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Martedì 21 Ottobre 2008 00:50

Teresa d’Avila (1515-1582)

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Teresa d’Avila (1515-1582)



LA VITA


La vita di Teresa de Ahumada appartiene al periodo più glorioso della storia della Spagna, al siglo de oro. Teresa nacque ad Avila, in Castiglia, il 28 marzo 1515. E’ il secolo dell’immensa estensione della potenza della Spagna, nell’America Centrale e Meridionale, dopo che Cristoforo Colombo, nel 1492, aveva scoperto il nuovo continente.


E anche il secolo del rafforzamento all’interno di quel potere creatosi grazie al matrimonio di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona nel 1474. Dopo Carlo V, che come re di Spagna ereditò anche l’impero asburgico (1519-1556), Filippo Il mantenne il dominio solo dell’impero spagnolo in Europa e oltremare (1556-1598). Egli impiegò il suo potere di monarca assoluto per proteggere la chiesa e l’Occidente cristiano nella guerra contro i turchi (1571, vittoria di Lepanto) e nella lotta a tutti i movimenti «eretici» che pullulavano ai confini - in Francia infuriavano le guerre degli ugonotti - e nel proprio paese. Dopo la caduta di Granada, nel 1492, i musulmani furono definitivamente cacciati dalla Spagna. I mori avevano dominato su ampie parti della Spagna per settecento anni. Gli ebrei dovettero convertirsi al cristianesimo, o emigrare. L’inquisizione vegliava sulla conservazione dell’unità religiosa. Filippo Il si considerava paladino degli sforzi di riforma del concilio di Trento (1545-1563). Teresa avrà l’appoggio del re in un momento critico della riforma dell’ordine. Ci sono conservate quattro lettere scritte da lei al re.

La famiglia di Teresa era di provenienza ebraica. Il nonno paterno, un ricco commerciante di stoffe, era un converso, un ebreo convertito al cristianesimo. I suoi figli si sposarono in famiglie nobili. Il padre di Teresa, don Alonso Sànchez de Cepeda, e la madre, doña Beatriz de Ahumada vegliavano per dare la debita impronta religiosa alla vita di famiglia. La madre morì presto. Teresa era la sesta di undici tra fratelli e sorelle. A sedici anni fu mandata nell’internato delle agostiniane di Santa Maria de Gracia, ad Avila. Sotto l’influenza di una suora iniziò a riflettere sulla vocazione alla vita religiosa Leiture spirituali, in particolare le Lettere di san Gerolamo, l’aiutarono a decidere di entrare in convento Nel 1535, a vent’anni, entrò nel monastero delle carmelitana dell’Incarnazione ad Avila, Teresa ha descritto con ampiezza e penetrazione la lotta interiore e i motivi che la spinsero ad entrare in convento. Si trattava di pensieri comuni alle persone che vissero in quel secolo: la nullità del mondo, la minaccia della morte, l’inevitabilità del giudizio, il pericolo di perdersi per sempre. A ciò s’aggiunse l’intuizione che «la vita religiosa fosse per me la scelta migliore e più sicura», Ella nota al riguardo: «Mi pare che a dispormi a prendere l’abito agisse più il timore servile che l’amore» 1


Nel 1537 s’ammalò gravemente. Presumibilmente si trattò di un crollo fisico e nervoso, come conseguenza della tensione con la quale intendeva servire Dio nel modo più perfetto possibile. Guarì solo dopo tre anni, ma la sua salute restò indebolita. In questo periodo avviene l’incontro di Teresa con un libro che divenne orientativo per lei: il Tercer Abecedario, del francescano Francisco de Osuna. Fu la sua prima introduzione alla «orazione mentale». Seguono anni di difficoltà nella preghiera e di mezze misure nella vita. Lo sguardo ad una statua dell’uomo dei dolori le provoca un giorno una profonda commozione, che la conduce alla conversione. li modo di pregare di Teresa cambia. Ella lo chiama «soprannaturale», per esprimere il carattere di dono delle sue esperienze di preghiera. E’ l’inizio del suo cammino mistico.


