogliendoci e donandoci. Tacendo o non ascoltando, invece, ci neghiamo all'accoglienza e al dono. Quando la parola - detta ed ascoltata - diventa un autentica espressione d'amore verso gli altri, allora facciamo una forte esperienza della presenza di Dio. Più che parlare di Dio che si comunica a noi, dovremmo dire che Dio è nella comunicazione che avviene tra di noi. Il Dio nascosto si rivela (o meglio, "si dice") nello splendore veramente epifanico del co-essere che la parola detta ed ascoltata produce.

Sta tutto qui il segreto: parola e silenzio; comunicazione di sé e silente accoglienza di una presenza che si comunica; ascolto e contemplazione del mistero che la parola ricevuta in dono sa svelare.

Ancora oggi, dopo tanti anni, ricordo ciò che mi disse Hèlder Câmara, ex arcivescovo di Recife, subito dopo avermi ordinato sacerdote: «Oggi, purtroppo le persone trascorrono talmente tanto tempo a parlare che non sono più in grado di capire il silenzio di Dio. Tu, invece calibra sempre le tue parole, e fa’ in modo che siano sempre creative. Per fare ciò dovrai farle sempre precedere dal silenzio e di tanta contemplazione. Solo così il tuo parlare sarà frutto di un intendimento vitale».

Marcelo Barros

 

Ultima modifica Sabato 29 Ottobre 2011 09:09