Martedì,06Dicembre2016
Giovedì 10 Novembre 2005 01:08

Le Ceb non si fermano (Marcelo Barros)

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Le Ceb non si fermano

di Marcelo Barros

In questo mese di luglio, la storia delle Comunità ecclesiali di base (Ceb) brasiliane si arricchirà di un nuovo capitolo. Dal 19 al 23, si celebrerà l’XI Incontro interecclesiale delle Ceb, cui parteciperanno migliaia di rappresentanti provenienti da ogni angolo della nazione e da altri paesi dell'America Latina.

L'evento avrà luogo nella diocesi di Itabira-Fabriciano, a Ipatinga: una città giovane, nata soltanto 30 anni fa, ma già gremita di 250mila abitanti, in gran parte impegnati nell'industria siderurgica. Il luogo è chiamato "la Valle dell'acciaio".

Ci si aspetta che la partecipazione di quest'anno non sarà minore di quella del X Incontro, a Ilheus, nello Stato di Bahia, dall'11 al 15 luglio 2000, quando ben 4.000 persone (di cui 2.400 delegati provenienti dalle comunità di 231 diocesi, delle 267 esistenti in Brasile) presero parte all'evento.

Il tema della prossima assise è: "Comunità ecclesiali di base e spiritualità liberatrice"; significativo lo slogan: "Seguire Gesù nell'impegno con gli esclusi".

Dopo la celebrazione di apertura, la sera del 19, il 20 sarà dedicato all'argomento "Una spiritualità profetica e la sua relazione con gli esclusi, a partire dalla esperienza comunitaria delle Ceb di oggi". Il secondo e il terzo giorno avranno come tema, rispettivamente, "Gesù e la pluralità delle esperienze spirituali" e "L'impegno con gli esclusi ci identifica con Cristo e ci unisce, al di là e nonostante le nostre differenze".

Anche di recente, molti mass media hanno affermato che il tempo delle comunità di base latino-americane è ormai passato e che la teologia della liberazione è superata. Oggi, molti ritengono che l'unica maniera di essere cattolico in Brasile sia quella proposta da don Marcelo Rossi, nuova pop star del Brasile, che celebra messe a ritmo di aerobica (e puntualmente teletrasmesse e seguite da milioni di spettatori) e i cui cd superano ogni record di vendita nel paese.

I membri delle Ceb, però, non la pensano così. Essi non intendono farsi adescare da un cristianesimo mediatico, né ripongono la loro speranza in una "pastorale di massa"- Credono, invece, che la vita cristiana vada vissuta e testimoniata in una ragnatela di piccole comunità di base, vive e bene organizzate.

E la tanto criticata teologia della liberazione? Essa è viva e vegeta. Basti pensare al Forum mondiale della Teologia della liberazione, celebrato lo scorso gennaio, a Porto Alegre, in concomitanza con il Forum sociale (Nigrizia, 01/05, 77).

Nel 1968, alla Seconda conferenza generale dell'episcopato latino-americano, a Medellin (Colombia), le chiese del sub-continente si sentirono sfidate da Dio a porsi decisamente al servizio dei più poveri. Da lì nacque una profonda mistica del Regno di Dio, caratterizzata da una spiritualità che non era più devozionistica, bensì radicata nell'amore per gli ultimi e alimentata dalla volontà di mettersi al servizio della liberazione totale di tutti.

Oggi il linguaggio e le prospettive delle Ceb non sono più quelli degli anni Sessanta. Ma le comunità credono ancora che la spiritualità del Regno di Dio e dei suoi valori è una risposta pastorale adeguata alle sfide della presente epoca, così marcata dall'individualismo, dal neoliberismo e dalla tentazione di privatizzare perfino la fede.

Sono certo che l'Incontro intereccle­siale di Ipatinga saprà ricordare (e mostrare) ai cristiani che la fede è espressa non già nelle grandi riunioni di massa, bensì nelle piccole comunità, quando queste sono animate da spirito di solidarietà, pronte ad assumersi impegni sociali e politici per la trasformazione delle strutture sociali ingiuste, e decise a proseguire il loro cammino spirituale al servizio della pace, della giustizia e della salvaguardia del creato.

In una recente lettera, scritta a conclusione della vicenda della sua successione episcopale, dom Pedro Casaldaliga, ex vescovo di Sào Félix, nel Mato Grosso, così si esprimeva: «Un'altra chiesa è possibile, e in molte parti e in molti modi la stiamo edificando: nelle comunità di preghiera, di fraternità, di impegno... e nel prossimo incontro interecclesiale delle Comunità ecclesiali di base e nel loro rianimarsi in Brasile, nel continente, nel mondo intero». E concludeva: «Van Gogh, malgrado avesse visto cadere nella sua vita tanti mulini, reali o simbolici, scriveva a suo fratello Theo; "Ma il vento continua". Anche noi, dopo aver visto cadere tanti mulini, nella società e nella chiesa, continuiamo a proclamare - nella speranza e nell'impegno - che "il vento continua"»». Il treno delle Ceb prosegue il suo viaggio.


(da Nigrizia, luglio-agosto 2005, p. 69)

Ultima modifica Martedì 28 Febbraio 2006 11:17
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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