Per capire Teresa è indispensabile dare un breve sguardo alle correnti religiose nella Spagna del sec. XVI. Era un tempo di vitalità straordinaria, non solo sul piano politico, ma anche da un punto di vista religioso. Molti si davano con intensità all’interiorizzazione, all’esercizio della «orazione mentale», per raggiungere i gradi superiori della vita mistica. Già prima della riforma del concilio tridentino s’era avviata una rinascita religiosa della Spagna, specialmente grazie all’operato dell’energico e battagliero cardinal Ximénes de Cisneros. Egli sostenne gli sforzi per la riforma nei diversi ordini religiosi e promosse la traduzione di un grande numero di libri sulla vita spirituale. Prima che Teresa s’impegnasse nella riforma della propria vita e del suo ordine, altri movimenti di riforma stavano già esercitando il loro influsso. Basti un nome per tutti: Ignazio di Loyola e la Compagnia di Gesù.


Sotto l’influenza di una forte corrente pietistica nei Paesi Bassi, nonché del domenicano apocalittico-visionario Savonarola a Firenze, si svilupparono anche in Spagna diversi movimenti illuministici, che cadono tutti sotto la definizione comune di alumbrados.2


addirittura l’insegnava, si rendeva sospetto di eresia. Soprattutto alle donne venivanegata la capacità di darsi alla orazione mentale. Esse dovevano accontentarsi della preghiera orale, Più volte i teologi dell’inquisizione si occuparono degli scritti di Teresa, senza trovarvi contraddizioni con la Sacra Scrittura o con la dottrina delta chiesa. Con istinto sicuro Teresa prese le distanze dalleposizioni sbagliate degli alumbrados Ma fu irremovibile nel sostenere che tutti i cristiani sono chiamati all’orazione mentale

L’OPERA


del suo cammino interiore che l’aspetto biografico può essere subordinato a quello dell’opera Le «opere» per altro, secondo quanto dice Teresa stessa, sono il frutto e la conseguenza necessaria della preghiera. Ouesto vale in modo particolare per la preghiera mistica. Gli anni della più gran attività nella vita di Teresa coincidono con gli anni della sua più alta esperienza mistica.

1 . Riforma dell’ordine


Qui possiamo tenere presenti soltanto due tappe fondamentali della sua opera di riforma: la fondazione del primo monastero riformato nel 1562 e il passo che l’ha condotta ad ampliare la riforma ad altre fondazioni anche nel ramo maschile dell’ordine dal 1567 fino alla morte. Il primo stimolo alla riforma può essere considerato la «Visione dell’inferno», che nel 1560 scuote profondamente Teresa. Ella fa esperienza del pericolo che corre personalmente, insieme a molti altri, sospesi tra la salvezza definitiva e la perdizione definitiva Il desiderio di aiutare gli uomini in questo pericolo esistenziale pone in movimento la sua vita. Inizia con se stessa: decide di osservare nel modo più perfetto possibile la regola dell’ordine. La spinta decisiva alla fondazione di un monastero riformato parte da un dialogo avvenuto nella cella del suo convento dove alcune suore e laici riflettevano sulla necessità di un rinnovamento della vita religiosa. Dopo qualche esitazione Teresa fa propria l’idea di fondare un monastero in cui fosse più facile creare le condizioni per una vita di preghiere di penitenza che non nel grande monastero dell’Incarnazione.


Nonostante resistenze vivaci e molteplici, due anni più tardi Teresa riesce a fondare San .losé in Avila come primo monastero della riforma. D’ora in avanti si dà il nome di Teresa di Gesù. Una visione del Signore sofferente la fa decidere a rinunciare a introiti fissi per il convento, per seguire meglio Gesù nella sua povertà. La prassi radicale di povertà resta il suo profondo desiderio interiore, anche quando non riesce a imporre tale povertà con la stessa severità in tutte le fondazioni.


Il nucleo della riforma è costituito dalla «preghiera continua». In tal modo Teresa vuole rinnovare la regola originaria dell’ordine carmelitano e anche seguire la propria vocazione.


