Giovedì,08Dicembre2016
Lunedì 01 Dicembre 2008 23:58

Giovanni della Croce (1542-1591)

Valuta questo articolo
(3 voti)

Giovanni della Croce (1542-1591)


 


Il titolo di dottore mistico, comunemente attribuito a san Giovanni della Croce, ripete in forma semplificata la proclamazione ufficiale fatta da Pio XI nel 1926: dottore della chiesa in materie spirituali e mistiche. Questo riconoscimento ecclesiale lo liberò definitivamente dalle accuse di quietismo che si era trascinato per secoli.

Un cambiamento molto significativo verso di lui si sta verificando in questi ultimi anni. Gli scritti del santo, che in precedenza sembravano riservati a studiosi e a persone molto «spirituali», oggi sono diventati patrimonio comune. Qualsiasi lettore dotato di una certa sensibilità spirituale affronta con naturalezza queste pagine difficili e misteriose, senza indietreggiare di fronte all’altezza dell’esperienza, all’oscurità del linguaggio, all’abisso culturale di quattro secoli. Si è creata una profonda sintonia religiosa ed umana di fronte a cui cadono tutte le barriere. Sia a livello di esperienza che di linguaggio, i temi centrali dell’opera sono diventati familiari ai lettori di oggi: un Dio intimo e trascendente, la fede e l’amore, la contemplazione e la preghiera semplificata, la notte oscura, il duro cammino della trasformazione, e così via. In virtù dell’esperienza più che dello studio, molti cominciano a leggere e a comprendere gli scritti di san Giovanni della Croce.

I. LA VITA

Juan de Yepes nasce a Fontiveros (Avila . Spagna) nel 1542, ultimo di tre fratelli. I suoi genitori. Gonzalo e Caterina, sono tessitori e non guadagnano a sufficienza per mantenere la famiglia. Il padre e un fratello muoiono prematuramente a causa delle privazioni. A nove anni si trasferisce con la famiglia a Medina del Campo, in cerca di mezzi di sostentamento e di istruzione. Tre passioni si manifestano immediatamente nel suo carattere: la pietà, gli ammalati e lo studio. Il primo tratto è la religiosità: appena arrivato a Medina entra in un collegio e riceve l’incarico di servir messa e di occuparsi delle incombenze religiose della chiesa. Un’altra inclinazione che emerge con forza è l’amore per gli ammalati: viene assunto in un ospedale per contagiosi e incurabili, con l’incarico di chiedere elemosine e di aiutare nella cura degli infermi, lavoro che non lascerà fino a quando non entrerà in convento. Il terzo elemento caratteristico della sua personalità è la passione per lo studio: dedica quattro anni agli studi umanistici nel collegio dei gesuiti, che frequenta dai diciassette ai ventun’anni.

Nel 1563 entra come novizio nel Carmelo; lo attira lo spirito contemplativo e mariano dell’ordine. L’anno seguente fa la professione religiosa e si trasferisce a Salamanca per studiare filosofia e teologia all’università (1564-1568). Questa si trova in un periodo di splendore: alto livello di insegnamento. pluralismo di opinioni e di scuole, problematica moderna. Giovanni della Croce sviluppa in questi anni uno stile di pensiero che in seguito sarà inseparabile dal suo misticismo.

L’ambiente carmelitano di Salamanca lo delude. Anche se gli piacciono gli studi, è entrato al Carmelo per essere contemplativo prima che teologo. Decide di passare alla Certosa. Proprio in quel momento di crisi, alla fine del terzo anno di teologia (1567), si incontra per caso con santa Teresa, che è andata a Medina per fondare un monastero di carmelitane scalze. Teresa parla con fra Giovanni. lo convince, ed egli si impegna a dare inizio alla vita riformata tra i religiosi, cosa che farà l’anno seguente. con altri due frati, a Duruelo. I tre fanno di nuovo la professione e Giovanni prende il suo nome definitivo: Giovanni della Croce. La loro è una vita di solitudine, di intensa preghiera e di penitenza; svolgono anche un limitato servizio pastorale nei paesi vicini. Fin dall’inizio Giovanni della Croce si dedica a compiti di formazione spirituale: maestro dei novizi, rettore degli studenti, confessore e direttore di monache. Questa attività. che svolge con dedizione, costituisce per lui un’esperienza significativa che lo forma nell’arte della direzione spirituale.

Nel dicembre 1577 un fatto insolito interrompe il corso normale della sua esistenza. A causa di un conflitto di autorità fra l’ordine e la riforma, viene catturato ad Avila e trasferito segretamente a Toledo, dove i superiori dei calzati giudicano e condannano fra Giovanni come ribelle, rinchiudendolo nella cella-carcere del convento di Toledo. Il trattamento che gli viene riservato è estremamente duro. Ma ciò che ha reso famoso il «carcere» non sono i maltrattamenti, ma tre realtà determinanti e molto positive per il santo: 1) intense esperienze mistiche; 2) trasformazione di tutta la sua persona attraverso la bontà e la forza d’animo; 3) inizio della sua opera letteraria, che già in carcere produce i primi frutti di valore: le Romanze, la poesia del Cantico e quella della Fonte.

Dopo nove mesi fugge dal carcere e si reca nel sud, in Andalusia, dove trascorre una nuova fase della sua vita (1578-1588).

Sono dieci anni di attività molto intensa: governo locale e provinciale, costruzione di conventi, fondazioni. direzione spirituale, viaggi. Nessun lavoro e nessuna urgenza tuttavia gli fanno mai abbandonare le sue abitudini inveterate: ampio spazio dato alla contemplazione silenziosa nella cella o in mezzo alla natura, e lettura della sacra Scrittura. Gli anni di Granada sono il periodo di maggior fatica per quanto riguarda i viaggi e gli impegni di governo. E in questo periodo tuttavia che egli porta avanti e corona tutta la sua opera scritta: consigli, poesie, commenti delle quattro opere maggiori (1582-1586).

Nel 1588 si trasferisce a Segovia. come superiore della casa e membro del governo generale. Assorbito dalle urgenze immediate e dalle responsabilità, non scrive più. Al termine del triennio rimane senza uffici e viene destinato alla missione del Messico. Trascorre alcuni mesi in Andalusia, facendo preparativi. La malattia lo costringe a farsi curare a Ubeda (Jaén), dove passa tre mesi di calvario fisico e morale. Muore il 14 dicembre 1591. Due anni dopo, i suoi resti vengono traslati a Segovia.

Il periodo in cui vive è quello del secolo d’oro spagnolo. di cui si è già parlato nella presentazione di altri mistici come sant’lgnazio e santa Teresa. E’ un secolo di grandi realizzazioni, in cui vedono la luce le migliori creazioni religiose, letterarie e artistiche. Giovanni della Croce non accenna alle sue fonti e non riferisce notizie di cronaca contemporanea. Tuttavia è totalmente immerso nella atmosfera del suo tempo. Le caratteristiche della spiritualità spagnola del XVI secolo offrono un clima favorevole alla sua creazione originale: vita spirituale intensa, importanza data all’orazione mentale, spirito pratico e realista, mistica accompagnata da una profonda preparazione teologica e psicologica, espressione letteraria di grande valore.

Giovanni della Croce presenta una peculiarità significativa rispetto agli altri mistici del suo secolo. Vive nella seconda metà del secolo, sotto il governo di Filippo Il, che segue una politica di concentrazione più che di espansione. La sua creazione letteraria si colloca nell’ultimo quarto del secolo, quando tutti i grandi mistici hanno già finito di comporre le loro opere. Comincia a scrivere quando santa Teresa ha già terminato di farlo, e ha letto gli scritti di quest’ultima.

II. L’OPERA

Gli scritti di san Giovanni della Croce nascono in un preciso contesto di vita e di attività, sono il frutto e il prolungamento del suo compito mistagogico. Dato il loro grande valore mistico e letterario, si è indotti a pensare che non possano essere stati redatti se non nel quadro di un rigoroso impegno professionale. con ampi spazi di isolamento metodico o di attività spirituale e contemplativa.

