Martedì,06Dicembre2016
Mercoledì 26 Maggio 2010 20:40

La fioritura della vita (Giovanni Vannucci)

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La festa della Santissima Trinità potrebbe essere definita come la rivelazione di Dio, dell’uomo e di quanto può nascere quando la mente vive immersa nelle profondità del mistero trinitario.

La fioritura della vita

di Giovanni Vannucci

La festa della Santissima Trinità potrebbe essere definita come la rivelazione di Dio, dell’uomo e di quanto può nascere quando la mente vive immersa nelle profondità del mistero trinitario. Purtroppo nel corso dei secoli noi cristiani abbiamo algebrizzato il Dio Uno e Trino, sì da ridurlo a una figura geometrica astratta che può favorire dei giochi di concetti e di parole, ma che lascia del tutto indifferente la nostra vita. Eppure siamo convinti che non una Parola della Rivelazione non debba esser vissuta; allora dobbiamo con coraggio liberare l’immagine della Trinità dagli algebrismi, per risentire il mistero trinitario come onda calda che ci sommerge e ci ridona la gioia di una piena partecipazione alla vita.

Fermiamoci a considerare le parole che sono il centro della liturgia di questa domenica: «Andate, consegnate e fate ripetere le mie parole a tutte le genti. Immergetele nel Nome del Padre, Colui che crea parlando; del Figlio, la Parola creatrice che il Padre pronuncia sempre nella materia vivente; dello Spirito, l’energia divina vivente che guida il creato verso la sua trasfigurazione» (cfr. Mt 28, 19). Traduzione un po’ lunga, ma necessaria per la liberazione dell’immagine trinitaria dagli algebrismi che sopra vi abbiamo costruito. Ho parafrasato le parole: «ammaestrate» con «consegnate e fate ripetere le mie parole»; Gesù non conosceva altro modo di ammaestramento che quello proprio della sua gente. Ancor oggi presso i popoli semiti, ebrei e arabi, l’insegnamento della Rivelazione è basato sulla ripetizione ritmica delle parole dei testi sacri; ripetizione che fa scendere le parole in tutto l’essere del recitante e lo predispone all’ascoltazione di Colui che le ha pronunciate e che, con voce percepibile dall’orecchio interiore, continua a pronunciare.

Il dovere del credente è di continuare a ripetere e a trasmettere le Parole del Maestro, non quello di ammaestrare con delle teorie o ideologie costruite attorno a esse. Le teorie e le ideologie spesso, se non sempre, camuffano una sottile o grossolana ambizione di potere, e la sete di potere fu esorcizzata dal Maestro. Le parole scendono nel profondo dell’essere, sia di colui che le ripete sia di colui che le ascolta, e vi operano le necessarie trasformazioni, per vibrazione libera, non per imposizione dottrinaria. Anni fa un arabo, professore in una università europea, mi raccontava che un giorno, ripetendo i versetti coranici della preghiera giornaliera, essi gli divennero, anche visibilmente, luminosi; da quel giorno, mi disse, ho compreso e sono totalmente cambiato.

«Battezzandole», dice la traduzione; essa limita la parola di Cristo al battesimo sacramentale; il verbo «immergetele», invece, comprende il primo ma anche molto di più: inondate il mondo con l’onda del Nome. Del Nome dal quale derivano tutti gli altri nomi, anche quelli del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. I nomi delle cose visibili e invisibili discendono dal primo ineffabile Nome; fermarsi a uno di essi è distaccarlo dalla sua sorgente, compiere atto d’idolatria, alterare l’armonia dei mondi.

I credenti hanno la missione di immergersi e di immergere nell’onda trinitaria tutto il creato. Di vivere cioè la certezza di fede che il creato non è la risultante di un cieco impulso di cellule mosse dal caso o dalla necessità, ma lo straripamento di una Coscienza infinita che su tutti gli esseri amorosamente vigila: questa è la immersione nel Padre.

Non possiamo fermarci al Nome del Padre, ma vivere la realtà del Figlio. La realtà del Figlio è nel sentire che la terra, la carne, la materia sono il frutto della parola pronunciata da Colui che parla e crea, la sua corporificazione: la Parola si è fatta carne. Dal Figlio nasce l’amore per la terra, il coraggio di credere al suo destino, di amarlo, di anelare alla sua luminosa realizzazione.

Amore che non è fine a se stesso, ma è chiamato ad andare sempre oltre, finché tutto non approderà nell’infinita coscienza, nell’infinito amore, nell’infinita libertà dei figli di Dio, immergendo in tal modo il creato nello Spirito.

Immersi nel Nome trinitario ci veniamo a porre sopra la vita, sopra la morta vita delle passioni, degli istinti, delle piccole virtù, dei limitati ideali, e sprofondiamo nella luminosa onda del più appassionato amore per la vera vita, per le certezze folgoranti, per gli ideali che trasfigurano la terra e la carne.

Preghiera alla Trinità

Trinità santa. Mistero vivente, che esprimi te stessa con quanto ognuno di noi ha di più puro, che distruggi quanto di Te non è compenetrato in noi, t’invochiamo: Vieni! Avvolgici nell’onda del tuo amore, del tuo amore che dissipa l’ignoranza, vince le separazioni, spezza le catene.

Donaci la fede vera; quella fede che muove le montagne; quella fede che non ha paura di nulla; quella fede che osa tutto.

Quella fede che è certezza che in ogni cosa tu sei presente, che ogni cosa tende solo alla tua pienezza.

Noi, ammalati di sofismi, ammalati di incertezza, resi infermi dall’ansia, paurosi di ogni novità per noi e i nostri figli, noi che abbiamo perduto la speranza, rinunciato all’amore, ti domandiamo il dono della fede. Fa’ che crediamo in Te, con ogni forza, ogni ardore, ogni dedizione; rendici credenti in umiltà profonda.

Allora sarà in noi come una primavera dello Spirito; allora vivremo di Te e Tu tra di noi; allora ci sarà dolce rinunciare a quanto non sei Tu stessa. Riconosciti in noi, perché, per avvilita che sia la tua immagine, essa è pur sempre quella che tu hai impresso in noi. Noi ti vogliamo somigliare, rendi valido il nostro volere!

Dio, Uno e Trino, nostra fortezza, ricordaci e ricordati di averci creato a tua immagine! Amen.

 

(in Verso la luce, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte ed. CENS, Milano 1984 - Festa della Santissima Trinità - Anno B, pp. 97-100).

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input