Lunedì, 22 Dicembre 2014
Venerdì 01 Luglio 2011 19:39

Anch'io ho paura... di un futuro troppo carico di mistero (Sister Ishpriya)

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Una madre che veglia di notte il suo bimbo ammalato o il canto monastico dell'ufficio notturno possono entrambi farci crescere nell'intimità con Dio che è Sorgente e Mistero.


Iniziamo il nostro incontro con una preghiera in sanscrito, proveniente dalla tradizione hindu, che significa: Raccogliamoci insieme, facciamoci nutrire insieme, possa il nostro apprendere essere Pieno di splendore, amiamoci l'un l'altro.
Sono stata sorpresa e grata allo stesso tempo per l'invito che mi è stato rivolto ad essere presente in questa ispirata comunità di Camaldoli. Non essendo teologa né biblista, mi accosto al tema della vostra Consulta da un'altra prospettiva.
L'evangelo che ascoltiamo è la persona e la vita di Gesù Cristo.
Il messaggio che Gesù ci dona consiste per me nel fatto che ogni persona è importante e che nessuna è esclusa dall'amore di Dio. Cercando di vivere le sue scelte e i suoi valori di rispetto e di inclusività, abbiamo una via sicura per attingere alla Sorgente di ogni vita. Questo è davvero evangelo, lieta notizia.
Le riflessioni che vi offro saranno semplici, ma spero susciteranno alcune domande vitali che, nel contesto del nostro incontro, potrebbero passare inosservate perché ci disturbano.
Il titolo che ho scelto di dare alla mia riflessione proviene da alcune parole scritte cinquant'anni fa da Teilhard de Chardin: «Anch'io ho paura, come tutti i miei simili, di un futuro troppo radicalmente nuovo, troppo carico di mistero, verso il quale il tempo sta conducendoci».
Supportate dalla considerazione che Teilhard de Chardin godeva presso la comunità scientifica del suo tempo e all'interno della comunità gesuitica, queste parole hanno un timbro di autorevolezza. Egli scrutava con straordinaria chiarezza e benedetta umiltà quei tempi che ora stiamo vivendo. Il nostro tempo è davvero radicalmente nuovo e sovraccarico di mistero. Per la scienza come per la religione, il più grande mistero rimane ancora la Realtà ultima, la Sorgente di ogni vita, che noi simbolicamente chiamiamo Dio.
Il vostro Priore generale, nella lettera di indizione della Consulta, accennava proprio a questo: il bisogno urgente di ri-connetterci a questa Sorgente.
Milioni di persone hanno perduto il senso di questa connessione, e la sopravvivenza dell'umanità sembra dipendere dal ristabilimento di questa relazione. Non c'è tempo da sprecare in ginnastiche intellettuali o in eleganti argomentazioni. Il nostro mondo in pericolo ha bisogno di una chiara sapienza e della forza della vostra comune esperienza contemplativa, del vostro radicamento alla Sorgente.
Il tema del vostro ultimo Capitolo generale, “Diventare comunicazione”, deve avervi sicuramente condotto a comprendere che gli esseri umani sono disegnati come mirabili sistemi di comunicazione. Secondo sant'Ireneo abbiamo bisogno anzitutto di vedere chi siamo (che siamo comunicazione); occorre poi che diventiamo chi siamo (comunicazione). Con lo stesso processo dobbiamo anzitutto riconoscere che siamo evangelo e poi dobbiamo diventarlo per gli altri. Noi non ci limitiamo a trasmettere un messaggio, ma nella nostra carne siamo il messaggio.
La moderna ricerca scientifica ci ha aiutato a risvegliarci alla buona notizia della inter-connessione e dell'inclusività. Ciascuno degli esseri umani che hanno vissuto su questo pianeta è stato fisicamente e psicologicamente unico. Ciascuno di noi è un granellino di sabbia e tuttavia è questo granellino, e non un altro. La nostra unicità è bilanciata dalla nostra inter-connessione alla Sorgente.
Dalla decifrazione del codice DNA è innegabile che ogni vita viene dall'unica Sorgente, dal Mistero che chiamiamo Dio. Malgrado questa inoppugnabile evidenza, noi agiamo ancora come se alcune forme di vita o alcune specie fossero inferiori o irrilevanti per noi.
Aldilà della grande varietà di nomi con cui chiamiamo la Sorgente, essa è Una (l'Essere è Uno, ma il saggio lo chiama con molti nomi, dicono i Veda). La lieta notizia consiste nel fatto che, essendo tenuti in vita dalla Sorgente, non possiamo esserne mai disconnessi. Perdiamo il senso di questa connessione quando siamo inconsapevoli che il Mistero di Dio ci inabita. Il fine ultimo di ogni vita umana è l'esperienza intima di questa immanente Presenza.
Chiamiamo mistici coloro che sono consapevoli di questo Mistero immanente. Siamo così chiamati tutti a diventare mistici. Diventare mistici significa diventare vangelo, lieta notizia. Non è vocazione soltanto di alcuni, ma è l'unica vocazione umana espressa in tanti modi diversi quanti siamo. La vostra via è quella del celibato monastico mentre per altri saranno altre vie. Una madre che veglia di notte il suo bimbo ammalato o il canto monastico dell'ufficio notturno possono entrambi farci crescere nell'intimità con Dio che è Sorgente e Mistero.