La storia reale ci riserva una duplice sorpresa. Giovanni della Croce redige le sue opere negli anni di maggior «distrazione», quando i suoi incarichi di governo lo portano continuamente a preoccuparsi di economia. di costruzioni, di personale. e lo costringono a lunghi e scomodi viaggi. E come se ciò non bastasse, nella gerarchia di valori della sua vita lo scrivere occupa l’ultimo posto. Prima vengono la vita personale e comunitaria, il governo e il lavoro manuale. la direzione spirituale e l’aiuto alle persone che lo chiedono. Quando gli avanza tempo. dopo aver fatto tutto questo. e quando se la sente di farlo, il santo dedica anche qualche momento allo scrivere.

1. L’attività

Da quando fa la professione nella Riforma Teresiana, Giovanni della Croce riceve incarichi di formatore e di mistagogo, come già abbiamo detto: maestro, rettore, superiore, direttore. Questo servizio favorisce la realizzazione e la trasmissione della sua esperienza. I suoi scritti nascono in questo clima e in questo stile di vita.

Santa Teresa lo ritiene particolarmente dotato per questo ministero, in quanto possiede grande esperienza, solidità teologica, buon criterio, qualità umane e pedagogiche. La santa afferma che è il miglior maestro che ha incontrato in tutta la Castiglia, e che vorrebbe avere un fra Giovanni della Croce come confessore per ciascuno dei suoi monasteri.

La direzione spirituale è anche la via attraverso cui egli stesso apprende e riceve: dai giovani carmelitani, dalle monache, dai laici. Gli uni e gli altri gli fanno conoscere. al di là della loro esperienza personale. i progetti e le aspirazioni, i successi e i fallimenti del suo secolo. La prassi è un elemento costante e insostituibile nella formazione di Giovanni della Croce mistagogo e scrittore. La sua esperienza mistica si modella e si unifica nel confronto con altre esperienze personali.

Sia il contenuto che lo stile dei suoi scritti sono segnati dalla loro origine mistagogica. Tra l’infinità di temi che ha trattato nelle sue conversazioni dirette, egli sviluppa di preferenza nei suoi scritti quelli che rispondono a necessità concrete o che presentano maggiori difficoltà. L’ampiezza con cui svolge il tema della notte oscura non deriva da una semplice compiacenza intellettuale. Alla base c’è piuttosto una vasta esperienza magisteriale.

Per ciò je riguarda lo stile, ci troviamo di fronte a un linguaggio quasi parlato, che richiama il rapporto diretto con le anime e con i loro maestri. Al centro dei suoi scritti non c’è mai uno schema: protagonista è sempre l’anima, che va e viene, ama e soffre. Il tono, più che da esposizione dottrinale, è quello di chi cerca di incoraggiare, di convincere, di dissuadere, segnalando gli inconvenienti e i pericoli. Tutto questo sta ad indicare come l’opera di Giovanni della Croce si mantenga vicina al magistero orale.

2. Gli scritti

La loro origine già spiega in gran parte la loro natura e il loro scopo. Le poesie sgorgano per spontaneità lirica, come espressione dell’esperienza mistica e potenziamento della stessa. Componendo i suoi versi nella solitudine del carcere, non ha nessun destinatario immediato. Abbiamo poi il consiglio, il pensiero sintetico, lo scritto breve, che risponde alla necessità pratica di ricordare o di inculcare un’idea o un orientamento di vita. Ci sono infine le opere più ampie. che raccolgono la sostanza dei due tipi di scritti precedenti, ma rispondono a esigenze e impostazioni più generali, che non trovano posto nella poesia o nel consiglio. Abbiamo elencato così i tre generi di scritti e la loro rispettiva origine: spontaneità lirica. mezzo pedagogico, impostazione dottrinale.

L’opera di san Giovanni della Croce è breve, densa, di alta qualità. Il numero dei suoi versi non arriva a mille, e quello delle sue pagine in prosa è di poco superiore. Per la sua fama, è uno degli autori spirituali dalla produzione più ridotta.

Alla base del Cantico spirituale c’è la poesia «Adònde te escondiste?» («Dove ti nascondesti?»), composta nel carcere: quello che viene terminato a Granada nel 1584 è il primo commento.

La Salita del monte Carmelo costituisce il momento sistematico nell’insieme della creazione di san Giovanni della Croce. Si ispira alla poesia «En una noche oscura» (In una notte oscura»), ma lascia da parte qualsiasi intenzione di commento per trasformarsi in una costruzione di ampio respiro intellettuale. Il santo la conclude, o meglio la lascia incompiuta nel 1585. Il tema sarebbe, per usare le parole stesse dell’autore, la purificazione attiva dei sensi e dello spirito. In realtà, senza tralasciare lo sviluppo di questo tema, l’opera costituisce un vero trattato della vita teologale come base dell’esperienza mistica cristiana. L’opera è suddivisa in tre libri: riorganizzazione dell’affettività sensibile (1°). rieducazione della conoscenza per mezzo della fede (2°). della memoria per mezzo della speranza e della volontà per mezzo della carità (3°). Queste indicazioni schematiche non suggeriscono tuttavia la ricchezza e l’originalità dello scritto.

La Notte oscura è il libro che spiega la poesia dallo stesso titolo. Per essere precisi. spiega soltanto le prime due strofe, lasciando le altre senza commento. Parla della notte passiva, delle esperienze interiori e delle prove esteriori non programmate, della presenza oscura e dell’assenza di Dio causate dalla contemplazione infusa

La Fiamma viva d’amore è cronologicamente l’ultima opera di una certa estensione, e descrive i vertici del cammino spirituale. E’ stata scritta a Granada nel 1586. Si riferisce a una breve poesia dallo stesso titolo, commentando le quattro strofe con ampiezza diseguale. Il simbolo della fiamma si ricollega a quello della notte. Il santo parla dei vertici della vita mistica, a cui conduce l’amore di unione, perfezionandosi per opera dello Spirito santo e con l’esercizio.

Queste quattro opere più estese godono di una certa autonomia di prospettiva e di una grande unità di pensiero. Pur non essendo state redatte come parti di un progetto generale, costituiscono un’esposizione sistematica e dinamica della vita spirituale e mistica, nel seguente ordine: Salita, Notte. Cantico e Fiamma.

III. LA DOTTRINA

Sono molti i temi che Giovanni della Croce ricrea o rinnova con la sua esperienza e la sua riflessione. Parlando in generale, possiamo dire che ha dato una struttura teologica alla mistica, e che ha collocato la sintesi dottrinale nel movimento di un processo vivo e storico. E’ molto difficile scegliere tra i vari settori in cui il santo ha dato un contributo rilevante. Divideremo la nostra esposizione in due parti: principi dottrinali e processo evolutivo. È superfluo ricordare ancora una volta che i mistici devono accostarlo direttamente nei suoi scritti, e non attraverso riassunti fatti da altri o antologie di frasi.

1. PRINCIPI Dl VITA

a. Giovanni della Croce mistico e teologo

La prima novità che il santo introduce nella mistica cristiana è il confronto o l’integrazione delle sue varie componenti: esperienza e riflessione, mistica e teologia, poesia e prosa. Si tratta di espressioni diverse di una stessa situazione fondamentale. Giovanni della Croce non solo è teologo e mistico insieme, ma si colloca anche di fronte a una medesima realtà. Di qui i contrasti presenti nella sua opera, che ad insistenti affermazioni di ineffabilità accosta ripetuti sforzi di spiegazione intellettuale. Pur giudicando insufficiente il linguaggio, l’autore non rinuncia a servirsene. Il prologo del Cantico attesta le difficoltà incontrate nel travasare l’esperienza dallo spirito al verso, e soprattutto dal verso alla spiegazione.

b. Le Fonti

Un fattore decisivo per comprendere le componenti e le modalità della mistica di san Giovanni della Croce è l’analisi delle sue fonti. Tutto ha significato: la varietà, la gerarchia, la frequenza, il modo in cui vengono incorporate. Egli stesso è consapevole dell’importanza dell’argomento e cerca di chiarirlo nei prologhi del Cantico e della Salita, distinguendo quattro livelli: la sacra Scrittura è sempre al primo posto: segue la chiesa nella sua qualità di interprete della Scrittura e nel suo insegnamento generale: è ritenuta fondamentale quindi l’esperienza dell’autore e ciò che quest’ultimo ha potuto osservare in altre persone o che da esse gli è stato riferito; viene da ultimo la sua scienza e il giudizio di altre persone competenti (S prologo 2; C prologo 4).

c. Vita teologale

Il carattere fondamentale della sua esistenza e della sua spiegazione della mistica è interamente delineato dalla vita teologale. Ci si colloca in tal modo in una prospettiva cristiana di rivelazione, di iniziativa divina, di pura grazia, e anche di accoglienza e di risposta originate dal dono stesso. Nella vita teologale hanno importanza soprattutto le persone. Dio si comunica all’uomo, lo divinizza, trasforma la sua condizione a tutti i livelli: conoscenza, amore, azione. E fa questo in quanto Trinità, nella predestinazione, l’incarnazione, la parola, la vita, la morte e la presenza risorta del Cristo. Le Romanze rappresentano il punto iniziale di questa visione.

