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Giovedì 28 Luglio 2011 20:28

Nuove sfide in un mondo cambiato (Sergio Rotasperti)

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Nuove sfide in un mondo cambiato (Sergio Rotasperti)

Il mondo che c'era durante il Concilio oggi non c'è più. Ma la meravigliosa è questa: le indicazioni del concilio continuano a rimanere valide. Riflessione di p. Sorge su i 50 anni dal Vaticano II.

Sono trascorsi ormai quasi 50 anni dal concilio. Con la velocità con cui cambia oggi il mondo, si potrebbe pensare che le analisi e gli orientamenti maturati allora abbiano bisogno di una profonda revisione. Il concilio invece conserva tutta la sua attualità e la Chiesa è pienamente in grado di rispondere ai nuovi problemi e alle nuove sfide che si pongono, attingendo alla ricchezza di quella grande assise e dai documenti allora elaborati. Ciò vale anche per la vita consacrata.
Ne è ben convinto p. Sorge, come risulta rileggendo la conversazione che ha tenuto recentemente a un gruppo di religiose lombarde e pubblicata sul Notiziario Vita consacrata in Lombardia.
Le nuove sfide in atto portano il nome di globalizzazione, secolarizzazione, dell'assunzione da parte delle donne e dei laici di nuove responsabilità in una Chiesa impegnata a costruirsi sempre più come un'unica famiglia.
P. Sorge, essendo stato per tanti per tanti anni a guida della rivista Civiltà Cattolica, ha potuto essere più attento alle dinamiche che si sono sviluppate a partire dal concilio: del suo accoglimento o rifiuto del Vaticano II sia dentro che fuori dalla compagine ecclesiale. «Per me - ha detto - il concilio è stato una delle prove della verità del Vangelo e della presenza di Dio nella Chiesa». Il Vaticano II ha rappresentato un portale d'ingresso al nuovo millennio, segnato dalla marginalizzazione della fede e della Chiesa stessa: «è incredibile come abbia preparato il mondo e la Chiesa all'esilio del ventunesimo secolo». È stato un soffio dello Spirito verso il futuro.

Il Vaticano II davanti alle sfide

Il cammino della Chiesa conciliare, ha sottolineato p. Sorge, è simile alla pagina di Emmaus. La Chiesa ha bisogno di uomini e donne che si mettono sulla strada in ascolto delle questioni critiche che le comunità nazionali ed internazionali pongono (e impongono). L'anziano gesuita analizza alcune di queste sfide a cui la chiesa non può sottrarsi.
La prima sfida è il processo di globalizzazione: «Cinquant'anni fa - spiega p. Sorge - cominciavano alcuni momenti di unificazione mondiale ma nessuno poteva immaginare che la famiglia umana sarebbe diventata una dopo la caduta del muro di Berlino. Mi ricordo che pensavamo che il comunismo sarebbe rimasto per secoli, e facevamo lo sforzo di cristianizzare le concezioni, le teorie, i concetti della cultura marxista, invece il comunismo è caduto e crollato su se stesso. Quel mondo che c'era durante il Concilio oggi non c'è più. La meraviglia è questa: le indicazioni del Concilio sono nate in un mondo tutto diverso rispetto a quello in cui viviamo noi, e nel mondo in cui viviamo sono valide le cose del Concilio».
La seconda è legata alla secolarizzazione, che consiste nel rendere irrilevante la presenza e il ruolo di Dio nella storia e nel cammino della famiglia umana. Scrive il padre: «ora abbiamo le nuove tecnologie, possiamo fare tutto, perché voi preti insistete nel dire che l'uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, non è vero, perché sono capace di fare l'uomo a immagine e somiglianza mia in laboratorio, io posso clonare la persona umana».
Si tratta di una nuova forma di paganesimo e ateismo pratico. Il concilio non nega la visibilità della Chiesa, ma afferma che essa è popolo di Dio in cammino nella storia del mondo: «Questo cambia tutta l'ottica, - continua p. Sorge - perché popolo di Dio vuoi dire fine della Chiesa clericale. Fino al Vaticano II troviamo questa definizione dei laici: sono gli ausiliari del Concilio, quindi cristiani di serie B. Il Vaticano Secondo dice i laici sono membra vive della Chiesa, e senza laici maturi non c'è Chiesa matura. Oggi, l'unica realtà è la Chiesa popolo di Dio in cammino nella storia, cattolica per definizione nel senso che è in tutte le parti del mondo, unica madre di tanti figli diversi, anticipando il regno di Dio.

