Giovedì, 19 Luglio 2018
Spiritualità della Vita Religiosa
Spiritualità della Vita Religiosa

Spiritualità della Vita Religiosa (183)

Spiritualità Marista

   

di Padre Franco Gioannetti


Prima parte


Parlare di spiritualità è impegnativo, parlare delle diverse spiritualità è rischioso perché in questo campo la chiesa cattolica ha conosciuto una proliferazione di spiritualità fino all’attuale spiritualità dei laici che è degenerata in una visione veramente divisa in particelle.
Certamente lo Spirito che agisce in tutti chiede agli uni e agli altri di compiere diverse funzioni nell’unico corpo di Cristo e di esplicitare maggiormente, in modo diversificato, alcuni aspetti specifici della inesauribile santità di Cristo; pertanto la stessa spiritualità cristiana ha diverse applicazioni ed evidenziazioni. Ma tutto senza incorrere nell’errore del passato e cioè quello delle differenziazioni rigide ed esclusive, badando piuttosto all’essenziale complementarietà delle differenti forme di realizzazione dell’unica vocazione alla santità e soprattutto badando al fondamento che è Gesu’ Cristo.
Per poter parlare di spiritualità marista e per poterla comprendere è necessario puntualizzare che noi religiosi maristi siamo figli di un uomo molto particolare dell’ottocento francese:
padre Jean Claude (Giovanni Claudio) Colin, un uomo nato e cresciuto nella zona di Lione. Una città anche questa particolare: con le sue grandi realizzazioni religiose, con la sua produzione industriale ed i problemi e le ingiustizie correlate, ed anche con la grande fioritura delle logge massoniche.
 Un uomo profondamente spirituale, molto timido, con i classici problemi derivanti dalla timidezza, ma anche con un grande senso pratico.
 Dicevamo, un uomo particolare e non sempre compreso; anzi, addirittura incompreso in alcune sue grandi intuizioni.
 E’ stato un uomo, un cristiano, un religioso, un sacerdote che ha vissuto un suo mondo fatto di fede, di ricerca e di scoperta dei progetti di Dio, di accettazione delle ispirazioni nate dalla sua contemplazione e comprensione della figura di Maria. Un uomo profondamente umile ma anche dotato di una grande forza di volontà.
 La sua stessa vita fisica è stata stimolata o superata da quella spirituale in un rapporto di stretta interdipendenza, ciò che lo ha sostenuto sono state la sua profonda fede in Dio e la sua unione con Maria.
 La sua personalità aveva una insicurezza di base, dovuta ad una infanzia infelice e povera di amore, era un piccolo orfano. Vi era stata troppa rigidità in chi si era occupato di lui dopo la morte dei genitori. Una insicurezza dovuta anche ad una giovinezza vissuta tra lotte interne e scrupoli e ad una età matura in cui aveva avuto un ruolo di estrema importanza senza mai averne avuto il desiderio. In questa realtà personale ha preso il sopravvento una superiorità spirituale tale da renderlo capace di affrontare e superare situazioni importanti e complesse.

Sabato 26 Giugno 2004 10:27

Premessa

Pubblicato da Administrator

Premessa

Il motivo per cui vengono presentati in questa sezione contributi relativi alla spiritualità marista è dato dal fatto che tra i promotori figurano alcuni membri della Società di Maria.

I Padri Maristi sono una congregazione religiosa la cui origine risale alla prima metà del 1800, in Francia, nella zona di Lione. La famiglia dei Padri Maristi si chiama Società di Maria.

Jean Claude Colin è il fondatore dei Padri Maristi. E’ stato uno dei tanti comuni mortali, forse con qualche problema in più a causa della sua drammatica infanzia e del periodo storico turbolento nel quale è vissuto: il periodo post-rivoluzione francese.

Eppure Colin ha lasciato un solco ben definito nella storia della Chiesa. Dal momento in cui egli si è aperto all’azione di Dio con generosa disponibilità è diventato strumento innovatore della Chiesa del suo tempo.

Non è stato né un filosofo né un pensatore. Non ha scritto trattati di spiritualità o di teologia. Colin ha fondato un gruppo di apostoli di misericordia per recare una ventata di speranza ad un tempo disperato: la Società di Maria.

 

Modello dei Maristi è Maria
con la sua dolcezza di donna
la sua dedizione di madre
la sua fede di autentica credente.

 

Egli ripeteva senza stancarsi quella frase che per lui era la sintesi per una vita apostolica efficace: sconosciuti e nascosti nel mondo.

Lo stile di vita richiede la radicalità delle scelte, di vivere con modestia, senza mettersi in mostra, rifuggendo tutto ciò che brilla agli occhi degli uomini. Perché questa caratteristica di nascondimento e di piccolezza? Perché questo è lo stile di Maria nel compiere la sua missione con Gesù nella Chiesa. I Maristi sono chiamati a costruire una Chiesa che prende Maria come proprio modello, una Chiesa sempre alla ricerca di Gesù Cristo, non padrona ma serva, capace di abbandonare ogni posizione di privilegio, attenta alle necessità degli uomini, pronta a scoprire le inquietudini e i segni di speranza del mondo.

I dodici gradini dell'umiltà
secondo la regola di San Benedetto
di sr Francesca osb


Come parlare di umiltà oggi, in un tempo di individualismo esasperato, di corsa al primato, di ricerca affannosa di autoaffermazione e di autorealizzazione? Non è certo una parola di moda!


E come parlare di umiltà rifacendosi a una "Regola dei monaci" per rivolgersi a laici impegnati nel mondo del lavoro, dell’economia, della politica, della famiglia , ambiti tutti nei quali il successo sembra obbligatorio e irrinunciabile?


Eppure nel profondo di ogni uomo e di ogni donna, che sia veramente tale, è nascosta, quasi archetipo strutturale, quasi nostalgia pungente, l’immagine del monaco, perché ogni essere umano, anche senza averne coscienza chiara, "cerca veramente Dio", secondo l’espressione di san Benedetto. Non c’è essere che non cerchi il bene, o almeno un bene; e il bene supremo e assoluto, il solo vero bene, è Dio, e soltanto l’incontro con Dio può appagare il suo desiderio segreto.


Ecco dunque la regola dei monaci: una via per ritornare a Dio, dal quale il peccato o la smemoratezza ci avevano allontanato. Percorrere questa via richiede uno sguardo intento alla meta, un farsi consapevoli della distanza che intercorre fra la suprema grandezza del Creatore e la fragile povertà della creatura. Non è questo l’umiltà? Dono della grazia di Dio, certo, ma anche conquista di una ascesi che vuole sgombrare il cammino da ogni ostacolo, che vuole salire, forse un po’ faticosamente, una scala che porta alla vetta. La scala dell’umiltà, appunto.


La scala poi innalzata è la nostra vita su questa terra: mediante l'umiltà del cuore essa viene dal Signore elevata verso il cielo; e i montanti di questa scala diciamo che sono il nostro corpo e la nostra anima: tra questi lati la chiamata di Dio ha inserito diversi gradini di umiltà e di disciplina spirituale da salire (RB cap.VII).


Vorrei esaminare i vari gradini che san Benedetto enumera considerandoli non nel loro aspetto negativo di fatica e di costrizione, come le varie tappe di un cammino di liberazione, che ci conduce alla perfezione dell’amore, alla libertà completa, alla gioia dello Spirito santo.


 

Pagina 16 di 16

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito

news

per contattarci: 

info@dimensionesperanza.it