Sabato,10Dicembre2016
Giovedì 09 Marzo 2006 00:21

Il rischio di fermarsi a metà strada (Marie Romanens)

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Il rischio di fermarsi a metà strada (Marie Romanens)

La fermata a metà strada è frequente. Basta raggiungere un punto di vista un po' più alto per esser presi dalla voglia irresistibile di interrompere il cammino.

Valeria ha ottenuto l'impiego che desiderava da tanto tempo. Questa donna, mingherlina, dal comportamento riservato, piuttosto passiva per natura, addirittura depressiva, aveva davvero poca stima di sé. Non si riteneva all'altezza delle ambizioni che la abitavano segretamente. Il percorso di analisi da lei intrapreso le ha permesso però di rivedere in meglio l'immagine che si faceva di sé .L'opportunità di accedere, nel suo lavoro, a una funzione più gratificante, e quindi più valorizzante, è arrivata al momento giusto. Valeria, entusiasta, ha afferrato l'occasione. “Ho avuto l'impressione di indossare un abito nuovo, mi ha spiegato. Provavo una strana impressione, come se stessi dentro un abito troppo grande per me. E però, l'ho preso!” Nonostante i suoi dubbi e le sue paure, essa di fatto affronta e comincia a svolgere i compiti del suo nuovo impiego.

Poco tempo dopo, eccola, paradossalmente, di nuovo depressa, abbattuta, assalita da sentimenti negativi verso di sé. Cerca di comprendere che cosa le succede. “Ho avuto l'impressione di avere finalmente accesso alla mia vera dimensione. D'un tratto mi sono completamente presa in trappola da me stessa. Mi abita un ideale di perfezione che finisce con l'irrigidirmi. Mi sembra di raggiungere la vetta e, presa dall'esigenza di mantenermi a questa altezza, mi blocco completamente. Perdo il contatto con il movimento della vita. Rimango sospesa all'impressione affascinante di essere alla cima e… non sono più capace di nulla!

Mi ricordo di una formula pertinente, forse di origine buddista, che dice in sostanza così: “Al primo posto in cui ti sederai con rapimento, rialzati subito!” Nel percorso di crescita interiore quante volte non siamo tentati di fermarci perché crediamo di aver raggiunto ciò per cui ci eravamo messi in cammino? Una sorta di compiacenza verso noi stessi ci autorizza a credervisi! A nostra insaputa si produce un fascino per il nuovo spazio così magnifico nel quale siamo entrati, luogo favoloso che ci permette di sperimentare sensazione assai gradevoli. L'impressione, per esempio, di una più grande unificazione interiore, o il sentimento di raggiungere finalmente una certa realizzazione personale verso la quale si correva da tanto tempo, oppure il conseguimento di una funzione o di una situazione fortemente desiderata, o ancora la percezione del proprio cuore che si apre, della coscienza in piena espansione… Momento cruciale durante il quale rischiamo di cadere nel tranello, denunciato da Jung, quello dell'inflazione. L'esaltazione nutrita di sufficienza di essere arrivati a un tale livello e l'ambizione di mantenervisi ci rinchiudono in noi stessi. Si eleva uno sbarramento contro la vita. Senza rendercene conto, raduniamo così tutte le condizioni per un nuovo conflitto interiore, fra il desiderio di custodire gelosamente ciò che abbiamo acquistato e la necessità di seguire il movimento inevitabile che è quello di ogni avventura umana.

La fermata a metà strada è frequente. Basta raggiungere un punto di vista un po' più alto per esser presi dalla voglia irresistibile di interrompere il cammino. Quante persone in terapia psicoterapica o psicanalitica sono così tentati, una volta ottenuti i primi benefici, di mettere subito fine al processo iniziato. Avviene persino talora che gli stessi psicologi non sfuggano, almeno in parte, all'illusione di credersi arrivati, di immaginare che il percorso sia compiuto. Partendo dalla loro esperienza e dalle conoscenze acquisite, hanno costruito alcuni schemi di comprensione che servono loro a gestire meglio la propria vita e ad aiutare i pazienti. ma non possono accompagnare questi ultimi se non fino al punto in cui essi stessi sono arrivati. L'ignoto, al di là, lo evitano, aggrappati come sono alle loro certezze ritenute liberatrici.

Nella vita spirituale sembra che le cose vadano nello stesso modo. Quante persone in ricerca che, per aver provato una volta o l'altra degli fenomeni estatici, cominciano ad assumere comportamenti da iniziati? Daniel Odier, in un libro il cui solo titolo la dice lunga, il Grande Sonno dei risvegliati (1), domanda, in modo un po' provocatorio: “Dove è l'essere autentico?” Fra il desiderio di credervisi e l'esperienza reale c'è un mondo! Solo il cammino, solo la strada… Ogni compimento è un'illusione.

Marie Romanens

1) Editions du relié, 2000.

(da Actualité des religions n° 45. Traduzione dal francese a cura di Sr. Francesca Consiglio OSB)
 

Ultima modifica Lunedì 24 Febbraio 2014 18:46
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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