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Martedì 16 Marzo 2010 22:22

Il Verbo entra nella città dell’uomo (Giovanni Vannucci)

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Il Verbo entra nella città dell’uomo (Giovanni Vannucci)

La domenica delle Palme è l’irruzione pacifica della Gerusalemme celeste, il centro della Pace e della Comunione, nella Gerusalemme terrena, violenta e ribelle.

Il Verbo entra nella città dell’uomo

di Giovanni Vannucci

La Croce, sulla quale verrà appeso il Figlio di Dio e dell’Uomo, viene lentamente innalzata. Su di essa, anche l’iniziato al mistero del patire e del risorgere di Cristo deve essere crocifisso.

La Croce, nella sua realtà materiale, è il patibolo conosciuto, usato dai popoli dell’antichità romana. Nel suo significato ultimo, è il punto d’incontro tra il cielo e la terra e della loro unione armoniosa in Cristo. Nel suo senso storico, è il segno d’abolizione tracciato su tutte le istituzioni sociali che, insensibili alla Parola Creatrice di Dio, cercano di circoscrivere l’eternità al tempo; l’ascesa continua dell’Essere, alla stasi di una determinata forma di civiltà; il rinnovarsi incessante del creato, a una forma immutabile. Il compito di ogni società, religiosa o civile, è di condurre l’uomo singolo, ordinatamente, alla sua maturità cosciente. Per non venire meno alla sua missione, la società, religiosa o civile, dovrebbe trarre continuo alimento dalla Parola Creatrice di Dio; Parola che viene comunicata dall’illuminazione dei Profeti e dei Santi che additano i tempi di Dio.

Una società aperta alle albe di Dio non è insensibile all’annuncio di visioni più vaste e più profondamente umane; consapevole che l’uomo è chiamato a esser Figlio di Dio, non si chiude nella venerazione di un ordine acquisito o di un’obbedienza assoluta a una casta politica o sacerdotale.

L’iniziando al mistero cristiano riceve, nella domenica delle Palme, la conoscenza che Gesù è oltre tutte le limitazioni che nascono dalla natura inferiore dell’uomo, assetata di potere; oltre tutte le costruzioni che sorgono da essa. Apprende anche che Gesù abolisce tali costruzioni non con clamorose proteste, ma amandole fino a essere annientato da esse, per trasmutarle dall’interno.

Gesù ha superato la tentazione del potere; la società civile e religiosa, del suo tempo e di ogni tempo distaccato da Cristo, ha ceduto alla suggestione del potere.

L’incontro di questa società con Cristo, il non-Violento, il Capo rivestito di tutta l’Autorità e privo del potere, non poteva avere altro risultato che l’innalzamento della Croce.

La domenica delle Palme è l’irruzione pacifica della Gerusalemme celeste, il centro della Pace e della Comunione, nella Gerusalemme terrena, violenta e ribelle.

Il popolo accoglie il Re mansueto con gioia, sventola vessilli nati dalla madre terra: rami di ulivo e di palma.

In questa domenica il potere, la fiducia nel potere dell’uomo devono cadere dal cuore dell’iniziato che, prendendo i vessilli della pace e della luce - l’ulivo -, del cibo immortale - la palma - , preparati dalla terra senza l’intervento dell’uomo, accoglie il Re pacifico, il vincitore della tentazione del potere, come l’unica e la vera Autorità che lo condurrà nella luce della città di Dio.

 

(da «Il Verbo entra nella città dell’uomo», in Verso la luce, ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984, pp. 58-59)

Ultima modifica Lunedì 02 Aprile 2012 16:25
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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