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Martedì 23 Gennaio 2007 00:37

Mistica. Vaticano II (Franco Gioannetti)

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VATICANO II

di Franco Gioannetti

Il Concilio Vaticano II accentua le immagini bibliche della Chiesa come Popolo di Dio e Corpo di Cristo e la liturgia postconciliare insiste su una vita spirituale più comunitaria, nel Cristo-Eucaristia come fulcro dell’unione con Dio. La valorizzazione delle altre tradizioni religiose porta ad un incremento del dialogo ecumenico.

Nel tardo degli anni Sessanta, il nascere del Rinnovamento Carismatico favorisce esperienze intense di preghiera e attenzione a fenomeni straordinari, doni dello Spirito.

Tra le figure più rappresentative del ‘900 si ricorda, poi, T. Merton, nella cui esperienza si è ritrovata tanta parte del mondo contemporaneo. Egli, infatti, sembra aver incarnato le ansie spirituali dell’uomo combattuto tra vita di preghiera e vita di azione, tra attenzione alla natura e uso della tecnologia, tra dialogo con altre tradizioni religiose e autenticità di vita cristiana, tra contemplazione e impegno attivo per la giustizia. Inoltre, egli ha cercato di combinare gli aspetti mistici e profetici della tradizione cristiana (da Origene a Eckhart a Giovanni della Croce) in un atteggiamento spirituale in cui le opere della giustizia scaturiscano da una profonda vita interiore.

Lo stesso sforzo si ritrova in M. DêIbrel e soprattutto in Dorothy Day. che meglio rappresenta l’ideale cristiano dell’amore in azione, dell’unità tra vita interiore e servizio agli altri.

Le nuove esperienze mistiche hanno trovato in alcuni teologi la loro sistematizzazione. Tra i più importanti occorre ricordare K. Rahner per il quale tutti gli esseri umani, in tutte le loro azioni, sono positivamente orientati al mistero di Dio. Recuperando gli insegnamenti dei Padri greci, egli insiste sul concetto che la grazia non è solo una realtà per conseguire la felicità futura, ma è piuttosto la comunicazione gratuita di sé da parte di Dio che divinizza l’uomo in tutti gli aspetti del suo essere. Tutta la storia umana e tutte le dimensioni dell’esistenza umana sono circondate da questa grazia, perciò tutte le cose potenzialmente rivelano il mistero di Dio e ogni sforzo umano autentico può avvicinare a Dio e contribuire alla diffusione del suo regno. La Chiesa, attraverso la Scrittura, la liturgia, l’insegnamento, aiuta i credenti a prendere coscienza della loro esperienza di grazia.

Agli inizi del ‘900 bisogna ricordare anche l’opera di P. Teilhard de Chardin, che enuncia la sua grande visione di un universo che si sviluppa e si muove verso un centro personalizzato di consapevolezza, il «punto omega », identificato con il Cristo cosmico della tradizione paolina. Nel potere dell’amore si trova la possibilità di unificare e personalizzare il mondo. Questa unità, comunque. non è sperimentata come conoscenza, come sapere, bensì solo come mistero. Anche l’opera Confessioni estatiche di M. Buber interpreta la mistica come processo di unificazione dell’io con se stesso, come unità illimitata tra io-Altro e mondo. Questa interpretazione viene, però, superata da Buber nell’opera lo e Tu. Il principio dialogico, nella quale egli accoglie una visione dialogica dell’esperienza mistica in una dimensione dinamica della relazione io-tu. Il ‘900, così, inizia a parlare di una mistica dialogica.

Il ‘900 vede il sorgere del New-Age che afferma la necessità di un’esperienza verso l’interno di sé. Questa dottrina viene sistematizzata da Ken Wilber, colui che indica le tappe del cammino che conduce il mistico al fondo della sua anima dove si ritrova l’anima dell’umanità intera, divina e trascendente, tesa all’immortalità.

Dalla fine della Seconda Guerra mondiale assistiamo ad alcuni fenomeni che hanno la loro ripercussione sulla vita religiosa: il movimento delle donne, quello ambientalista. La consapevolezza della fame di massa nell’emisfero del Sud, la liberazione dell’Europa orientale.

Mentre la mistica cristiana riflette sempre più su se stessa ed offre elementi di ulteriore consapevolezza. Restano, comunque, aperte varie questioni: si può parlare di mistica autentica fuori dal cristianesimo? Come la psiche influenza l’esperienza mistica? Questa è solo dono o può dipendere da un metodo? Esistono gradi nell’esperienza mistica? Può essere sanato il «divorzio» tra teologia e mistica? Come la mistica può o meno favorire l’ecumenismo e fino a che punto (cf NAE 1-2)?

Il Vaticano II insegna: «L’aspetto più sublime della dignità umana consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio» (GS 19). L’aspirazione mistica è, perciò, inerente alla natura umana e molto spesso, nel corso dei secoli, l’esperienza mistica dimostra la possibilità e la capacità, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, per ogni figlio di Dio, di vivere la sua avventura umana nella autenticità e nel desiderio del volto di Dio. La Lumen Gentium ricorda l’universale chiamata alla santità che trova in Maria, in colei nella quale la visione si è fatta carne, il suo prototipo più autentico per una mistica nel quotidiano. In conclusione si può tornare a Bernardo di Clairveaux che, nel Commento al cantico dei Cantici, aveva paragonato l’esperienza di unione con Dio al «bacio dello Sposo», questo bacio che è l’effusione dello Spirito Santo. Lo Spirito viene quando vuole, ma l’anima tende a lui: è attiva nel suo desiderio e passiva nella sua attesa. Maranatà resta, comunque, l’anelito di tutti i tempi fino alla fine dei tempi.


Ultima modifica Lunedì 26 Marzo 2007 19:34
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input