Sabato,03Dicembre2016
Mercoledì 13 Luglio 2011 17:52

La parte migliore (Giovanni Vannucci)

Valuta questo articolo
(5 voti)
La parte migliore (Giovanni Vannucci)

«Gesù disse a Marta: Ti agiti per troppe cose, ma una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la parte migliore, e non le sarà tolta» (Lc 10, 41-42).

Queste parole ci richiamano le altre parole di Cristo riferite dal vangelo di Giovanni: «Preoccupatevi non del cibo caduco, ma di quello che rimane nella Vita senza fine e che vi viene dato da me» (Gv 6, 27).

Maria di fronte a Gesù Cristo, la Coscienza nuova dell’Amore assoluto e gratuito, è nel giusto atteggiamento: dimentica di tutto, ascolta con perfetta dedizione la Parola del Maestro. Dimentica del tempo concreto in cui vive, delle consuetudini dell’ospitalità, della fame e della sete di quell’ora meridiana, ascolta e accoglie la Parola, che scende in lei fecondandola e rendendola nuova; l’azione verrà dopo e sarà soltanto il segno di una compiuta trasformazione interiore. E Maria è divenuta il simbolo dell’attività contemplativa nella cristianità, dell’ascolto della Parola del Maestro nel puro silenzio, e dell’offerta integrale del proprio essere all’opera trasformatrice della Parola.

L’ascolto nel silenzio della Parola incarnata in Cristo, la sua ricezione nel profondo di una coscienza, che si è posta al di là di tutte le parole, le angustie, le mire terrene, vi stabilisce il regno di Dio. Il regno di Dio che è dentro di noi, che non ha esteriori apparenze clamorose, che viene trovato da chi lo cerca, da chi lo vuole con tutto il proprio essere. Il regno di Dio che è la prodigiosa germinazione dall’interno all’esterno di una divina sostanza che è in ogni umana coscienza, e che preesiste a essa.

Ogni sforzo cosciente, ogni giusta ricerca, ogni costante insistenza della buona volontà, ogni determinazione radicale di raggiungere la verità portano alla gioiosa scoperta, al beato raggiungimento del regno di Dio, della sola cosa necessaria.

In questa tensione verso l’unica cosa necessaria tutto deve essere donato: speranze e desideri, affetti e interessi, dolori e gioie, vizi e virtù, avidità e orgoglio, ambizioni e vanità; tutto deve essere offerto per scoprire la propria essenzialità e vivere il mistero vivente del regno di Dio.

Nella propria essenzialità si rispecchia «l’essenzialità divina» e una vita nuova e vera fiorisce nella coscienza umana, come in quella di Maria, stupefatta di vivere l’unica cosa importante, non più turbata da alcuna cosa della carne o dello spirito, non più agitata da alcuna preoccupazione, neppure dal dovere di preparare il pranzo per Cristo ospite, neppure dal desiderio di annunciare la verità accolta.

Come giungere alla silenziosa attenzione di Maria? Le coscienze che hanno seguito l’attenzione, silenziosa e appassionata, di Maria alla Parola incarnata nel Maestro unico, ci hanno affidato delle indicazioni che possono esser riassunte in queste tre direttive: elimina da te stesso: l’affanno per ciò che è effimero; l’amore per ciò che non è eterno; il desiderio di ciò che è legato al tempo e alla consunzione del tempo. Quindi non angustiarti per ciò che non appartiene alla tua essenza eterna; non creare delle forme passionali che ti possono legare alle apparenze periture; non confondere le vie dell’uomo con l’incontro con la Parola incarnata del Maestro.

La consegna tradizionale: «Cerca la tua essenza eterna», che equivale al «conosci te stesso» della religiosità greca e al «cerca in te stesso il regno di Dio» della religiosità cristiana, alla nostra mentalità moderna sembra un’affermazione cinica e incoraggiante al più perverso egoismo. Un esame attento ci porta a comprenderne la saggezza e la vastità.

La nostra personalità esteriore, tesa verso l’esteriorità, ci distoglie dall’attenzione interiore appellandosi alla carità, all’apostolato, al lavoro, alle attività sociali. La personalità esteriore teme ogni atteggiamento introspettivo - chiamato dai moderni cristiani impegnati con il termine denigrativo di «intimismo» -, la meditazione è per lei esiziale; per questo si oppone, con ogni mezzo, all’interiorizzazione. «Mia sorella mi ha lasciato sola a prepararti il pranzo» (Lc 10, 40).

La conoscenza chiara di noi stessi è la meno piacevole, e cerchiamo con ogni mezzo di evitarla. Conoscere noi stessi significa metterci a nudo di fronte alla verità del Maestro, significa scrutare la ragione segreta di ogni nostro gesto, stare con noi stessi in una specie di narcisismo alla rovescia, applicando a noi stessi quello spirito critico e zelante che ci rende agitati fuori da noi medesimi. Non è piacevole guardare a noi stessi, vagliare sempre ogni impulso, ogni moto. Meglio occuparci degli altri, agitarci nel lavoro della carità, nella società, meglio fare del bene.

«Fare del bene!». Anche Marta voleva fare del bene a Cristo, ma Maria aveva capito che l’unico modo giusto era quello di lasciarsi fecondare dalla sua Parola. L’agitazione distrugge il mondo, il regno di Dio è il regno della calma assoluta, del silenzio, della gestazione della Parola. Guai a chi non sa stare solo con il suo Dio, a chi ha bisogno di aver la camera nuziale piena di testimoni!

Nell’interiorizzazione nascono il silenzio e la pace, si diviene coscienti di una grande presenza che è l’essenza divina del regno di Dio. La turbolenza mentale verrà decantata, quando il superfluo e il transitorio scompaiono, l’anima incontra una luce che sveglierà in lei il divino dormiente. La personalità esteriore sarà distrutta, e nulla separerà l’uomo da Dio, e nulla separerà l’uomo dall’uomo.

Giovanni Vannucci

(in La vita senza fine, Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte ed. CENS, Milano 1985; 16a domenica del tempo ordinario, Anno C, pp. 158-161).

Ultima modifica Lunedì 08 Aprile 2013 08:39
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input