Nell’anno della fondazione di San José scoppiano in Francia le guerre degli ugonotti. Nel suo Cammino di perfezione, iniziato alla finedel 1562, Teresa fa riferimento a «questi luterani» - in realtà si tratta di calvinisti -, alla «diffusione sempre più grande di questa setta malefica». Teresa era del tutto ignara delle istanze dei Riformatori e degli sfondi politici delle guerre di religione. Ma quello che sapeva esigeva la sua risposta:


Pregando poi per i difensori della chiesa, per i predicatori e per i dotti che la sostengono, avremo fatto del nostro meglio per aiutare questo mio dolce Signore. 3


La preghiera d’intercessione per la chiesa, per quegli uomini la cui salvezza eterna è in gioco, diventa sempre più la forza trainante dell’idea riformatrice in Teresa.


Nel 1566 il racconto di un missionario francescano sul suo lavoro tra gli indios dell’America Centrale suscita in lei una reazione appassionata. L’idea di milioni di uomini che non hanno mai sentito parlare di Cristo e che per questo sono destinati alla perdizione - così erano viste le cose al suo tempo - la riempie di dolore. Poco dopo, in una visita del generale dell’ordine Rubeo, riceve il permesso di fondare tanti monasteri riformati quanto le riesce, compresi due monasteri riformati maschili. Teresa è fornita di autorità ecclesiastica come nessuna donna in questo secolo:


Egli mi dette facoltà molto ampie per fondare altri monasteri….. Io non gliele avevo richieste, ma egli aveva compreso dal mio modo di orazione che desideravo ardentemente di far in maniera che qualche anima si unisse di più a Dio. 4


Nel 1567 Teresa, grazie alla mediazione dei Gesuiti, riesce a fondare a Medina del Campo il suo secondo monastero riformato. Ella s’incontra colà nello stesso anno con il carmelitano Giovanni della Croce. Questo incontro dà avvio ad una collaborazione straordinariamente fruttuosa con il geniale mistico, essenzialmente così diverso da lei. Egli prende parte attiva alla fondazione di monasteri maschili.


In un brevissimo spazio di tempo seguono altre fondazioni. Dal 1567 fino alla morte, avvenuta nel 1582, vengono fondati sette monasteri femminili e due monasteri maschili.


Dopo una grave crisi, sorta a motivo delle differenze tra la parte riformata e quella non riformata dell’ordine dei Carmelitani in Spagna, nel 1579 i monasteri riformati diventano indipendenti dalla direzione dei monasteri non riformati. 5 I primi ricevono il permesso di fondare province religiose proprie. Nel 1593 ha luogo la separazione totale dei monasteri riformati dall’ordine originario. Di fatto la riforma di Teresa introduce qualcosa di nuovo. Con intelligenza e coraggio ella riesce a sviluppare, partendo dalle basi già poste, una nuova forma di vita per comunità contemplative, lasciandosi ispirare allo stesso tempo dagli appelli del periodo in cui vive e dalle forze della tradizione.


Teresa muore a 67 anni, il 4 ottobre 1582. Le sue ultime parole sono: «Alla fine resto sempre una figlia della Chiesa». Nel 1622 Teresa viene dichiarata santa da Gregorio XV, insieme a Ignazio di Loyola e a Francesco Saverio.


Se si volesse sintetizzare in maniera il contributo proprio di Teresa al rinnovamento della chiesa, si dovrebbe dire: Rinnovamento a partire dalla preghiera. Le sue fondazioni di monasteri seguono questa idea, e anche i suoi scritti, senza i quali la riforma dell’ordine non avrebbe mai potuto raggiungere tale fecondità ed efficacia.


2. GLI SCRITTI


Dal 1560 al 1562 Teresa scrive la sua prima grande opera, che spesso viene chiamata Autobiografia la Vida (Vita). Ella stessa la definisce il «libro delle misericordie di Dio». La sua dottrina sulla illimitatezza della grazia divina nasce dall’esperienza personale. Teresa non si considera un’eccezione, ma un caso tipico. Così la storia della sua vita diventa insegnamento. L’argomento principale del libro è in ultima analisi, non la sua vita, ma l’orazione mentale». Le sue esperienze nella preghiera e la sua dottrina al riguardo occupano più della metà del libro. Teresa sa che non potrebbe scrivere sulla sua vita in modo diverso, fuori dal contesto di questo argomento. Chi vuole capirla deve sforzarsi di penetrare più profondamente nell’orazione mentale. La prima stesura della Vida andò perduta molto presto, così che Teresa ne scrisse una seconda versione, più ampia, nella quale inserì anche la storia della fondazione di San José in Avila.


Poiché il manoscritto della Vida fu trattenuto da un padre confessore di Teresa, per riserve teologiche, le suore di San José insistettero perché scrivesse per loro un altro libro sulla preghiera. Così, alla fine del 1562, Teresa inizia a scrivere il Camino de la perfecciòn (Cammino di perfezione), che terminerà nel 1565. Si tratta, allo stesso tempo, anche di un dialogo con le consorelle, in cui prende in considerazione le loro domande e necessità e dà consigli e direttive pratiche per introdurre alla vita di preghiera. Un grande spazio è occupato dalle riflessioni sul Padre nostro. Inserendola in queste riflessioni, Teresa sviluppa una dottrina sull’orazione vocale e mentale e sull’esperienza mistica di Dio.


Con il Libro de las fundaciones (Fondazioni) Teresa, dal 1573 in poi, accoglie le insistenze del suo confessore di esporre il racconto del primo monastero riformato. Con interruzioni, Teresa racconta altre quindici fondazioni. Nel 1581 termina questo libro, che contiene una grande abbondanza di dettagli sulle caratteristiche del tempo. I numerosi excursus su questioni di morale, di psicologia e di vita dell’ordine danno al libro un suo valore proprio. Si pensi ad esempio alle sue riflessioni sulla connessione tra l’attività e la preghiera continua, o alla sua analisi della depressione.


All’inquisizione dobbiamo l’opera principale di Teresa, Moradas del castillo interior (Mansioni del castello interiore, o semplicemente Castello interiore, o Mansioni). Nel periodo in cui la Vida si trovava nelle mani dell’inquisizione, e quindi determinate spiegazioni di esperienze mistiche, che Teresa vi aveva esposto, non erano raggiungibili, padre Gracién, suo amico e compagno di lotta per la riforma, le diede l’incarico di scrivere un nuovo libro, nel quale avrebbe dovuto esporre in forma generale la sua dottrina sulla preghiera, senza fare riferimento esplicito alla sua persona.


E’ l’anno 1577. Teresa ha sessantadue anni. Nella sua esperienza mistica è andata molto al di là di quello che aveva potuto descrivere nella Vida. Ma si trova in una condizione di completo esaurimento e logorata dalle contese e inimicizie contro di lei e la riforma. Per obbedire si mette all’opera. Scrive il più sublime dei suoi libri in due mesi, con un’interruzione di cinque mesi. Una testimone oculare racconta nel processo di beatificazione: «... la testimone vide che lei [madre Teresa di Gesù] scriveva questo libro dopo la comunione, e scriveva così velocemente, e il suo volto mostrava una tale bellezza, che questa testimone era piena di ammirazione.., e comprese che, in tutto quello che scriveva e mentre scriveva, ella si trovava in preghiera» .


li titolo dell’opera presenta un’immagine che permette a Teresa uno sguardo d’insieme sia alla sua dottrina spirituale sia al suo sviluppo. Il castello è l’immagine dell’anima, al cui centro abita Dio. Sette mansioni sono disposte attorno a questo centro. Esse costituiscono anche la suddivisione del libro, in sette capitoli, le prime tre mansioni mostrano la condizione dell’uomo che vuole avvicinarsi a Dio. Le altre quattro mansioni descrivono gli elementi passivi o mistici della vita spirituale. La vita spirituale, che si compie all’interno del castello, è un insieme complesso, nel quale sono intrecciate le capacità del singolo, la molteplicità delle vie e dell’approfondimento mistico. Le sette mansioni non vanno viste in un ordine fisso, ma:


benché non si parli che di sette mansioni, ognuna di esse si suddivide in molte altre, collocate in basso, in alto e ai lati, con bei giardini, fontane ed altre cose così deliziose da farvi bramare di struggervi tutte, in lode a quel gran Dio che le ha create a sua immagine e somiglianza.7