La stessa rivelazione e lo stesso amore che si comunicano all’uomo gli danno la capacità di accettare, corrispondere e agire. Fede, amore e speranza sono l’ambiente» in cui vive il mistero della comunione col Dio vivo e con tutta la realtà attraverso di lui. Lo sviluppo del tema delle virtù teologali è uno dei contributi più validi di san Giovanni della Croce alla spiritualità e alla mistica cristiana. Tali virtù includono tutti gli aspetti della comunione mistica, in quanto sono mezzi di comunione personale e diretta, che utilizzano diverse mediazioni e nello stesso tempo le trascendono

d. Unione-negazione

Un tratto caratteristico della mistica di Giovanni della Croce è la forte polarità che egli ha stabilito fra questi due aspetti della comunione dell’uomo col Dio vivo e trascendente. Unione e negazione si comprendono soltanto insieme. Le osservazioni che vengono fatte a proposito dell’una vanno integrate con le affermazioni relative all’altra. Dio segue qui le stesse leggi della rivelazione: si mostra generoso e vicino, e nello stesso tempo infinito e sconcertante. Questa seconda parte non è una negazione dell’esperienza precedente, ma l’affermazione della sua realtà divina e della sua trascendenza.

Quando l’anima si dispone (come avviene allorché allontana da sé ogni velo e macchia di creatura, tenendo la propria volontà perfettamente unita a quella di Dio, poiché amare Dio vuol dire cercare di spogliarsi e denudarsi per il Signore di tutto ciò che non è lui) viene subito illuminata e trasformata in Dio, il quale le comunica il proprio essere soprannaturale in tal modo da sembrare che ella sia lui e possieda quel che egli possiede.

Quando il Signore elargisce all’anima questa grazia soprannaturale avviene un’unione tale che le cose che appartengono a Dio e l’anima diventano un’unica cosa in trasformazione partecipante. L’anima allora sembra più Dio che anima ed è anzi Dio per partecipazione. Tuttavia, quantunque trasformata, ella mantiene la propria natura distinta da quella divina, come prima, simile in ciò alla vetrata la quale. pur essendo illuminata, rimane per natura distinta dal raggio che la colpisce (2S 5.7).

In questa armonia di positivo e negativo può predominare l’uno o l’altro, a seconda di come Dio si manifesta e anche a seconda della fase del cammino spirituale in cui ci si trova. Nel lungo periodo della notte oscura, predomina l’esperienza dolorosa, che non è negazione della comunione, ma la forma negativa della medesima. E questo dà alla negazione un significato del tutto diverso. Al di fuori ditale bipolarità non è possibile comprendere che cosa intenda san Giovanni della Croce per negazione.

e. Grazia e fenomeni mistici

Parlando di esperienza mistica, Giovanni della Croce stabilisce una netta distinzione tra grazia e fenomeni. La grazia tende direttamente all’unione con Dio. Il fenomeno inserisce una serie di azioni e di reazioni all’interno dello psichismo umano, che ostacolano la comunione. Il santo deve prestare attenzione ai fenomeni. perché sono un tatto di rilievo nel suo secolo, anche all’interno del Carmelo, in parte per influsso dell’esperienza e dei libri di santa Teresa di Gesù. Sappiamo che lo stesso Giovanni della Croce ha avuto fenomeni di estasi levitazione, e così via.

A suo avviso, il fenomeno si spiega in base a due fattori: la forza della comunicazione soprannaturale e l’impreparazione del soggetto (2N 1,2). Per tale motivo sono più frequenti verso la metà del cammino spirituale. Non all’inizio, perché la comunicazione è debole, e neppure alla fine, perché il soggetto è ormai preparato. L’estasi è l’espressione più tipica: comunicazione forte, assorbimento delle potenze, abbandono dell’attività fisica e psichica sensibile. Al santo non piace analizzare questi fenomeni; si libera quindi dell’argomento rimandando alle descrizioni di santa Teresa (C 13,7).

