Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Spiritualità della Vita Religiosa
Spiritualità della Vita Religiosa

Spiritualità della Vita Religiosa (182)

Sabato 26 Giugno 2004 10:27

Premessa

Pubblicato da Administrator

Premessa

Il motivo per cui vengono presentati in questa sezione contributi relativi alla spiritualità marista è dato dal fatto che tra i promotori figurano alcuni membri della Società di Maria.

I Padri Maristi sono una congregazione religiosa la cui origine risale alla prima metà del 1800, in Francia, nella zona di Lione. La famiglia dei Padri Maristi si chiama Società di Maria.

Jean Claude Colin è il fondatore dei Padri Maristi. E’ stato uno dei tanti comuni mortali, forse con qualche problema in più a causa della sua drammatica infanzia e del periodo storico turbolento nel quale è vissuto: il periodo post-rivoluzione francese.

Eppure Colin ha lasciato un solco ben definito nella storia della Chiesa. Dal momento in cui egli si è aperto all’azione di Dio con generosa disponibilità è diventato strumento innovatore della Chiesa del suo tempo.

Non è stato né un filosofo né un pensatore. Non ha scritto trattati di spiritualità o di teologia. Colin ha fondato un gruppo di apostoli di misericordia per recare una ventata di speranza ad un tempo disperato: la Società di Maria.

 

Modello dei Maristi è Maria
con la sua dolcezza di donna
la sua dedizione di madre
la sua fede di autentica credente.

 

Egli ripeteva senza stancarsi quella frase che per lui era la sintesi per una vita apostolica efficace: sconosciuti e nascosti nel mondo.

Lo stile di vita richiede la radicalità delle scelte, di vivere con modestia, senza mettersi in mostra, rifuggendo tutto ciò che brilla agli occhi degli uomini. Perché questa caratteristica di nascondimento e di piccolezza? Perché questo è lo stile di Maria nel compiere la sua missione con Gesù nella Chiesa. I Maristi sono chiamati a costruire una Chiesa che prende Maria come proprio modello, una Chiesa sempre alla ricerca di Gesù Cristo, non padrona ma serva, capace di abbandonare ogni posizione di privilegio, attenta alle necessità degli uomini, pronta a scoprire le inquietudini e i segni di speranza del mondo.

I dodici gradini dell'umiltà
secondo la regola di San Benedetto
di sr Francesca osb


Come parlare di umiltà oggi, in un tempo di individualismo esasperato, di corsa al primato, di ricerca affannosa di autoaffermazione e di autorealizzazione? Non è certo una parola di moda!


E come parlare di umiltà rifacendosi a una "Regola dei monaci" per rivolgersi a laici impegnati nel mondo del lavoro, dell’economia, della politica, della famiglia , ambiti tutti nei quali il successo sembra obbligatorio e irrinunciabile?


Eppure nel profondo di ogni uomo e di ogni donna, che sia veramente tale, è nascosta, quasi archetipo strutturale, quasi nostalgia pungente, l’immagine del monaco, perché ogni essere umano, anche senza averne coscienza chiara, "cerca veramente Dio", secondo l’espressione di san Benedetto. Non c’è essere che non cerchi il bene, o almeno un bene; e il bene supremo e assoluto, il solo vero bene, è Dio, e soltanto l’incontro con Dio può appagare il suo desiderio segreto.


Ecco dunque la regola dei monaci: una via per ritornare a Dio, dal quale il peccato o la smemoratezza ci avevano allontanato. Percorrere questa via richiede uno sguardo intento alla meta, un farsi consapevoli della distanza che intercorre fra la suprema grandezza del Creatore e la fragile povertà della creatura. Non è questo l’umiltà? Dono della grazia di Dio, certo, ma anche conquista di una ascesi che vuole sgombrare il cammino da ogni ostacolo, che vuole salire, forse un po’ faticosamente, una scala che porta alla vetta. La scala dell’umiltà, appunto.


La scala poi innalzata è la nostra vita su questa terra: mediante l'umiltà del cuore essa viene dal Signore elevata verso il cielo; e i montanti di questa scala diciamo che sono il nostro corpo e la nostra anima: tra questi lati la chiamata di Dio ha inserito diversi gradini di umiltà e di disciplina spirituale da salire (RB cap.VII).


Vorrei esaminare i vari gradini che san Benedetto enumera considerandoli non nel loro aspetto negativo di fatica e di costrizione, come le varie tappe di un cammino di liberazione, che ci conduce alla perfezione dell’amore, alla libertà completa, alla gioia dello Spirito santo.


 

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