Così Teresa vede l’uomo, che è infinitamente prezioso, poiché Dio abita in lui. Ma l’uomo stesso può essere «fuori di sé». Ci sono uomini al di fuori del castello, zoppi e storpi, che hanno bisogno di una guarigione particolare da parte di Dio. L’attenzione di Teresa è rivolta a coloro che sono già entrati. La porta d’ingresso al castello è la preghiera. Essa apre al mistero di Dio e stabilisce il rapporto con lui. Per Teresa le mansioni più importanti sono le ultime quattro. Qui ella sente di poter essere d’aiuto ad altri, a motivo della propria esperienza.


La settima mansione è la condizione dell’unione perfetta con il Signore, per la quale Teresa utilizza anche l’antica immagine biblica del matrimonio, che esprime l’aspetto inscindibile dell’unione e la grandezza dell’amore tra Dio e l’uomo.


Nel prologo al Castello interiore Teresa esprime la sua intenzione di scrivere sulla preghiera. In una lettera del 7 dicembre 1577, una settimana dopo la conclusione del manoscritto, la santa s’esprime in termini alquanto diversi. Si tratta - dice -— di un libro su Dio: «Si tratta solo di quello che egli è». Questa osservazione mostra molto chiaramente che, per Teresa, il cammino della preghiera attraverso il castello interiore fino al suo centro non è altro che l’opera meravigliosa dell’amore di Dio.


3. DOTTRINA MISTICA


L’autorità che viene riconosciuta a Teresa nel campo della mistica è quella dell’esperienza e della comunicazione di questa esperienza. «Posso parlare di quello che so per esperienza..», è l’affermazione che ricorre nei suoi scritti, con molte variazioni. 8 La forza dell’esperienza personale e la riflessione fanno di Teresa un’esperta maestra della vita spirituale, soprattutto grazie alla sua dottrina sulla preghiera. Ciò che Teresa dice sulla preghiera non è una teoria, non è una conoscenza «riguardo a», ma una conoscenza «per esperienza». Come nessun altro ella ha la capacità di esprimere in parole ciò di cui fa esperienza. Lei stessa sente di possedere tale capacità non come qualcosa di naturale, di suo proprio, ma come un dono, un regalo di Dio. Dice infatti:


Una cosa è ricevere da Dio la grazia. un’altra conoscere che, grazia sia e un’altra ancora saper dire in che consista. 9


Mentre scrive, rendendo testimonianza della sua esperienza interiore, Teresa rifà tale esperienza. Così, la realtà esperimentata, l’esperienza stessa e l’informazione sull’esperienza sono spesso inseparabili. Per il lettore ne risulta una immediatezza che lo spinge personalmente alla preghiera e lo rende partecipe del messaggio spirituale di Teresa. Come Teresa stessa si volge al lettore dal suo dialogo con Dio, così al lettore viene concesso di entrare in dialogo con Dio mediante questa esperienza.


Teresa non aveva neanche una Bibbia a disposizione. I libri spirituali sulla preghiera, che l’avevano aiutata a interpretare le sue esperienze, nel 1559 furono proibiti dall’inquisizione, insieme ad altre opere di autori spirituali.


L’esperienza con Dio è dunque, per Teresa, esperienza e allo stesso tempo interpretazione, Ciò spiega anche la sua incrollabile certezza dell’autenticità dell’esperienza. «Conosco per esperienza la verità di ciò che dico». Tuttavia era preoccupata che ciò che esperimentava in maniera così sicura fosse in sintonia con la sacra Scrittura. La sacra Scrittura e l’insegnamento della chiesa sono i criteri che lei usa per vagliare la propria esperienza


Teresa interroga confessori e teologi, che sono per lei portavoce di quanto insegna la chiesa. E pure tutti costoro non hanno trovato nulla che non fosse in piena sintonia con la sacra Scrittura.


L’esperienza nella preghiera e l’incoraggiamento alla preghiera sono due dati inseparabili per Teresa. «Orazione mentale» è detta da lei questo suo modo di incontrarsi con Dio, al quale vorrebbe conquistare molti. L’espressione non è sua, ma riceve da lei nuova pienezza di senso. A differenza, ad esempio, di Francesco de Osuna, per lei l’orazione mentale non è un qualche grado di preghiera, ma un atteggiamento interiore: quello del rapporto personale con un Tu. Per lei la divisione corrente tra orazione vocale e orazione mentale - l’orazione vocale per «i semplici fedeli» e l’orazione mentale o contemplativa per «coloro ai quali è data una grazia particolare» - è in ultima analisi senza rilevanza.


Agli occhi di Teresa solo l’orazione mentale merita veramente di essere detta «preghiera». Allo stesso tempo essa contiene gli elementi della più alta contemplazione. E’ la riflessione su «chi è colui che parla con me, e chi siete voi.. .». Questa riflessione per Teresa è già sempre incontro con il Signore, che è anche amico. «Benché sia Dio, posso trattare con lui come con un amico». E’ questo il nucleo della sua dottrina sulla preghiera:


L’orazione mentale non è altro, per me. che un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con colui da cui sappiamo d’essere amati. 10


La preghiera come «intimo rapporto», come scambio tra amici, è centrale per Teresa. La preghiera è incontro, rapporto amichevole con Dio. E’ caratteristica dell’amicizia che essa sia un dono. Ciò vale ancor più quando l’amico è Dio:


Oh, come sopportate chi non vi permette di stargli vicino! Che buon amico dimostrate di essergli, Signore! 11


Anche al livello più alto della preghiera interiore - contro le opinioni teologiche dominanti del suo tempo - non volle lasciarsi distogliere dal cercare la presenza di Gesù nella preghiera.


Teresa cerca di avvicinarsi ai misteri di Cristo non attraverso la meditazione discorsiva, bensì rendendo presente a se stessa il Cristo nell’amore. E’ stato davanti a un quadro del Signore sofferente, coperto di ferite, che ella, nel 1554, ha esperimentato la propria conversione, avvertendo che il suo sforzo per rendere presente il Cristo a se stessa veniva superato dalla presenza stessa del Cristo nel suo intimo. L’esperienza di questa presenza resta il fattore determinante della sua vita e della sua preghiera.


Tutto ciò che le viene donato in riferimento a questa preghiera e vita interiore non è che un’intensificazione di questa presenza, fino ad esperimentare la verità dell’espressione di Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (GaI 2,20). Per Teresa il mistero della passione è continuamente oggetto della preghiera interiore.


Ma contrariamente alla devozione del suo tempo per la passione di Cristo, che talvolta aveva accenti d’esagerazione, l’esperienza che Teresa fa di Cristo è un’esperienza pasquale. Per lei Cristo, anche come crocifisso, è il Signore vivente, risorto, che abita nella gloria, e che in quanto tale le è presente.


La vivacità e l’intensità della sua esperienza e il suo desiderio di comunicarla si rispecchiano nel linguaggio e nello stile degli scritti teresiani. La molteplicità delle immagini e similitudini mostra il modo caratteristico di Teresa di dare espressione verbale alle proprie esperienze: il paragone. Dalla natura attinge la maggior parte delle sue immagini, e anche dall’ambito dei rapporti umani. Ciò ha per Teresa una profonda giustificazione teologica. La natura come creazione di Dio rimanda alla trascendenza, e l’uomo in modo particolare reca in sé l’immagine di Dio.


E’ significativo tener presente le immagini che Teresa ama in modo particolare e quelle che utilizza come elemento fondamentale per impostare una spiegazione allegorica. Dell’acqua dice che non c’è nulla di più adatto a spiegare le cose spirituali.


Non c’è nulla di più adatto per meglio spiegare certe cose di spirito quanto l’acqua che io amo assai e che ho osservato con attenzione speciale, a preferenza di ogni altro elemento.


L’immagine dell’essere dissetati serve nella sua Vida a chiarire il suo cammino di preghiera e come illustrazione visiva dell’orazione mentale. Acqua e giardino, fonte e pozzo, le fatiche del giardiniere e l’acqua del cielo, sono alcune immagini che trovano fusione in un tutto nella similitudine del cammino dell’orazione mentale. Antiche immagini bibliche con una lunga tradizione nella letteratura spirituale e nuove immagini prese dall’ambiente di Teresa vengono unite insieme. Gli elementi principali dell’allegoria sono quattro modi di irrigare un giardino, a cui corrispondono quattro stadi della preghiera. Il modo più faticoso consiste nell’attingere acqua dal pozzo con un secchio; ad esso corrisponde la meditazione discorsiva o la ripetizione paziente dell’orazione vocale. A questo stadio èimportante la meditazione della vita e della passione di Gesù, attraverso la quale il principiante viene condotto al pentimento e al ringraziamento e a insistere sul cammino intrapreso dell’orazione mentale.


L’attingere con una ruota cui sono attaccati dei recipienti corrisponde alla preghiera di riposo. Dio incomincia a comunicarsi all’uomo


Ancor meno fatica è richiesta quando si attinge l’acqua da un ruscello che scorre nel giardino. Questo modo corrisponde all’orazione nella quale l’uomo con tutte le sue forze, con la mente, la volontà, la memoria, l’immaginazione, si sente unito a Dio:


Il «modo migliore», che non ha bisogno di alcuno sforzo umano, è l’irrigazione mediante una pioggia abbondante. Quest’immagine si riferisce all’orazione d’unione. Teresa si sforza di esprimere con parole questa sua esperienza al vertice della preghiera mistica:


… E’ cosa che non si può intendere, meno poi manifestare.


I «gradi» della preghiera da quella che richiede grande sforzo fino a quella che è un dono puro, mostrano che essa dev’essere considerata un processo L’espressione «gradi» non deve indurre a immaginarsi i diversi modi di preghiera rigorosamente separati l’uno dall’altro e a ritenere che essi siano faticosamente raggiungibili secondo un determinato ordine. L’immagine dei «gradi» esprime alla sua maniera ciò che Teresa in altri passi chiama «cammino», o ciò che nella sua operati castello interiore costituisce le sette mansioni, che non vanno pensate in una successione ordinata, ma che si compenetrano a vicenda. il grado della «quarta acqua» non rappresenta una condizione finale. Esso piuttosto prepara il lettore a comprendere la grazia mistica di cui parla Teresa nei capitoli successivi della Vida: estasi, visioni, audizioni, ferimento del cuore, una nuova forza d’amore. La descrizione di questi fenomeni per altro riconduce continuamente al di là di essi, alla questione sugli effetti, sulle «opere» come dice spesso Teresa. Queste non sono prestazioni ma dono, frutto di una trasformazione interiore.


Quando scrisse queste righe Teresa aveva già fondato, nonostante molte resistenze, il primo monastero della riforma.


La storia della vita di Teresa una testimonianza eloquente dell’unità di mistica e impegno, di preghiera e apostolato. Anche la sua opera mistica più matura, il castello interiore , finisce a questo punto:


Oh, sorelle mie! Come deve trascurare il proprio riposo l’anima che vive così unita al Signore!.....


Le «opere» sono frutto dell’esperienza mistica e, allo stesso tempo, criterio della sua autenticità.


4.- INFLUENZA


Molto presto la riforma dell’ordine supera i confini della Spagna. Seguono fondazioni in Italia, Francia, Polonia, nelle Fiandre e in Germania. L’importanza raggiunta dall’ordine per la vita culturale e religiosa, specialmente nella Francia del sec XVII, avrebbe bisogno di un’esposizione a sé. Spesso gli scritti di Teresa preparano la strada a nuove fondazioni. Già nel 1588 si ha la prima edizione delle sue opere, da parte di fray Luis Leòn.


L’influenza esercitata dai suoi scritti per la diffusione della spiritualità teresiana è notevole.


Fino al 1967 sono apparse 2212 edizioni complessive delle opere di Teresa. Nel nostro secolo soltanto ne sono state pubblicate 528. Ci sono sinora edizioni complete in 21 lingue. La prima traduzione tedesca delle opere di Teresa apparve a Colonia nel 1649.


ordine contemplativo della chiesa. L’incontro dì una forma di vita contemplativa nello spirito di Teresa, con culture e religioni extraeuropee può condurre a nuove forme di preghiera cristiana. Questo processo in effetti è ormai avviato. Così, ci sono tentativi di trovare una connessione tra la meditazione nello stile Zen e il cammino mistico della preghiera di Teresa, e viceversa.

Come ha ripetuto spesso Teresa, il suo pensiero s’accompagnava inscindibilmente all’impegno per la chiesa, specialmente nel servizio della predicazione. Non meraviglia dunque che, a partire dall’ultimo secolo, siano sorte nuove fondazioni di monasteri e istituti secolari con obiettivo apostolico, che si intendono come eredità dello spirito teresiano.


Gli effetti operati da Teresa sono evidenti soprattutto nelle grandi figure del suo ordine: Teresa di Lisieux, Elisabetta della Trinità, Edith Stein.


Gli effetti esercitati da un’idea, come quelli esercitati da una persona, non riguardano solo il passato. Piuttosto una storia è viva quando da essa si sviluppano prospettive per il futuro. L’idea dell’amicizia con Dio dice all’uomo dei nostri giorni, in cerca di verità, che Dio è un Dio vicino, nonostante ogni esperienza del suo nascondimento. Teresa, come dice più volte in passi centrali delle sue opere, intende incoraggiare «tutti i cristiani» a intraprendere il cammino dell’interiorità e a considerare la preghiera come la realizzazione più propria e profonda della propria esistenza. Molti oggi cercano questo cammino verso l’interiorità. In ogni pagina dei suoi scritti Teresa ricorda che non si tratta di un cammino solitario, ma di un cammino percorso «a fianco dell’amico», che conduce sempre più profondamente nel mistero del Dio vicino, presente. Persone che cercano e che credono hanno bisogno, oggi più che mai, di non essere sole. Per Teresa la comunicazione dell’esperienza di fede è un tratto essenziale della realizzazione della fede stessa. Il suo consiglio secondo cui persone con gli stessi obiettivi devono agire in comunione e sostenersi a vicenda nella fede, vale soprattutto nella situazione di una chiesa che deve rinnovarsi dalle fondamenta.


Teresa intese la propria vita, la propria vocazione, come contributo al rinnovamento della chiesa. Teresa è contemporanea del grande concilio riformatore di Trento, il che la ricollega ad un periodo in cui, nuovamente, le idee e gli impulsi di un concilio di riforma, il Vaticano Il, devono diventare operanti nella storia. Il nostro tempo vive, molto più fortemente del tempo di Teresa, di pianificazione razionale e di programmi. Il cammino di Teresa può essere liberante: rinnovamento sulla base della preghiera. Teresa si mantenne fedele all’insegnamento della chiesa e a ciò che ella riconobbe come proprio incarico. Nonostante tutte le difficoltà, Teresa non si è mai scoraggiata. La familiarità con il Cristo vivente è stata per lei una fonte inesauribile di energia. La sua attualità come maestra di mistica emerge proprio dal fatto che la sua esperienza viene direttamente incontro all’uomo del nostro tempo, tentato dalla stanchezza e dalla rassegnazione.


Note


1) Vita, 3,6.


2) Alumbrados o Illuminados (Illuminati): un movimento mistico e paramistico in Spagna, fiorente specialmente nel sec. XCVI.


3) Cammino, 1,2.


4) Fondazioni, 2.3


5) I carmelitani e le carmelitane riformati furono chiamati “scalzi” dal popolo, per distinguerli dai non riformati “calzati”, come ancora oggi si dice.

6) Processo di Alba del 1592, in Biblioteca Mistica Carmelitana ( = BMC), 1/18.


7) Castello interiore. “Epilogo” n. 3.


8) Vita, 8,5.


9) Vita, 17,5.


10) Vita, 8,5.


11) Vita, 8,6.


12) Vita, 27,3.


13) Vita, 22,4.

Ultima modifica Sabato 05 Dicembre 2009 21:17
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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