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Sabato 30 Giugno 2007 00:34

Il sogno di Dom Helder: il grande giubileo della giustizia (Marcelo Barros)

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Il sogno di Dom Helder:
il grande giubileo della giustizia

di Marcelo Barros

Se dovessi presentarmi direi che io sono uno della "periferia del villaggio globale", anzi della periferia della periferia. Vengo, infatti da una regione-che-non-conta di un Paese, il Brasile, il cui governo, perfettamente ligio alle direttive del Centro, ha già deciso chi deve vivere e arricchirsi e chi deve morire.

Faccio parte di una comunità che si sforza di testimoniare e di annunciare che la vita può essere vissuta, pur tra le inevitabili contraddizioni, sotto il segno dell'alleanza, nella custodia e dedizione reciproca dei fratelli e delle sorelle. Come figura e anticipazione, nel suo piccolo, del Regno che viene.

Vorrei portare l'attenzione su una figura profetica del nostro tempo, che ha segnato la storia della Chiesa, la storia del mio Paese, la storia dei poveri del mondo ed anche la mia storia personale: Dom Helder Camara, scomparso nel settembre dello scorso anno. Credo valga la pena affrontare il discorso del Giubileo da questa angolazione, perché già qualche anno fa Dom Helder aveva avuto un'intuizione profetica in proposito.

Nel 1992, quando il mondo ricordava i 500 anni dalla conquista dell'America, Helder Camara, già arcivescovo emerito di Olinda e Recife, assieme ad altri pastori latino-americani, come Pedro Casaldaliga, Sèrgio Mendes Arceo, Samuel Ruiz, propose un Giubileo di grazia per il continente latino-americano e per il mondo intero. Doveva essere un Giubileo segnato dalla giustizia per i poveri, dalla riconciliazione tra le Chiese, dal dialogo tra le religioni e da un nuovo patto di convivenza dell'umanità con la terra.

Due anni dopo, fu il papa stesso che, riprendendo e rielaborando questa proposta, indisse il Giubileo dell'anno 2000. A sua volta Dom Helder tradusse la decisione del papa nell'ultima campagna della sua vita: "Per un anno 2000 senza miseria", uno slogan che riassume tutte le grandi operazioni che questo profeta ha lanciato.

Un Giubileo che rievangelizzi la stessa Chiesa

A Roma, in pieno Concilio, Camara riunì molti vescovi del Sud del mondo e alcuni dell'Europa. Con l'aiuto di teologi, come Congar, Chenou e altri, stilarono un documento profetico, nelle cui risoluzioni era detta la sostanza dell'impegno che intendevano assumere: "Noi, vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II, rilevate le mancanze nella nostra vita di povertà secondo il Vangelo, [...] con umiltà e nella consapevolezza della nostra debolezza, ma anche con tutta la determinazione e con tutta la forza di cui Dio ci farà grazia, ci impegniamo a:

- cercare di vivere come la gente comune del nostro popolo, per quanto riguarda l'abitazione, l'alimentazione, i mezzi di trasporto e tutto ciò che ne deriva;

- rinunciare all'esibizione e alla realtà della ricchezza, quale si manifesta in special modo negli abiti (tessuti ricchi, colori sgargianti) e nelle insegne di materiale prezioso (oro e argento):

- non possedere beni mobili o immobili, né conti bancari a proprio nome, intestando tutto, in caso di necessità, a nome della diocesi o di opere sociali e benefiche;

- affidare ai laici l'amministrazione delle diocesi, affinché possiamo essere più pastori che amministratori;

- rifiutare che ci si rivolga a noi con nomi o titoli che richiamino l'idea di grandezza e di potere;

- evitare tutto ciò che negli atteggiamenti e nei rapporti sociali, possa apparire come privilegio e preferenza per i ricchi e i potenti;

- dare priorità al lavoro di evangelizzazione e con i più poveri" (cfr. Concilium, n. 4/1977, pp. 43-44).

Questo progetto, che segnò una generazione di pastori, indica un primo obiettivo per questo Giubileo: rievangelizzare la vita, cominciando dalla Chiesa e dalle sue strutture.

E si può ben dire che Helder Camara tradusse in pratica questo programma, in profondità. Mai abitò in un palazzo, né possedette un'automobile, né accettò di essere chiamato "eccellenza" e nemmeno con la forma di rispetto alla terza persona, ecc. Ma, soprattutto, non confuse mai la missione profetica di testimoniare e annunciare il Vangelo con il potere ecclesiastico.

In piena dittatura militare brasiliana, quando l'ottimismo dei primi anni '60 andò svanendo, Helder Camara lanciò l'Operazione Speranza. Questo progetto cominciò con la distribuzione delle terre che appartenevano alla Chiesa e con la formazione di comunità nelle quali i contadini gestivano la terra e i suoi prodotti collettivamente. L'Operazione Speranza fu un eccellente lavoro educativo, affrontò il tema della dignità dei poveri e la ricostruzione della speranza per chi si sentiva escluso.

Dom Helder sosteneva che se l'analisi della realtà viene fatta soltanto a partire dall'osservazione dei fatti, la diagnosi non potrebbe che essere molto pessimista. Ma, se nelle "lenti" con cui osserviamo, c'è l'opzione della fede e della speranza, anche nella notte più fonda sapremo sempre distinguere le prime avvisaglie dell'aurora. Oggi, più che mai, è necessario "ricostruire la speranza".

Gli anni '70 videro la delusione di molte attese che erano fiorite nel decennio precedente. In America Latina si spense la speranza recata dalla "teoria dello sviluppo", le dittature si rafforzarono e, anche a livello ecclesiale, si assistette a una svolta conservatrice. Dom Helder fu allontanato dalla segreteria della Cnbb (Conferenza dei Vescovi brasiliani), dal Celam (Conferenza dei Vescovi latino-americani) e, in seguito, dovette assistere, in molti casi, alla messa in discussione di ciò che aveva costruito dopo il Concilio. Fu allora che egli lanciò il grido: "In tutto il mondo esistono minoranze abramiche, capaci di sperare contro ogni speranza e nuotando controcorrente. Bisogna animarle e riunirle".

Penso che oggi, in Italia, gruppi di solidarietà con il Sud del mondo vivono questa vocazione di essere "minoranze abramiche". Progetti come la Banca Etica, il bilancio di giustizia e il mercato equo--solidale sono espressioni di questo cammino e, in questo senso, sono anticipazioni del grande Giubileo della giustizia che Dio desidera per il mondo.

"Per un 2000 senza miseria"

Da molto tempo Helder Camara parlava della campagna contro la miseria. La proponeva come obiettivo, perché si continuasse, nel contempo, a lavorare agli altri progetti che sono stati qui ricordati. Quando rinunciò all'esercizio dell'episcopato, continuò a vivere a Recife, seguendo da vicino tutto ciò che accadeva. Numerosi sacerdoti, laici impegnati e semplici contadini mantennero uno stretto legame con il loro vecchio vescovo. Dom Helder ascoltava tutti e, non di rado, piangeva senza dir nulla. Progressivamente anche il fisico venne segnato dalla sofferenza. Cominciò a rinunciare a viaggi e discorsi. A quanti incontrava non si stancava di ripetere il suo: "Per un 2000 senza miseria". E quando gli chiedevano in che modo, rispondeva: "Favorendo una cultura dell'austerità e della solidarietà".

Sfortunatamente, il mondo entra nell'anno 2000 in una situazione di povertà e di ingiustizia ancora più grave di quella di allora. Ma, certamente, le "minoranze abramiche" - che anche noi siamo chiamati ad essere - non lasceranno che questo Giubileo sia solo un evento ecclesiale o transitorio.

Il Giubileo, il Giubileo biblico, se vogliamo dire così, per chi lo vuole intendere - e dom Helder lo intese bene -, ci chiama a ritornare al sogno e al progetto di Dio, cominciando a correggere quanto di contrario ad esso non cessa di rendere disumana la nostra storia, le nostre società, le nostre relazioni, le nostre esistenze. "Con le poche forze che ancora ci restano, continuiamo la nostra lotta alla miseria, in ogni luogo in cui sia possibile. Vogliamo fare ciò con tutti voi". Facciamo nostro quest'invito. Da subito e per ogni anno a venire. Allora anche il Giubileo 2000 avrà più senso e, soprattutto, sarà sempre Giubileo.

Ultima modifica Mercoledì 10 Ottobre 2007 23:05
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input