Martedì,06Dicembre2016
Sabato 26 Giugno 2004 10:01

Tagliare il cordone ombelicale (Marie Romanens)

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Tagliare il cordone ombelicale (Marie Romanens)

La realtà è che il taglio del cordone ombelicale è doloroso, provoca sensi di colpa scombussola, fa perdere l’equilibrio. Questo passaggio è necessario se non si vuole rimanere eterni bambini sul piano psicologico.

"I pensieri negativi che le ragazze hanno nei confronti della loro madre dovrebbero essere riconosciuti come la cosa più naturale del mondo" è la constatazione che fa Simona, durante il corso di una seduta terapeutica particolarmente animata. Le sue parole trovano un riscontro in ciò che pensa Michèle Gastambide, nel suo libro pubblicato recentemente che ha per titolo "Le meurtre de la mère" (Desclée de Brouwer). Il pensiero psicanalitico ha per lungo tempo ritenuto centrale la storia di Edipo, che rappresenta il desiderio incestuoso del bambino nei confronti del genitore dell’altro sesso. Oggi, altri miti si rivelano fondamentali per la comprensione di alcuni processi della psiche. Uno fra essi, la tragedia di Oreste. Essa rappresenta l’orrore del delitto di un figlio che uccide la madre, spinto da un potente desiderio di vendetta per i crimini da essa commessi: Clitemnestra ha infatti ucciso il marito Agamennone, privando del padre i suoi figli, Elettra e Oreste, per vivere impunemente con il suo amante che usurperà il trono. Questo dramma si riproduce oggi in numerose situazioni familiari, in cui vi è una madre onnipresente ed un padre assente. Ma al di là di questo problema, si può sicuramente pensare che la crescita di ogni bambino passa obbligatoriamente da questo desiderio di morte che, solo, gli permetterà di separarsi da colei che lo ha accolto nel suo grembo.

È difficile poter snidare il fantasma matricida, in quanto esso è spesso negato e nascosto dai fronzoli dei buoni sentimenti. Simona non voleva riconoscere, all’inizio della psicoterapia, l’esistenza di una sua tendenza aggressiva nei confronti della madre. Parlando di lei, diceva che era una povera donna, malmenata da un marito rozzo ed egoista , che durante la sua vita ne aveva viste di tutti i colori. Bisognava dunque compiangerla e capirla. Simona le doveva tanto, e le era così attaccata… Ma ad un certo momento un sogno è arrivato ad interrompere questo discorso tranquillizzante:essa si vedeva defecare e constatava che era del fieno quello che usciva dal suo corpo. Al risveglio, capì il messaggio che il suo inconscio gli inviava: la realtà era che lei aveva il desiderio di "fare del fieno"!

Nel corso di parecchie sedute, ha preso man mano coscienza della presenza in lei, di una sorta di violenza soffocata fin dall’infanzia, soffocata, per non aggiungere altre difficoltà ad una madre già così provata. Simona ha maturato nei confronti di me che sono la sua terapeuta, una sorta di astio, che si è manifestato in maniera furiosa alla fine delle sedute, dopo il periodo di pausa per le vacanze, dal momento che le mie risposte non erano quelle che lei si aspetta. Dopo essere andata su tutte le furie, ha capito che questa rabbia, questa "voglia di distruggere, di schiacciare, di uccidere" aveva per oggetto la figura materna. In seguito, ha fatto un disegno che rappresentava la madre morta, e lei stessa, neonata, al fianco della madre nella bara. Con un deciso colpo di forbici, ha poi separato i due personaggi. Questo taglio ha provocato in lei molta paura. "Non riesco a vincere il mio sentimento di solitudineha confessato in seguito — Ora mi sento perduta; sono una nullità".

La realtà è che il taglio del cordone ombelicale è doloroso, provoca sensi di colpa scombussola, fa perdere l’equilibrio. Questo passaggio è necessario se non si vuole rimanere eterni bambini sul piano psicologico, se si desidera vivere in maniera autonoma e libera, ma è pur vero che getta ciascuno di noi nell’abisso del nulla nel vuoto infinito sul quale riposa l’enigma della nostra esistenza. Oreste, una volta commesso il suo crimine, si trova in balia del furore delle Erinni, le dee della vendetta. Il bambino piccolo, da parte sua, è preda di terrori notturni. "Durante la notte anche se la madre è solo momentaneamente assente, scrive Michéle Gastambide, nel buio e nel silenzio, proprio in quei momenti, il neonato sente con maggiore intensità questa assenza come un vuoto…. In lui non vi è che un buco, una voragine. É una Cosa imprecisa, diffusa, che minaccia di attrarlo in un abisso senza fondo...". Gola che divora, mostro che minaccia l’annientamento. Le immagini più terribili invadono il suo immaginario.

In Occidente, abbiamo perduto il contatto con l’aspetto spietato delle dee-madri. La Vergine Maria è la sola che rappresenti l’aspetto benevolo dell’immagine materna, e bisogna volgersi ad Oriente per ritrovare il suo lato demoniaco. Verso l’India, per esempio, con Kali, la dea devastatrice, tagliatrice di teste, dagli occhi iniettati di sangue. Nel fondo della psiche, sonnecchia comunque questa figura terribile che rischia di risvegliarsi ogni qualvolta si debbano ricostruire dei legami, quando la vita impone cambiamenti o separazioni.

Marie Romanens

(Tradotto e adattato da M.Grazia Hamerl da Actualité des Religions n°46)
 

Ultima modifica Lunedì 24 Febbraio 2014 17:52