Sabato,10Dicembre2016
Giovedì 09 Marzo 2006 00:29

Ricordando Zumbi (Marcelo Barros)

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Ricordando Zumbi

di Marcelo Barros

In Brasile, novembre è il mese di una memoria tragica e attraente allo stesso tempo. Nel secolo 17°, la tratta degli schiavi era in auge: interi villaggi d'Africa venivano svuotati di uomini, donne e bambini, dapprima razziati come bestie e quindi stipati su navi negriere che li trasportavano nelle Americhe. Nel frattempo, nel nord-est brasiliano, schiavi neri fuggiti dalle piantagioni di canna da zucchero, indios perseguitati e alcuni bianchi contrari al sistema coloniale fondavano un territorio libero – “senza padroni né schiavi” – in cui tutti potevano vivere in maniera più democratica e giusta.

Questo territorio era il Quilombo dos Palmares, una delle molte esperienze di comunità in costante lotta per la libertà. La sua gente riuscì a respingere ripetuti attacchi dell'esercito coloniale. Parve la realizzazione di un sogno: quello di un mondo più giusto e libero.

Ma le forze di repressione potevano contare su finanziamenti e armi sofisticate. Nel 1695, in seguito al tradimento di alcuni membri della comunità, i soldati riuscirono a invadere Palmares. Per evitare un bagno di sangue il leader del Quilombo, conosciuto come Zumbi dos Palmares, si consegnò spontaneamente ai soldati. Il 20 novembre, fu decapitato: la sua testa venne esposta al pubblico nella piazza centrale di Recife, mentre il suo corpo fu fatto a pezzi, poi disseminati per le strade della città. Palrnares fu vinta.

Solo duecento anni dopo, alla fine del 19° secolo, il popolo nero riuscì a liberarsi della schiavitù. Fu una liberazione soltanto legale. Anche oggi, infatti, la concentrazione delle finanze nelle mani di pochi, la scandalosa disuguaglianza sociale e la politica neoliberale perpetuano una realtà di autentica schiavitù, che obbliga i bambini a lavorare e le donne a prostituirsi e a far sì che, nel Brasile d'inizio secolo 21°, pur impiegati nello stesso lavoro, i neri guadagnino il 25% di meno dei bianchi. Nel corso dei secoli, la storia dei quilombos e della resistenza nera non è stata studiata nelle scuole. Fino a poco tempo fa, pochi brasiliani sapevano cosa fosse un quilombo e quale importanza abbiano avute queste isole di libertà nello sviluppo del proprio paese. Negli ultimi anni, però, la grande maggioranza dei discendenti degli schiavi africani hanno preso coscienza delle loro vere radici. E si è anche scoperto che in molte regioni del Brasile esistono comunità che discendono direttamente dai quilombos, mantenendone cultura e dignità.

La costituzione del 1998 riconosce a queste comunità il diritto di possedere la terra dei loro antenati e di vivere secondo la propria cultura. In tutto il paese, il 20 novembre è ricordato come la "giornata nazionale della coscienza nera". In molte città è giorno festivo... liberi dal lavoro, tutti hanno la possibilità di celebrare la multiculturalità del paese.

Senza alcun dubbio, la riscoperta della dignità della persona nera è la più grande eredità che Zumbi ha lasciato al Brasile. In un mondo che tende sempre più a escludere tutto ciò che è "diverso", tale eredità rappresenta un tesoro da non perdere e un trampolino di lancio da cui spiccare il salto verso un mondo migliore, in cui tutti sono accettati per ciò che sono.

(da Nigrizia, novembre, 2005, p. 77)

Ultima modifica Lunedì 24 Luglio 2006 11:03
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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