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Martedì 05 Febbraio 2008 23:56

Riflessione sul trattato «Lodi alla Vergine Madre» di San Bernardo di Chiaravalle (Sr. Maria Teresa Ragusa o. cist.)

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«Ha guardato l'umiltà della sua serva»


Riflessione sul trattato «Lodi alla Vergine Madre»
di San Bernardo di Chiaravalle

di Sr. Maria Teresa Ragusa o. cist.



La lettura del trattato di San Bernardo di Chiaravalle, «Lodi alla Vergine Madre», sembra prestarsi particolarmente ad accompagnare la meditazione durante questo tempo di Avvento.



Tale scritto figura tra i primissimi di Bernardo: la sua data di composizione si colloca tra il 1124 ed il 1125.


Il trattato si offre quale commento al racconto lucano dell’Annunciazione (Lc 1,26- 38) e presenta una struttura articolata in quattro omelie: nella prima vengono commentati i versetti 26-27, nella seconda i vv. 27-28; nelle ultime due omelie trovano spazio i rimanenti undici versetti, rispettivamente da 28 a 32 nella terza e da 32 a 38 nella quarta.


Nella prefazione Bernardo esplicita la motivazione che lo induce a scrivere: egli intende trattare dell’incarnazione del Verbo focalizzando l’attenzione sulla persona di Maria quale protagonista del racconto.


In questa sede ci proponiamo di curare l’esposizione della prima Omelia.


Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth, ad una Vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. (Lc 1,26-27)


Dopo i primi paragrafi (2-4) che costituiscono come un approccio al suo tema, e sono dedicati alla spiegazione di ciò che possono significare i nomi dei personaggi e dei luoghi del racconto, Bernardo concentra l’attenzione del lettore sull’oggetto principale dei suo interesse: l’umiltà di Maria, che, fin dal suo apparire, viene messa in rapporto alla sua verginità ed alla sua fecondità. in Maria egli ammira l’armonia di umiltà e verginità, ovvero la sua bellezza nell’animo e nel corpo. Scrive:


«È bella questa unione di verginità ed umiltà, e a Dio è molto cara quell’anima in cui l’umiltà rende preziosa la verginità e la verginità è l’ornamento dell’umiltà. Ma di quale mai grande venerazione potrà essere degna colei in cui la fecondità esalta l’umiltà ed il parto consacra la verginità?»1.


Ancora, rivolgendosi al suo interlocutore:


«Tu senti parlare di una vergine e di una umile: se non puoi imitare la verginità dell’umile, imita l’umiltà della vergine. La verginità è una virtù degna di lode, ma l’umiltà è più necessaria. Quella viene consigliata, questa è richiesta.., puoi salvarti senza la verginità, non lo puoi senza l’umiltà»2.


Nel tessere le lodi della verginità e dell’umiltà, Bernardo sottolinea senz’altro l’eccedenza di quest’ultima che, come riveste un ruolo fondamentale nella vita di Maria, così dovrebbe costituire il fulcro della più genuina vita cristiana. Senza l’umiltà, egli scrive, neanche la verginità di Maria sarebbe piaciuta a Dio.


«…Senza umiltà, oso dire che a Dio non sarebbe piaciuta nemmeno la verginità di Maria... Se Maria non fosse umile, lo Spirito Santo non avrebbe riposato su di lei,... non l’avrebbe fecondata... “Dio vide l’umiltà della sua serva” come ella stessa disse, piuttosto che la sua verginità... Si deve concludere: è l’umiltà senza dubbio ad aver reso possibile che la verginità piacesse a Dio»3.


Di più, la verginità stessa viene svilita e mortificata nella sua bellezza, quando non è specchio dell’integrità dell’anima, decade dal suo stato onorevole entrando in contraddizione con se stessa e diventando paradossalmente occasione di biasimo quando inacidisce in una sterile superbia.


Il tono di Bernardo si fa aspro e severo nella sferzante invettiva rivolta alla vergine superba, attraverso cui probabilmente denuncia e deplora la corruzione del clero e dei monaci del suo tempo, accusati di aver “cambiato d’abito, non di spirito”4come annota nel seguito della sua trattazione.


«Cosa stai dicendo, o vergine, con tanta superbia? Maria, dimenticando di essere vergine, si gloria soltanto della sua umiltà, mentre tu, disprezzando l’umiltà, ti lusinghi per il fatto di essere vergine?... Quanto più meriti onore per il dono singolare della verginità, tanto più grande ingiuria ti fai, se contamini in te la sua bellezza mescolandovi la superbia... Se dunque puoi solo ammirare la verginità in Maria, preoccupati di imitarne l’umiltà,... Se poi sei vergine e sei anche umile, chiunque tu sia, sei grande»5.


Alla superbia che avvizzisce l’animo richiudendolo asfitticamente in se stesso, Bernardo contrappone la perfetta integrità di Maria, il cui fiat d’amore rende il suo grembo verginale, accoglienza feconda del Mistero.


«Ma c’è ancora qualcosa di più grande che ti stupisce in Maria: la fecondità unita alla verginità»6.


La tematica della fecondità, della maternità divina, appena accennata al paragrafo 5, trova nel proseguo della trattazione la sua collocazione propria in relazione dinamica con l’umiltà verginale.


Se la verginità corporale di Maria è lo specchio che rifrange la sua umiltà, ossia la verginità del suo animo, allora è la fecondità che esalta ancora una volta la sua umiltà, perché solo Chi si umilia sarà esaltato (Lc 14,11).


Qui si giunge al nucleo più intensamente dottrinale dell’Omelia, in cui l’ammirazione per l’umiltà della creatura cede il passo all’adorazione verso l’Umiltà del Creatore, la cui Gloria si coglie nell’ adorabile Volontà di farsi bambino...


«Sapendo di essergli Madre, Maria con fiducia chiama proprio figlio quella maestà divina che gli angeli servono con tutta reverenza... “ed era a loro soggetto ”.. Dio..., a cui gli angeli sono sottomessi, cui obbediscono i principati e le potestà, costui era soggetto a Maria... ammira perciò le due cose, e scegli quella che maggiormente ti colpisce, la benevolissima condiscendenza del Figlio o l’altissima dignità della Madre, l’una e l’altra stupefacente, l’una e l’altra miracolosa: sia che Dio obbedisca ad una donna, un’umiltà senza esempio; sia che una donna comandi a Dio, una grandezza senza confronto.


«….O uomo, impara ad essere obbediente; o terra, impara ad essere soggetta; o polvere, impara ad essere sottomessa... arrossisci, o superba cenere! Dio si umilia e tu ti esalti?... 0 uomo,.., non puoi forse seguirlo “dovunque egli andrà” ma degnati di seguirlo almeno là dove ti viene in aiuto. Cioè: se non puoi seguire il sentiero sublime della verginità, segui Dio almeno per la via sicurissima dell’umiltà. Coloro che da questa via diritta avranno deviato, anche se tra i vergini.., neppure costoro “seguono l’Agnello ovunque egli andrà”»7.


L’umiltà umana «si misura» sull’umiltà di Dio che si fa uomo, la «gloria» umana sta dentro a questa misura; Dio principia la Missione del Figlio suo nel segno della più inconcepibile umiltà, questa diviene così la strada privilegiata su cui l’uomo deve incamminarsi per incontrare il suo Dio... Maria si offre nelle «Lodi» come il modello più sublime per colui che vuol giungere all’unione con Dio. Come annota Claudio Leopardi8, l’umiltà viene qui considerata come avvio alla mistica.


Bernardo non mancherà di esplicitarne gli ulteriori risvolti in un’altra celeberrima opera, «Sui gradi dell’umiltà e della superbia» (la cui stesura è coeva a quella delle«Lodi») rendendone manifesta la centralità per il suo cammino spirituale.


L’umiltà è la sola veste del cristiano che voglia essere autenticamente tale, è la condizione preliminare che ha reso possibile il fiat della Vergine al matrimonio con Dio, quel fiat che è l’apertura stessa di ogni possibilità mistica9.


Dio non «invade il campo» della libertà di Maria, aspetta il suo assenso, la rispetta profondamente perché la vuole pienamente sua partner: Bernardo può rivolgersi a lei invitandola, con tono denso di speranza e di trepidante attesa, a non indugiare oltre nella risposta all’Angelo ed a pronunciare quel «Si» da cui è dipesa la nostra salvezza:


«L’Angelo attende la risposta.., aspettiamo anche noi, Signora, una parola di misericordia, noi su cui pesa miseramente la sentenza di condanna. Ed ecco ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, subito noi saremo liberati... Ciò chiede supplicando a te, o Vergine misericordiosa, Adamo, che piange esule dal paradiso con la sua discendenza infelice... O Vergine, da’ subito la tua risposta. O Signora, pronuncia la parola che aspettano la terra, gli inferi e i cieli. Lo stesso “Re” e Signore di tutte le cose... sospira una tua risposta affermativa: in questa risposta appunto egli ha inteso salvare il mondo... Rispondi dunque più presto che puoi all’Angelo, anzi mediante l’Angelo rispondi al Signore. Rispondi con una parola ed accogli la Parola... Perché tardi? Perché temi? Credi, confida, accetta!”10.


Il fiat di Maria, il suo assentire allo Spirito, incarna in lei il Verbo compiendo il disegno del Padre, e consente ad ogni cristiano di ripetere per sé lo stesso fiat, che rende un’esistenza spazio d’incontro con Dio, grembo in cui Egli rinnova il Suo Adorabile Mistero.


Bernardo lascia ora la parola alla Vergine, la cui preghiera esprime il suo stesso desiderio e sulle cui ginocchia si impara il vero atteggiamento credente, tutto improntato sulla fiducia e sull’amore:


“Sia fatto di me secondo la tua parola”... La Parola che in sé non poteva e non aveva bisogno di essere fatta, si degni di essere fatta in me e per me... sia fatta per il mondo intero, ma in modo unico “si faccia di me secondo la tua parola”. 11


Note


(1) S. BERNARDO DI CHIARAVALLE, Lodi alla Vergine Madre, OMELIA 1,5 in: Opere di San Bernardo, a cura di F. Gastaldelli, Scriptoriurn Claravallense. Fondazione di Studi Cistercensi. Milano 1990. Vol. Il.


(2) OM. I,5.


(3) OM. I, 5.


(4) OM. IV, 9.


(5) OM. I, 6.


(6) OM. I,7.


(7) OM. I, 7.


(8) Critico letterario, nel volume citato ha curato dell’Opera l’introduzione, la traduzione e le note.


(9) Cf. CLAUDIO LEONARDI, Introduzione alle “Lodi alla Vergine Madre”, pag. 34.


(10) OM. IV, 8.


(11) OM. IV, 11.

Ultima modifica Lunedì 14 Settembre 2009 09:50
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input