Oggi, purtroppo, l'autenticità di questa vocazione comune è messa a repentaglio da molte parti. Le nostre società sono pervase da un'atmosfera di dubbio e di rifiuto. La messa in ridicolo pubblica della «delusione» nei confronti di alcuni credenti ha provocato la crisi di fede per moltissimi. Si è perduto il senso di contatto con la Sorgente, e questa situazione critica ha condotto un teologo come Karl Rahner ad esclamare: «Il futuro del cristianesimo o sarà mistico o non sarà». Si potrebbe ampliare questa affermazione e dire: in futuro i monaci saranno mistici o non saranno. È un pensiero interessante e che ci sfida.
Usando la nozione di futuro, Rahner rivela un secondo motivo del senso di questo contatto con la Sorgente che abbiamo perduto. Cent'anni fa i fisici avevano già dimostrato che non c'è alcun tempo assoluto. L'esperienza del tempo è relativa, così che non è prevedibile alcun futuro. Futuro è semplicemente un'etichetta attaccata dalla nostra immaginazione ad un periodo di cambiamento che non è attuale e non esisterà mai. Tutto ciò che c'è è ora, ma pur avendolo compreso continuiamo a posticipare la vita e i compiti dell'Ora in un futuro non-esistente.
Riconnetterci alla Sorgente divina, al Mistero oltre lo spazio e il tempo, significa riconnetterci con l’Atemporale. I fisici teorizzano e ricercano la possibilità che il tempo che sperimentiamo sia composto di entità più sottili che fino ad ora non siamo riusciti ad identificare. Quando ci riusciremo - affermano - potremo descrivere l'Universo in termini di Atemporalità, compiendo così un passo ulteriore verso la rivelazione del Mistero ultimo.
Noi accogliamo con gioia queste scoperte della ricerca scientifica, ma siamo molto meno disposti a dare retta ai loro ammonimenti sugli effetti disastrosi del nostro abuso del pianeta. Da decenni i fisici ci stanno mettendo in guardia che dobbiamo cambiare radicalmente le nostre abitudini e i nostri comportamenti, altrimenti la vita della terra, fra quaranta o cinquant'anni, non sarà più sostenibile. Apprezziamo le poche iniziative prese a livello globale, che hanno lo scopo di provocare cambiamenti radicali, ma, per quanto siano genuine e importanti, sono troppo poche e forse avvengono troppo tardi.
Abbiamo perso anche il senso di meraviglia nei confronti delle ricchezze abbondanti e della varietà di vita sulla terra. Ci siamo talmente abituati alle meraviglie delle esplorazioni nello spazio che non ammutoliamo più di fronte alla rivelazione del mistero immenso. Questi prodigi non sollevano più le domande perenni: da dove? verso dove? perché viaggiamo nello spazio/tempo?...
Dovremmo ancora imparare ad ascoltare le risposte che giacciono in noi.
Sebbene termini quali: buchi neri, energia oscura o nulla cosmico siano diventati parte del linguaggio quotidiano, i nostri modi di pensare cambiano molto lentamente. Gli amici oblati qui presenti, che sono genitori o nonni, hanno un grande vantaggio rispetto a noi: vedono accanto a loro bambini la cui comprensione del cosmo, dell'umanità, della Realtà ultima e di se stessi cresce secondo prospettive che per noi sono radicalmente nuove.
Tutto il clima sociale contemporaneo dell'Occidente contribuisce a questa perdita del senso di connessione con la Sorgente. Gli effetti dell'emergere della mega-storia, per esempio. Che cosa accade quando la storia umana è considerata sullo sfondo dei miliardi di anni della storia cosmica? A confronto con queste dimensioni, i cinque mila anni dell'apparizione delle più importanti religioni mondiali sembrano «meno di una veglia nella notte». La loro comparsa coincise con lo sviluppo dei sistemi di scrittura, e tutte le tradizioni si condensarono nelle rispettive Scritture Sacre.
Ora viviamo nell'era della comunicazione elettronica che pone in discussione la continuità dell'autorità dei testi scritti in questione. Chiedete alla generazione degli I-phone, I-tune o You-tube (o di qualsiasi altra novità che comparirà nei prossimi mesi) che fiducia ripongono in questi libri antichi, con i loro linguaggi e simboli per loro oramai indecifrabili... Ci sono poste domande radicalmente nuove!
L'universo sta espandendosi, ma per la società umana il pianeta terra sta contraendosi. Non possiamo più trovare luoghi in cui nasconderci da culture e tradizioni sconosciute. Il contatto pratico/efficiente nelle nostre società sempre più pluriformi si fa più esigente. Il contatto istantaneo e simultaneo attraverso i media ci imprigiona nella comunicazione costante. Senza la solitudine e il silenzio, vitale e necessario agli esseri umani, scompare rapidamente ogni senso di contatto con la Sorgente. L'impollinazione incrociata di diverse tradizioni di fede può arricchire la vita spirituale o indebolire la nostra fiducia nell'esistenza della Sorgente. In questo caso l'arricchimento dipende dalla nostra sincerità e del rispetto nei confronti dell' altro.
Nulla può separarci da Dio, nostra Sorgente di vita. Siamo tuttavia ben consapevoli dei molteplici influssi che indeboliscono o dissolvono il nostro senso di connessione, lasciandoci nella confusione e nella rinuncia.
L'umanità vive in un momento critico. Abbiamo usato i doni dell'intelligenza e dell'inventiva per creare armi di distruzione di massa. Siamo diventati vittime di un'avidità cancerosa, e ci siamo imprigionati noi stessi nella paura e nella violenza. Solo un ritorno alla Sorgente può salvarci, e la lieta notizia di Cristo è una via chiara e sicura.
 
Colui che vede la varietà e non vede l'unità vaga di morte in morte.
(KATHA UPANISHAD)

Questa frase delle scritture hindu esprime in modo sintetico la sfida urgente odierna, costituita dalla crescente pluriformità della nostra società occidentale. L'affermazione, scritta all'interno di una tradizione che considera gli esseri umani imprigionati in un ciclo continuo di morte e di rinascita, rileva che la liberazione è raggiunta soltanto quando abbiamo riconosciuto la Sorgente unica sotto stante la diversità delle persone e, anzi, di tutta la creazione. L'insensata violenza, scatenata dall'umanità contemporanea, è una indicazione sicura che abbiamo perduto la capacità di questo riconoscimento.

Possiamo intendere il salto quantico, che la situazione odierna ci sollecita di fare subito, negli stessi termini dell'ammonimento della Katha Upanishad? che dobbiamo cioè sviluppare la nostra capacità «naturale», dataci da Dio, di cogliere insieme, consapevolmente, la diversità e l'unità? Coscienti di essere nello stesso tempo distinti e uniti in Dio? Una connessione senza che vi sia separazione? Quale che sia l'esito di questa sfida, il salto implica un rischio. Forse, le tradizioni spirituali orientali sono più preparate a condurre la società a questo nuovo livello di coscienza.
Durante gli ultimi decenni, un numero impressionante di cristiani e post-cristiani hanno cercato questo tipo di guida e di rassicurazione nelle religioni orientali. Vale la pena di dare un rapido sguardo su che cosa questi cercatori possono aver trovato.

Il modello hindu classico della coscienza umana delinea quattro livelli fondamentali: veglia; sonno con sogni; sonno senza sogni; esperienza del senza-nome. Questi stadi rappresentano il livello della nostra sensibilità rispetto alla Realtà ultima. Essere svegli, nelle nostre vite quotidiane indaffarate, significa essere meno consapevoli di questa Realtà, in quanto prevalentemente preoccupati degli eventi esterni.
Nei momenti di riflessione raggiungiamo un secondo livello, ma dipendiamo ancora dai simboli, dal linguaggio e dalle immagini all'opera nella nostra psiche: è il sonno con sogni.
Quando, con la pratica della meditazione/contemplazione, sperimentiamo uno stato di quiete interiore indisturbato (tacitamento delle funzioni psicologiche e intuitive), siamo più ricettivi all'esperienza del reale: è il sonno senza sogni. C'è però una discontinuità fra questo e il quarto livello di coscienza senza-nomi. L'entrata in questa dimensione è puro dono. In questo silenzio dinamico, al centro dell'Essere, incontriamo sia Dio quale mistero e sorgente di Vita, sia il nostro vero spirito o Sé. È il compimento della libertà.
Il buddismo ha esercitato una forte attrazione su molte persone del mondo occidentale. Anch'esso sottolinea e offre una guida esplicita nelle pratiche di meditazione, specialmente per quanto riguarda l'attenzione e la consapevolezza. A motivo della sua esplorazione non dogmatica della realtà e del suo insegnamento sulla impermanenza e il non-io, ha esercitato un fascino e una certa influenza sui giovani occidentali. Si può aggiungere che questa tradizione si trova «a casa» con le scoperte delle scienze fisiche contemporanee.
La nostra eredità universale, che proviene da tutte le tradizioni religiose, ha creato un'apertura e sta provocando l'emersione di una spiritualità in cui entra in gioco sia quanto è locale che quanto è globale, sia quanto è unico che quanto è interconnesso.
I nostri gesti, i nostri linguaggi e i nostri rituali devono iniziare ad intonarsi a questo mutamento, a questa presa di coscienza della interconnessione di tutte le cose, così come alla percezione di chi siamo noi e la Realtà divina in noi e attorno a noi. Per assimilare questi cambiamenti ci vuole tempo, ci viene chiesto un lavoro costante. È un processo che inizia con un salto in avanti coraggioso e fiducioso, nella consapevolezza.
Ci troviamo di nuovo di fronte ad un salto quantico. Riusciremo a comprendere che la nostra terra è un pianeta senza frontiere, in cui tutte le barriere e le divisioni sono edificate dalla nostra avidità e dalla nostra paura? Sapremo considerare la terra un luogo in cui ciascuno può sentirsi a casa ovunque, con sincero rispetto e in modo inclusivo? Possiamo accogliere il fatto che siamo tutti nati per essere mistici nello spazio/tempo? Riconosciamo che la Sorgente, che è Mistero, fluisce da dentro di noi e ci riconduce all'unica realtà? Percepiamo che la vita è più di quanto osiamo sperare o immaginare?
Queste sono alcune domande che mi pongo e vi pongo, non sono le risposte. Sono alcune degli interrogativi urgenti di cui vi sono grata che mi avete permesso di sollevare, e ai quali dobbiamo rispondere singolarmente e insieme.
Esiste solo l’adesso. Sia che abbiamo trenta o novant'anni, stiamo tutti nello stesso momento storico, per cui le scelte di tutti noi, qualunque sia la nostra età, influiscono su tutti gli altri. Questa è la verità della nostra condizione globale, che non dovremmo dimenticare.
Vi ringrazio ancora di cuore per il vostro ascolto attento e ospitale.

Sister Ishpriya *

* Religiosa del Sacro Cuore di Gesù, anima una comunità austriaca di carattere inter-religioso Die Quelle. L’articolo ripresenta la relazione tenuta a Camaldoli il 2 ottobre 2008, in occasione della Consulta della Congregazione camaldolese dell’Ordine di san Benedetto.
La traduzione dall’inglese del testo, rivisto dall’autrice, è di Ivan Nicoletto.

(da Vita Monastica, n. 243, luglio-dicembre 2009)

 

Ultima modifica Mercoledì 27 Marzo 2013 11:53
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input