Sabato,10Dicembre2016
Lunedì 27 Dicembre 2004 23:53

Vivere in se stessi - vivere in mezzo agli altri (Marie Romanens)

Valuta questo articolo
(0 voti)
Vivere in se stessi - vivere in mezzo agli altri (Marie Romanens)

Se è vero che la violenza è presente in ciascuno di noi, per avere maggiori possibilità di reagire a quella che si manifesta nella società, occorre per prima cosa prendere coscienza di quella che ci si porta dentro.

Durante una seduta e dopo aver ascoltato la testimonianza di due persone che erano state in analisi, mi colpì la riflessione stupita di una delle partecipanti ai nostri incontri: "fino ad ora non avevo capito che il percorso psicanalitico può aiutare ad aprirsi agli altri, a sentirsi più vicini alle persone che ci camminano accanto". L’esempio infatti di persone che seguono cure interminabili, sempre occupate dei propri problemi, alla ricerca della loro risoluzione, può far pensare che una ricerca su se stessi porti necessariamente ad una chiusura, alla fuga da tutto il resto, complice anche una certa educazione religiosa, che insegna a non ascoltarsi, al contrario a dimenticare se stessi e pensare solo agli altri. Il cammino nella ricerca psicoanalitica aiuta invece ad aprire gli occhi su come si è veramente, sui propri errori, e ci rende di conseguenza più attenti verso gli altri. Ascoltando gli altri nel racconto delle loro difficoltà affettive, se ne scoprono le ferite segrete, i punti vulnerabili e gli atteggiamenti di difesa che ne possono derivare. Oltrepassato lo stadio di una percezione superficiale si acquisisce una più grande capacità di entrare in sintonia con l’altro.

Qualche tempo dopo questo fatto, ho avuto occasione di partecipare come conferenziera, alle Giornate europee di Cluny, incontro centrato sulla costruzione dell’Europa. Il secondo giorno aveva come tema Il cittadino europeo e partiva dalla considerazione che l’essere umano, quindi il cittadino europeo vale solo per il o i progetti che si dà, per l’avvenire che vuole costruire per se stesso, i suoi fratelli, i suoi discendenti. Ma il luogo di questa costruzione come il luogo di ogni pace, in qualsiasi parte del mondo, non può essere unicamente nel mondo esteriore. Se esso non è anche riposto nell’essere interiore del cittadino, costui perde la sua umanità, la sua libertà e la sua responsabilità. Il lavoro interiore di ciascuno, la rimozione delle proiezioni, anche la gestione efficace della propria violenza, sono tappe decisive di ogni contributo alla pace nel mondo.

Si è insistito sulla nozione di una interiorità spirituale che trova il suo sbocco in una incarnazione, cioè un’espressione amorosa, nata da una fonte sgorgata nel profondo, che possa riversarsi nel mondo intorno. Se è vero che la violenza è presente in ciascuno di noi, per avere maggiori possibilità di reagire a quella che si manifesta nella società, occorre per prima cosa prendere coscienza di quella che ci si porta dentro.

Da questi scambi di idee ho ricavato che vi sono due rischi sul piano spirituale. Il primo, quello che corrono alcuni occidentali che si avvicinano alle discipline orientali e che rischiano di perdersi in un "sentimento oceanico". Esiste infatti la tentazione di rimanere fissati nelle beatitudini dell’interiorità quando essa si apre su una percezione estatica dell’Unicità, della Totalità e di dimenticarne il rapporto concreto con il proprio prossimo. Il secondo pericolo, che riguarda soprattutto il mondo cristiano, è, al contrario, quello di volgersi esclusivamente con atteggiamento altruistico, verso l’esterno, trascurando di ascoltare se stessi. L’incontro con gli altri rischia, allora, di rimanere solo in superficie, limitato dalla mancanza di implicazione personale.

In quella stessa occasione ho potuto approfondire ancor più la questione, grazie all’incontro con il teologo Bernard Ugeux, il quale è lui pure convinto della necessità per i cristiani di Ritrovare la sorgente interiore (titolo di una delle sue opere - ed. Atelier) partendo dal loro essere profondo. E a tale scopo può contribuire ed essere a volte addirittura indispensabile, un cammino di introspezione psicologica.

Marie Romanens

(Traduzione e adattatamento da Actualité des religions n. 42 a cura di Grazia Hamerl)


Ultima modifica Lunedì 24 Febbraio 2014 18:33
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito