Martedì,06Dicembre2016
Mercoledì 07 Febbraio 2007 02:09

Águas de Oxalà (Marcelo Barros)

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Águas de Oxalà
di Marcelo Barros



E’ il nome di una festa, celebrata dai fedeli del Candomblé brasiliano, che si rifà a un antico mito di origine africana, secondo cui la giustizia divina libera la bontà provvidenziale del Creatore, per farla cadere sul mondo come acqua benefica. Una lezione che tutti dovremmo apprendere, per non continuare ad avvelenare questo prezioso elemento, il cui uso è un diritto umano universale.

In Brasile, il mese di settembre termina e quello di ottobre inizia con un ciclo di feste legate alla religione del Candomblé di Bahia. Quest’anno, il caso ha voluto che, proprio a metà di questa serie di celebrazioni, la domenica 1° ottobre, i brasiliani si rechino alle urne per eleggere il presidente della repubblica, i governatori degli stati, i deputati e i senatori, nella triste consapevolezza che questo tradizionale modello politico è ormai logoro e non ha più la forza di promuovere alcun cambiamento sostanziale per una maggior giustizia nella società e per la salvaguardia del creato.

Fin dal giovedì prima, le comunità afro-brasiliane di tradizione yoruba si sveglieranno di buon mattino per dare inizio alla festa delle Àguas de Oxalà (“le acque di Oxala”). Se si volesse cercare -. per quanto indebitamente e inadeguatamente - un corrispondente nella tradizione cristiana, si potrebbe associare questa festa con la Veglia di Pasqua, considerandola una sorta d’inizio di primavera, anche se siamo in una parte del mondo che a stento conosce due stagioni in un anno.

La festa delle Águas de Oxalàricorda e celebra un antico mito di origine africana, secondo cui la giustizia divina (rappresentata dal potente orixd Xangò) libera la bontà provvidenziale del Creatore (Oxalà, il padre di tutti gli orixà) , per farla cadere sul mondo come acqua benefica.

Oggi più che mai, l’intera umanità ha bisogno di una grande “festa delle acque”. Ogni anno, esperti provenienti da 140 nazioni si riuniscono in Svezia per la Settimana mondiale dell’acqua. Da tempo questi esperti vanno dicendo che la carenza d’acqua sul pianeta Terra sta sempre più aggravandosi. Il vertice di quest’anno, tenutosi dal 20 al 26 agosto scorso, ha sottolineato il fatto che un terzo della popolazione mondiale già sta soffrendo per la mancanza di acqua potabile. Si tratta di una constatazione a dir poco drammatica perché un simile quadro era previsto soltanto per l’anno 2025! Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno circa 2,2 milioni di persone, per lo più bambini, muoiono per mancanza d’acqua o per ragioni legate ad essa.

Questa crisi, in parte già imputabile alla ineguale distribuzione di fiumi e di laghi sulla superficie terrestre, è resa più grave dal surriscaldamento del globo, dalla devastazione delle foreste e, soprattutto, dall’eccessivo spreco di acqua e dalla cattiva gestione delle risorse idriche. Applicato all’acqua, il termine “risorsa” è del tutto improprio, perché questo elemento non può essere declassato a “mercanzia”. L’acqua, invece, è l’ambiente in cui è apparsa la vita e la componente principale di ogni essere vivente. Con “risorsa idrica” s’intende quella parte di acqua che viene usata per certe attività umane, in particolare per attività economiche. Pertanto, “acqua” è un concetto molto più ampio di quello di “risorsa idrica”, anche se i due sono indissociabili.

Il problema sta nel fatto che, negli ultimi tempi, l’impiego d’acqua come “risorsa” si è tremendamente intensificato rispetto a qualche decennio fa. Oggi, in termini percentuali, l’uso dell’acqua dolce è così ripartito: 70% per l’agricoltura, 20% per l’industria e 10% per il consumo umano. Questo uso intensivo dell’acqua, specie nei settori agricoli e industriali, avviene a un ritmo tanto elevato da superare quello del ciclo naturale della sua rigenerazione. In questo modo, molte sorgenti d’acqua stanno scomparendo, proprio per l’uso sconsiderato che se ne fa. Non solo: si è giunti a interferire mortalmente con lo stesso “ciclo dell’acqua” (conosciuto tecnicamente come ciclo idrologico, cioè la circolazione dell’acqua all’interno dell’idrosfera, con i cambiamenti del suo stato fisico: fase liquida, solida e gassosa), avvelenandola con pesticidi e altri prodotti chimici usati nell’industria. La grave assenza di corrette politiche ecologiche, soprattutto nei paesi poveri, sta portando alla contaminazione di molti sorgenti d’acqua.

La festa delle Águas de Oxalà è celebrata nei quartieri poveri delle periferie urbane, dove l’accesso all’acqua è sempre problematico. In questo senso, la festa rappresenta una “profezia spirituale”, che dice al mondo che la soluzione della crisi idrica non può consistere nella commercializzazione dell’acqua, tanto meno nella sua privatizzazione. Il mio auguro è che in Brasile - come pure nel resto del mondo - tutti gli uomini e le donne si colgano e si comportino come filhas e filhos de santo di Bahia in occasione della processione di Oxalà. AI pari di questi fedeli del candomblé, portiamo ciascuno il nostro recipiente d’acqua, per “metterla in comune” con gli altri. Convinti che questo elemento naturale è un diritto umano universale e che, solo quando è “messo in comune”, esso può essere fonte di vita e di benedizione per tutti gli esseri viventi.

(da Nigrizia, ottobre 2006)
Ultima modifica Sabato 14 Aprile 2007 18:25
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input