Sabato, 30 Agosto 2014
Domenica 09 Marzo 2008 00:36

Segno del primato di Dio, non soltanto servizio (Sante Bisignano)

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La sequela di Cristo casto, povero, obbediente


 


Segno del primato di Dio,
non soltanto servizio

di Sante Bisignano


 



Il decreto Perfectae caritatis va situato nella vita della Chiesa sia nel suo rapporto con il mondo sia nella sua tensione escatologica. Per questo la vita consacrata viene definita, prima che dal concetto di servizio, dal suo essere segno, testimonianza «della trasfigurante presenza di Dio», come ha affermato papa Benedetto XVI.





 


Ogni particolare va collocato nel suo contesto per comprenderne, nel rapporto con il tutto, il significato, il valore, la funzione. Questo principio vale anche per il decreto Perfectae caritatis (1)riguardante il rinnovamento della vita religiosa, soprattutto oggi, tempo in cui la frammentazione assolutizza il particolare per la mancanza di visione e, per la perdita della memoria storica, imprigiona il presente nel relativismo del “tutto subito”.


Il contesto è costituito dalla vita della Chiesa e dal suo rapporto con il mondo. Un rapporto costitutivo; la vocazione della Chiesa è l’evangelizzazione (cf Evangelii nuntiandi 14), secondo il mandato ricevuto da Cristo Signore (cf Gv 20,21; Mt 19,20). Il contesto, allo stesso tempo, è costituito dalla Chiesa nella sua tensione escatologica (cf LG 48) e nell’azione dello Spirito in essa (cf LG 4). «Evangelizzarsi per evangelizzare» (EN 15) ha, quindi, dietro di sé l’innata esigenza di rinnovamento del Corpo di Cristo nel cammino di perfezione della carità, dentro la storia (LG 40), sotto l’azione dello Spirito.


Ed è questa esigenza di natura a far comprendere il motivo e il valore degli interrogativi e delle scelte concomitanti alla presa di coscienza di essere tutti entrati in una nuova epoca della storia umana, dalle sfide inedite, globali e capillari allo stesso tempo. Per comprendere la vita consacrata, pertanto, dobbiamo guardare prima di tutto la Chiesa. Paolo VI nel discorso di apertura della seconda sessione del Concilio ha indicato i quattro scopi del medesimo, riguardanti l’identità della Chiesa nel pensiero del suo Fondatore, il suo rinnovamento o riforma, la realizzazione dell’unità tra tutti i cristiani, il dialogo con il mondo contemporaneo(2).


Gli stati di vita ecclesiali


Il primo scopo ha condotto ad approfondire lo statuto ecclesiologico degli stati di vita: i ministri ordinati, i laici, la vita religiosa mediante la professione dei consigli evangelici»


Nella Lumen gentium 44 lo statuto della vita è precisato con questi termini: «Lo stato che è costituito dalla professione dei consigli evangelici(3), pur non concernendo la struttura gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia fermamente («inconcusse») alla sua vita e alla sua santità».


L’esortazione apostolica postsinodale Vita consecrata aggiungerà: e «alla sua missione» (VC 3), apportando una spiegazione risolutiva: «La concezione di una Chiesa composta unicamente da ministri sacri e da laici non corrisponde alle intenzioni del suo divino Fondatore quali ci risultano dai Vangeli e dagli scritti neotestamentari» (29). Trova la ragione nel fatto che «Gesù stesso (…) ha inaugurato questo genere di vita che, sotto l’azione dello Spirito, si svilupperà gradualmente lungo i secoli nelle varie forme di vita consacrata» (29).


Su questa base si comprende lo spessore delle indicazioni del decreto Perfectae caritatis e l’identità della vita consacrata in rapporto alle altre componenti dell’unico Corpo di Cristo, la Chiesa. Due i testi che possono aiutarci. L’uno è di ordine storico: «Fin dai primi tempi della Chiesa vi furono uomini e donne che per mezzo della pratica dei consigli evangelici intesero seguire Cristo con maggiore libertà e imitarlo più da vicino e condussero, ciascuno a loro modo, una vita consacrata a Dio» (PC 1). E una narrazione dell’operazione dello Spirito nel cammino della Chiesa lungo i secoli, che ha plasmato la lunga schiera di uomini e di donne «facendone dei modelli di dedizione evangelica»(4).


La Chiesa, «attraverso la varietà dei doni dei suoi figli» ha tratto notevole beneficio a livello dell’edificazione del Corpo di Cristo, della significatività, della santità e missione. Il secondo passo innesta la vita consacrata nelle sue radici: «Trae origine dalla dottrina e dagli esempi del divin Maestro». Ai punto che la Lumen Gentium afferma: «Lo stato religioso più fedelmente imita e continuamente rappresenta nella Chiesa la forma di vita che il Figlio di Dio prese quando venne nel mondo per fare la volontà del Padre, e che propose ai discepoli che lo seguivano» (LG 44; cf 46).


Le parole del Vangelo a cui talvolta viene fatto un riferimento ermeneutico sono piuttosto all’origine dell’una o dell’altra forma di vita religiosa o di un istituto, ma tutti ritrovano in Cristo la loro sorgente (cf VC 23) e nel Vangelo la “Regola delle Regole”. Questo dato è di una straordinaria fecondità e diviene criterio per il rinnovamento continuo della vita consacrata, imprimendo un dinamismo di fedeltà creativa. Il decreto Pefectae caritatis parla infatti di «ritorno alle fonti di ogni vita cristiana» prima di invitare ad attingere allo “spirito primitivo” di ogni istituto. E questo, per divenire poi segno intelligibile e propositivo nel mondo contemporaneo, con un “adeguamento ai tempi” (cf PC 2), perché è all’uomo e alla donna di oggi che va annunziata la Buona Novella.


Adesione a Cristo


«il raggiungimento della carità perfetta» nella sequela di Cristo è la vocazione di ogni cristiano (cf LG 40); tutti, infatti, sono chiamati a fare di Cristo il centro della loro vita o, come leggiamo nell‘esortazione più volte citata, «a seguire Cristo con tutto il cuore, amandolo “più del padre e della madre, più del figlio o della figlia” (cf Mt 10,37) e, “in virtù della loro rigenerazione in Cristo”, a camminare verso la santità» (VC 16, 18, 31). «Ma ad alcuni (e persone di vita consacrata appunto) egli chiede un coinvolgimento totale, che comporta l’abbandono di ogni cosa, per vivere in intimità con lui e seguirlo dovunque egli vada» (VC 18). La tensione verso la perfezione della carità si realizza in una “adesione conformativa a Cristo” vergine, povero e obbediente, il consacrato del Padre, inviato in missione (VC 76).


E ciò a tal punto che, per opera dello Spirito, la vita consacrata «costituisce memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù come Verbo incarnato di fronte al Padre e di fronte ai fratelli. Essa è vivente tradizione della vita e del messaggio del Salvatore» (VC 22). L’esortazione giunge ad affermare, spiegando le radici cristologico-trinitarie della vita consacrata, che nei consigli evangelici noi possiamo vedere «il riflesso della vita trinitaria» (VC 21). Sono espressioni precise e forti con le quali, nella riflessione teologica innescata con il Concilio, viene spiegata l’identità della vita consacrata, nella molteplicità delle sue forme (eremitica, monastica, contemplativa, apostolica, ecc.); allo stesso tempo, viene confermata la sua funzione ecclesiale, secondo il disegno di Dio, in ordine alla vita di santità, di fraternità e d’impegno apostolico di tutto il popolo di Dio.


Nessun istituto è fine a sé stesso; il solo pensarlo, convinti, avvia un processo d’involuzione e d’impoverimento umano e di fede. Lo stesso vale per ogni stato di vita in quanto, insieme agli altri, costituisce il Corpo di Cristo che è uno; è Cristo con il suo Corpo ad esprimere “la divina bellezza” che affascina e rigenera ed è, in pienezza, il segno del Regno. Certamente, questo dono - la vita consacrata infatti è un dono del Padre alla sua Chiesa (cf VC 1) - è vissuto da persone che sono membra di un popolo pellegrinante, con tutta la vitalità, quindi, e le fragilità proprie alla condizione umana. Ma è forse questo a renderlo più significativo. Il dato, tuttavia, non toglie la verità e la realtà della presenza di Cristo nel segno, che sono le persone chiamate per nome e che costituiscono la famiglia di un fondatore e di una fondatrice, «testimoni della trasfigurante presenza di Dio» (Benedetto XVI).


Il primo bisogno dell’uomo


Ha scritto Bruno Maggioni nel volume sulla vita consacrata preparato per i seminari dalla Commissione mista della Cei (vescovi-religiosi- istituti secolari): «Nella vita consacrata l’essere segno precede il servizio. A determinare le molte forme di vita consacrata non sono - anzitutto - i molteplici bisogni degli uomini, ma la straordinaria ricchezza di Dio. Non è dunque il tipo di servizio che regge la vita consacrata, bensì le modalità con cui il Signore sceglie di manifestarsi.


«La vita consacrata - come la vita dello stesso Gesù - è nell’ordine della rivelazione prima che nel servizio. Certo Dio si rivela nel servire. Ma a determinare il “modo” di servire è la figura del suo volto apparso in Gesù. Certo la vita consacrata deve essere utile - alla Chiesa e alla società - ma all’interno di una convinzione che, cioè, il primo bisogno dell’uomo è incontrare Dio. (…) Le comunità cristiane devono chiedere alla vita consacrata di essere “segno”, non soltanto “servizio”; segno delle esigenze di Dio che sono sempre oltre, segno che afferma il primato di Dio al di là e oltre le urgenze, segno che chiama costantemente le scelte pastorali alle giuste priorità, vale a dire a confrontare “le proprie scelte con l’assoluto del Regno, la radicalità della proposta evangelica e l’universalità della missione”»(5). Il principio della comunione trinitaria non solo fa scoprire la varietà e complementarità delle vocazioni e degli stati di vita, ma diventa di reciproco arricchimento umano, spirituale, apostolico, nutrito dall’amore operoso e dalla speranza lungimirante: «Finché egli venga». Uniti nel suo nome e animati dall’agape divina, la nostra esistenza diviene luce e lievito, «un raggio della divina bellezza» che può orientare la vita dell’uomo (VC 109), «un inno a Dio Amore» (Benedetto XVI).


 


(da Vita Pastorale, aprile 2006)


Note


(1) Il decreto Perfectae caritatis è stato approvato nella VII Sessione del concilio Vaticano Il, il 28.10.1965, con 2.325 voti favorevoli e 4 contrari.


(2) Paolo VI, La Chiesa prende coscienza di sé stessa. Discorso di apertura della Il Sessione del concilio Vaticano II, 29.9.1963, EV I pp. 82-119.


(3) Impegno che continuerà nei Sinodi ordinari, come viene ricordato in VC 4 e in TMA


(4) Benedetto XVI, Angelus, 29.1.2006.


(5) Maggioni B., Il fondamento evangelico della vita consacrata, in AA.VV. Vita Consacrata, un dono del Signore alla sua Chiesa, LDC 1993, pp. 127-128.


Bibliografia


AA. VV., L’identità dei consacrati nella missione della Chiesa e il loro rapporto con il mondo, a cura dell’istituto “Claretianum”, Libreria Editrice Vaticana 1994, Città del Vaticano;


AA. VV., Vita consecrata. Una prima lettura teologica, Ancora 1996, Milano;


Cabra P.G., Breve corso sulla Vita consacrata, Queriniana 2004, Brescia;


Bisignano S., La vita consacrata nel Magistero di Giovanni Paolo II, in Vita Consacrata XLI (2005) 3, pp. 266-284.

Ultima modifica Lunedì 14 Settembre 2009 09:40
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input