La sua poca stima per tali fenomeni non dipende principalmente dai possibili inganni del demonio o dalle possibili interferenze psichiche. ma si fonda su basi più solide e durature: si tratta del contrasto tra apparenza e realtà, tra fenomeno che nutre la sensibilità e grazia che raggiunge lo spirito. Di conseguenza, anche se si arrivasse a sapere che un fenomeno ha un’origine religiosa autentica, diciamo divina, questo atteggiamento negativo non cambia segno.

2. PROCESSO MISTICO

Gli elementi che abbiamo ricordato rivelano una visione sistematica coerente, che risulta però molto povera rispetto alla ricchezza e all’armonia delle realtà che integrano il pensiero completo del dottore mistico. Ma dove più si nota il contrasto è nella mancanza di vita. I suoi scritti sono un’esplosione dì vita mistica, non dei trattati di teologia spirituale. Ogni analisi dottrinale. per quanto fedele possa essere, li lascia inevitabilmente morti e inespressivi.

La descrizione che Giovanni della Croce fa della vita mistica è eminentemente dinamica, in quanto segue il ritmo crescente della comunicazione divina e della trasformazione dell’uomo. All’inizio sia la predestinazione (Romanze) e al termine la glorificazione (Fiamma). La struttura stessa delle sue opere segue le leggi e il ritmo del processo mistico, e non quello che sarebbe l’ordine di un trattato, L’esposizione segue il movimento della poesia che viene spiegata, la quale a sua volta riflette quello dell’esperienza mistica. Si tratta di un processo graduale di trasformazione in Dio.

Prima di stabilire qualsiasi schema, è necessario mettere bene in evidenza la libertà di Dio e il pluralismo delle situazioni umane:

Dio conduce ciascuna anima per una via diversa. talché difficilmente si troverà uno spirito che nel modo di procedere convenga solo a metà con il modo di procedere di un altro (F 3.59).

In questa maniera Dio innalza l’anima dì grado in grado fino a quello più interiore, Ma non è detto che sempre si debba osservare necessariamente e con tanta esattezza questo ordine di prima e poi, poiché Dio fa a volte l’una cosa senza l’altra, o il meno interiore per mezzo del più interiore, oppure tutto insieme nello stesso tempo, secondo che egli giudichi ciò più conveniente per l’anima o più conforme alla sua volontà a conceder grazie. Però la via ordinaria è quella di cui ho parlato prima (2S 17,4).

Presenteremo brevemente qui di seguito ciascuna di queste tappe o periodi.

a) L’ingresso nella vita mistica è stato oggetto di particolare interesse e attenzione da parte del santo. Questa tappa riveste una grande importanza oggettiva, perché modifica lo stile della comunicazione divina e l’atteggiamento umano di accoglienza e di collaborazione. 

b) Per la grazia di questo risvegliarsi alla presenza di Dio, l’uomo avverte con maggior forza la necessità di una purificazione. Questa non deve raggiungere solamente i livelli della coscienza del peccato, ma include anche una ristrutturazione di tutta l’attività umana nelle sue dimensioni di conoscenza, affettività e appetito sensibile. Tale purificazione si compie attraverso l’educazione delle potenze dell’anima sulla base delle virtù teologali.

c) Il cosiddetto periodo dell’illuminazione è trattato dall’autore in modo meno particolareggiato. Presuppone già iniziata la notte mistica nella fase del senso e in parte anche in quella dello spirito. E’ caratterizzata dalle grazie mistiche e dalla propensione per i fenomeni, e anche da una certa solidità delle virtù.

d) La notte oscura dello spirito riveste un’importanza del tutto particolare, in primo luogo per il suo carattere di preparazione efficace e di disposizione immediata all’unione d’amore. Racchiude tuttavia un altro valore non meno rilevante, costituito dal suo carattere di esperienza attuale del Dio trascendente e trasformante. Questo aspetto è fondamentale per il nostro santo. Il Dio vivo e reale è infinito, e avvicinandosi fa soffrire a causa dell’eccessivo contrasto.