I segni di una chiesa conciliare

Non basta certo elencare le questioni critiche che emergono dal nostro contesto sociale. È necessario anche esprimere l'impegno e i segni di compagnia che la chiesa conciliare intende porre. P. Sorge individua tre snodi:
Il primo impegno di una chiesa che si vuole definire conciliare è la costruzione di un'unica famiglia, secondo un'ecclesiologia di comunione: «Il primo grande segno del Concilio è stato quello di camminare tra gli uomini e i popoli rendendoli tra di loro un'unica famiglia. Questo è il fondamento del vero processo di globalizzazione, che non è solo un cammino economico politico finanziario, ma spirituale e culturale. La Chiesa, a seguito dell'avventura del concilio, è stata messa in grado di essere la madre dell'umanità, è finito il clericalismo, ha rivisto il concetto di potere della gerarchia, il papa non è un semidio che può fare quello che gli pare e piace, ma è il servo dei servi, il potere della Chiesa è servizio, non tanto la sua organizzazione giuridica, ma questa è a servizio della comunione. Essere Chiesa vuol dire essere in comunione profonda con tutta l'umanità e con Dio.
Per rispondere al secolarismo, la chiesa conciliare ha bisogno di uomini e donne aperte al dialogo e confronto con tutte le tradizioni religiose e culturali: «sapete come lo immaginavo il depositum fidei? Lo immaginavo come uno scrigno dove dentro ci sono le perle preziose, uno scrigno ben chiuso in cui c'erano tutte le verità rivelate e ogni generazione doveva dargli fedeltà, guai ad aprirlo. Questo modo di intendere aveva una ragione nel contesto del concilio di Trento, avevamo l'idea che le verità del Vangelo fossero una specie di lista, si imparano a memoria quelle verità e siamo credenti. No! Dice il Vaticano Il, certamente le verità rivelate ci sono, Trento non ha sbagliato, ma approfondendo dice che la storia della salvezza non è chiusa in uno scrigno, è storia che si fa, è cultura dei popoli. Il vangelo è vivo, Gesù è risorto e continua a parlare alla sua Chiesa, attraverso il Magistero, con la teologia delle realtà terrestri e con tutte le altre acquisizioni teologiche».
Queste prospettive hanno cambiato anche la formazione della vita consacrata. Un tempo si accedeva alla vita religiosa per "essere santi", con il rischio di disprezzare tutte le opere di Dio. Ora, nella chiesa conciliare, c'è bisogno certamente di uomini e donne di Dio, ma umanamente formati: «la formazione è diventata essenziale come la santità, per dare gloria al Padre che è nei cieli. Se tu sorella sei professoressa devi essere cosi brava che ti diranno "come mai sei diventata cosi brava?" e la risposta sarà "per dare gloria al Padre"».

Parola di Dio e dignità della donna

Se osserviamo la chiesa di oggi, non possiamo nascondere gli scandali che la stanno attraversando. Secondo p. Sorge si tratta di una fase di purificazione perché la chiesa è un piccolo gregge, sale, fermento, una minoranza che però fa fermentare e da sapore a tutto il cibo. E continua: «Come dobbiamo vivere questo momento di purificazione? Vi dobbiamo collaborare attivamente, e la storia dimostra che tutte le volte che c'è una crisi di purificazione viene poi una stagione di luce, perché Dio interviene e interviene con i santi, e questo è un periodo di grandi santi. Quindi, anche le crisi delle vocazioni ha un suo valore di fondo». Ma la vera purificazione passa attraverso la lettura credente della Parola di Dio, lasciandosi plasmare da essa: « uno dei frutti più grandi del Concilio, forse il più grande, è aver messo in mano la Parola a tutti i fedeli. Prima del Concilio non si dava mai la bibbia intera in mano ai fedeli, c'era la bibbia dello studente, la bibbia del lavoratore ecc, il concilio ha detto no a tutto questo. Il Concilio ci ha messo in mano la preghiera, la lectio divina e la liturgia, che è diventata ormai la forma più efficace di lettura della parola di Dio. L'aver valorizzato la liturgia, averla messa in mano a tutti, anche grazie alle lingue locali, è stato un modo per far fronte alla crisi che sarebbe arrivata».
Infine, la presenza delle donne nella vita e missione della Chiesa. Il Vaticano II ha dedicato uno dei suoi due messaggi finali: «Viene l'ora, l'ora è venuta, in cui la vocazione della donna si svolge con pienezza. È venuta l'ora in cui la donna acquista nella società una influenza e un potere che non ha mai raggiunto». P. Sorge è convinto che nel nuovo millennio, è la missione e la vocazione della donna ad avere un peso rilevante, perché sebbene a piccoli passi, esse diventano sempre più attive ed emancipate ed è giusto che sia così. A che punto siamo dopo cinquant'anni? Conclude p. Sorge: «A me fa paura quando una realtà è ferma, perché non c'è nulla di più fermo di un morto. Devo dire che la Chiesa non è rimasta ferma, ha camminato, oggi la donna è riconosciuta anche nella Chiesa; nell'enciclica Mulieris dignitatem, che è stupenda, c'è la grandezza della missione della donna. Non esiste nessuna discriminazione, "non c'è più giudeo né greco, non c'è uomo né donna perché siamo uno in Cristo". Il papa nega che la donna sia discriminata nella via della santità e nella partecipazione alla vita della Chiesa, ha un ruolo specifico insostituibile, quella specie di profetismo particolare della donna nella sua femminilità e che trova l'espressione più alta nella Vergine Madre di Dio». Detto questo, il Concilio apre tanti orizzonti stupendi nella Chiesa e nella società, e per Giovanni Paolo II persino il futuro della nuova evangelizzazione è impossibile senza un rinnovato contributo della donna. È urgente dunque riconoscere non solo a parole ma nei fatti il ruolo proprio e insostituibile della donna, aprendo quindi anche spazi di partecipazione e responsabilità a tutti i livelli. La presenza della donna nella Chiesa deve anche augurarsi nei processi di elaborazione delle decisioni.
In definitiva si tratta di un cammino che realizza la preghiera del Padre nostro, dove ciascuno ogni prossimo è un fratello e sorella, e tutti siamo ugualmente figli dello stesso Padre.

Sergio Rotasperti

(da Testimoni, n. 7, 2011)

 

Ultima modifica Mercoledì 17 Agosto 2011 11:27
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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