Questa tappa, nei suoi due aspetti di esperienza attuale di Dio e di passaggio all’unione, viene sviluppata ampiamente dall’autore, soprattutto nel libro della Notte oscura. In questo settore della mistica, san Giovanni della Croce rimane insuperato.

e) Si arriva infine all’unione perfetta d’amore. L’uomo riceve la comunicazione divina e viene assimilato alla natura e all’azione del Dio Trinità in Gesù Cristo.

IV. L’INFLUSSO

L’influenza di San Giovanni della Croce sulla spiritualità e sulla cultura ha mantenuto un ritmo lento e costante, fino all’esplosione del nostro secolo, che l’ha portato alla ribalta della celebrità. come dicevamo all’inizio.

Nel corso della sua vita, il santo non ricoperse cariche di notevole prestigio e non intrattenne relazioni con i grandi della chiesa, della società o della cultura del suo tempo. Come persona e come maestro, fu stimato e amato all’interno del Carmelo e da alcune persone molto vicine all’ordine. Nessuno dei suoi scritti venne stampato mentre egli era ancora in vita. Si diffusero invece molto le copie manoscritte.

Agli inizi del XVII secolo, i suoi scruti vengono letti con interesse negli ambienti degli illuminati e dei quietisti. La sua particolare condizione di mistico di frontiera Io espone effettivamente al rischio di essere frainteso da quelli che non riescono a uscire dallo schema tradizionale. Di conseguenza, le critiche e le denunce all’inquisizione saranno il suo pane quotidiano per vari secoli. L’accusa ufficiale è di quietismo. Oggi facciamo fatica ad immaginare che fra i testi messi sotto accusa vi siano fra le pagine più luminose e originali del santo, che attualmente gli stanno guadagnando la stima generale come «maestro di orazione»: attenzione amorosa, comunione senza immagini..

Il titolo ufficiale di dottore della chiesa (1926) chiude il periodo delle denunce. Vengono ancora avanzate delle riserve, ma in minor numero

Le critiche, invece di recare pregiudizio a Giovanni della Croce, tornano a suo vantaggio, mettendo in evidenza l’originalità della sua visione della realtà, la rottura di schemi abituali, la necessità di una lettura molto attenta per entrare in dialogo con lui. Di fatto, egli ha conquistato il maggior numero di lettori proprio nel periodo post-conciliare. che sembrava il meno favorevole a causa del nuovo clima incarnazionista. Il suo influsso si irradia con ritmo crescente in quattro direzioni a cui accenniamo qui di seguito.

Una prima prova del suo ascendente a livello di esperienza e di dottrina ci viene data dalle grandi figure contemporanee del Carmelo teresiano: santa Teresa di Lisieux. la beata Elisabetta della Trinità. Edith Stein. Tutte e tre l’hanno assunto come maestro di vita e di dottrina, attraverso una lettura costante e familiare.

Il suo influsso sulla vita spirituale dei cristiani non è verificabile. ma è sicuramente notevole.

Molti uomini spirituali, pur non condividendo la sua fede, condividono la sua sensibilità e la sua profondità religiosa. E’ ben nota l’ampia risonanza dell’opera di san Giovanni della Croce in questo settore.

Segnaliamo da ultimo alcuni temi dottrinali in cui la sua esperienza e la sua riflessione hanno lasciato la loro impronta:

- compenetrazione dell’elemento esperienziale e della componente intellettuale nella mistica;

- la vita teologale come base di realizzazione e strumento di comprensione dell’esperienza mistica;

- qualità e varietà del linguaggio che traduce le realtà della vita mistica:

- armonizzazione della conoscenza e dell’amore dall’inizio del cammino fino alla contemplazione infusa;

- capacità di definire le tappe del processo mistico, rispettando la libertà della grazia e la varietà delle esperienze;

- capacità di riflettere un’esperienza mistica concreta, e nello stesso tempo di universalizzarla;

- particolare originalità nel descrivere la notte, individuando le risonanze psicologiche e il fattore teologale determinante.

Ultima modifica Sabato 05 Dicembre 2009 21:16
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

Altro in questa categoria: Teresa d’Avila (1515-1582) »

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito